Politica

Scuola, «bisogna ragionare sui risultati PISA»

Se da un lato l’indagine ha confermato che gli studenti del nostro cantone sono nella media a livello nazionale, a preoccupare è l’evoluzione dell’ultimo decennio - Cotti e Piezzi chiedono lumi al Governo
©Gabriele Putzu
Giona Carcano
22.09.2026 06:00

«I risultati dell’indagine PISA 2025 restituiscono per il Ticino un quadro in chiaroscuro». Se da un lato i quindicenni ticinesi non si discostano in modo statisticamente significativo dai coetanei svizzeri nelle scienze, nella lettura e in matematica, e il Cantone continua a occupare una posizione positiva nel confronto internazionale, dall’altro l’evoluzione dell’ultimo decennio solleva interrogativi politici e scolastici.

A evidenziarlo è un’interrogazione di Giuseppe Cotti (Centro) e Aron Piezzi (PLR), che invitano il Consiglio di Stato a una riflessione complessiva sulle priorità della scuola ticinese. Il dato più significativo, secondo i due deputati, è il calo registrato tra il 2015 e il 2025 in tutti e tre gli ambiti valutati. La flessione si è accentuata soprattutto tra il 2022 e il 2025 e, in questo periodo, è risultata più marcata in Ticino rispetto alla media svizzera. A preoccupare sono soprattutto le competenze di base. Nel 2025 il 27,2% dei quindicenni ticinesi non ha raggiunto il livello 2 in lettura, considerato da PISA la soglia minima per affrontare le sfide della vita quotidiana.

Ricercare le cause

Nell’interrogazione, viene quindi richiamata la prudenza suggerita dal rapporto CIRSE nell’interpretare i risultati. «La composizione del campione è cambiata, ma secondo gli stessi autori queste variazioni non bastano a spiegare l’ampiezza del calo». Le cause, sostengono i deputati, dovranno quindi essere ricercate anche in altri fattori del sistema educativo. Da qui nasce la questione delle priorità. «Negli ultimi anni alla scuola sono stati affidati compiti sempre più numerosi: digitalizzazione, inclusione, sostenibilità, cittadinanza, prevenzione e, più recentemente, gestione delle sfide poste dall’intelligenza artificiale», si legge. Obiettivi ritenuti importanti, ma che non dovrebbero oscurare la missione fondamentale dell’istituzione scolastica: garantire a ogni giovane la capacità di leggere e comprendere, scrivere, ragionare. «Non si tratta di tornare indietro. Si tratta forse di tornare all’essenza».

Anche il capitolo del digitale, secondo i deputati, va approfondito. Il risultato medio ticinese è infatti significativamente inferiore a quello svizzero.

Assicurare le competenze

L’interrogazione chiede quindi al Consiglio di Stato quali obiettivi intenda fissare per invertire la tendenza, quali cause intenda approfondire e se il DECS sia disposto a valutare sistematicamente riforme, programmi, metodologie e progetti introdotti negli ultimi anni. L’obiettivo, concludono Cotti e Piezzi, non è tornare alla scuola del passato, ma verificare con evidenze ciò che funziona, correggere ciò che non produce risultati e riportare al centro la missione essenziale della scuola: assicurare competenze fondamentali, sostenendo al tempo stesso gli allievi in difficoltà e quelli più dotati.