Il caso

Se i turisti cinesi «infastidiscono» il Giappone

Gli abitanti di Tyoto attribuiscono ai visitatori cinesi i problemi dell'overtourism anche se le cifre dicono il contrario – Dietro alle lamentele pesano però le tensioni sempre più evidenti tra i due Paesi orientali
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Red. Online
16.08.2026 06:00

«Un’invasione di turisti cinesi a Kyoto»: è solo l’ultima manifestazione tangibile, in ordine di tempo, delle tensioni tra Pechino e Tokyo. Sebbene gli attriti tra le due superpotenze orientali non si siano mai stati del tutto sopiti, in queste ultime settimane sembra che il clima si stia facendo più caldo. In particolare, sotto i riflettori della cronaca internazionale sono finiti i malumori dei cittadini giapponesi, insofferenti nei confronti dei turisti cinesi che, a loro dire, «invaderebbero» le città nipponiche. Una su tutte: Kyoto.

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Turisti accalcati

Le iconiche stradine dell’antica capitale giapponese sono una delle mete preferite del turismo, tra le più suggestive e più fotografate dai visitatori che finiscono per accalcarsi tra piante di ciliegio, templi e piccole abitazioni. Visitatori, ben inteso, provenienti da ogni angolo del mondo, Occidente incluso. Peccato però che a far storcere il naso ai residenti, sia in particolare la presenza di turisti cinesi che vengono indicati come «i principali responsabili del sovraffollamento a Kyoto». E peccato anche che, cifre alla mano, i dati dicano effettivamente il contrario: il numero dei turisti in visita dal Paese del Dragone a quello del Sol Levante negli ultimi mesi è drasticamente calato, come riporta l’ANSA. A pesare è invece proprio l’inasprimento delle relazioni tra la due nazioni.

Giù del 60%

A riportare del malcontento è un rapporto dell'Ente per il turismo della città di Kyoto, secondo il quale molti residenti attribuiscono ai gruppi di turisti cinesi la colpa del traffico pedonale, dei prezzi alberghieri in aumento e della congestione dei mezzi pubblici. Il tutto, come detto, nonostante il calo effettivo delle presenze cinesi. I pernottamenti di visitatori provenienti dal Paese del Dragone, dopo essere saliti dell'8,8% nel 2025, sono diminuiti quest'anno di circa il 60% su base annua, portando la quota cinese al di sotto del 10% dei turisti stranieri in città. Non solo. A livello nazionale gli arrivi dalla Cina sono crollati di oltre il 56% nel primo semestre, con una spesa conseguentemente in calo del 48,8%. La ragione? A metà novembre Pechino aveva invitato i propri cittadini a evitare il Giappone come meta turistica. Un appello che aveva fatto seguito alle dichiarazioni della premier nipponica Sanae Takaichi, che aveva ipotizzato una possibile risposta militare giapponese in caso di attacco cinese a Taiwan. Da qui la scintilla che ha riacceso la miccia delle tensioni tra i due Stati.

Frizioni continue

Ma non si tratta solo della percezione di un overtourism nelle strette viuzze di Kyoto. Gli analisti e gli esperti del settore turistico mettono l’accento infatti anche sulla copertura mediatica quasi quotidiana che insiste sulle frizioni diplomatiche tra Cina e Giappone. Una tendenza che «ha amplificato pregiudizi e stereotipi, alimentando un'ostilità verso i cinesi», peraltro «non giustificata dai numeri». Nel mentre, calo dei visitatori cinesi è stato in gran parte compensato dall’aumento di arrivi da Corea del Sud, Taiwan e Stati Uniti, un fenomeno favorito anche dallo yen debole.

Crisi di sovraffollamento

Eppure, in Giappone, la percezione di affollamento continua a rimanere forte: alcune zone come Kiyomizuzaka e Nishiki Market restano gremite di turisti internazionali, mentre altre, come Hanamikoji, risultano più tranquille. Per gli osservatori, il calo di visitatori cinesi non risolverà di certo la crisi di sovraffollamento della città e, dall’altro lato, nemmeno comprometterà in modo decisivo l'obiettivo di Tokyo di raggiungere i 60 milioni di visitatori entro il 2030. A inizio estate le autorità nipponiche avevano per altro annunciato un netto inasprimento del costo dei visti d'ingresso nel Paese, che è stato quintuplicato.