Se il caldo è così «crudele» da necessitare un nuovo nome

Un'ondata di caldo record così violenta da necessitare la creazione di nuovo nome. Sembra quasi una battuta o un'esagerazione ma in realtà è proprio quello che è accaduto in questi giorni in Giappone. Il Paese è stretto senza tregua da una settimana nella morsa del caldo umido, con temperature che hanno raggiunto i 37 gradi a Tokyo e picchi di 40 in altre città, causando disagi alla popolazione, soprattutto nelle aree fortemente urbanizzate. Tanto che da qualche giorno si parla di kokushobi, tradotto come «giornata di caldo crudele» o «insopportabile», termine appositamente coniato e usato per la prima volta questa settimana, proprio a fronte del clima torrido.
Una parola chiave
Le autorità nipponiche hanno infatti deciso di affrontare il problema dandogli un nome, come riferito dal New York Times. Un nome nuovo che vuole aiutare la popolazione a capire e identificare - grazie a una sola parola chiave - quando ci si trova di fronte a episodi di caldo pericoloso per la salute, al di là dell'uso di numeri, gradi e percentuali che possono creare confusione o differenti interpretazioni. L'idea è partita già all'inizio dell'anno con un sondaggio pubblico, indetto dall'Agenzia meteorologica giapponese, per scegliere il termine che indicasse «una giornata con temperature pari o superiori a 40 gradi Celsius» e che segnalasse quindi anche la necessità di prendere le dovute precauzioni sul piano sanitario. Ed ecco l'istituzione dello kokushobi. Il termine è stato utilizzato per la prima volta questo martedì, quando tre città nella parte centrale del Paese hanno raggiunto temperature di 40 gradi segnando un nuovo record per il 2026.

Allerte e sensibilizzazione
Caldo torrido, unito a un'elevata percentuale di umidità. Un fenomeno che, come detto, sta mettendo a dura prova a popolazione giapponese. Le autorità sono infatti corse subito ai ripari: negli ultimi giorni sono state emesse diverse allerte per sensibilizzare i cittadini sul rischio dei colpi di calore e non sono mancati nemmeno gli inviti a prendere le dovute precauzioni e tutti gli accorgimenti del caso, come rimanere a casa, bere molto e stare al fresco. Si prevede infatti che nei prossimi giorni ci si trovi di fronte a un nuovo episodio di kokushobi con le temperature dovrebbero raggiungere nuovamente o addirittura superare i 40 gradi in diverse zone del Paese. Basti pensare che lo scorso anno ben 30 località nipponiche avevano registrato temperature di almeno 40 gradi, con un picco di 41,8 gradi registrato a Isesaki, città a nord di Tokyo.
Emergenza colpi di calore
Già la scorsa estate il Paese ha dovuto far fronte a ondate di calore che hanno creato non poche difficoltà, facendo registrare anche il numero record di colpi di calore. Si tratta di una condizione patologica, legata al caldo intenso e allo stress termico, che si verifica quando la temperatura corporea si innalza superando i 40 gradi (ipertermia) a seguito del fallimento del sistema di termoregolazione, ovvero quando il corpo perde la sua naturale capacità di raffreddarsi disperdendo il calore e il cuore viene messo sotto eccessiva pressione. I sintomi possono includere tachicardia, vertigini e svenimento, nausea, respiro affannoso e forte confusione. La scorsa estate in Giappone, i soccorritori hanno dovuto farsi carico di 100 mila casi nel periodo che va da maggio a settembre. «Si tratta il numero più alto da quando l'Agenzia per la gestione degli incendi e dei disastri ha iniziato a raccogliere dati nel 2008», rileva il NYT.
Barbecue e patate dolci
Non solo il Giappone: negli ultimi anni, infatti, anche i media in lingua cinese hanno studiato e coniato diverse espressioni per descrivere il torrido caldo estivo sbizzarrendosi con varie immagini più o meno evocative. A Taiwan i giornali hanno descritto il clima estivo come «una sauna dove le persone cuocevano come patate dolci». Mentre le autorità sanitarie di Shenzhen, città sulla costa meridionale della Cina, hanno pubblicato un post sui social media dove scrivevano che le temperature all'inizio di luglio avevano raggiunto livelli da «barbecue». Un modo, forse, per alleggerire un po' quella che in realtà si manifesta a tutti gli effetti come un'emergenza sanitaria: durante quel periodo, annota sempre il NYT, oltre sessanta persone hanno avuto bisogno di assistenza medica a causa di colpi di calore, due delle quali sono decedute.
