Se l'IA «ha fame» di inquinanti eterni

Non bastava la paura che l'Intelligenza artificiale «fuori controllo» prenda il completo controllo di Internet e nemmeno il timore che gli agenti IA ci portino addirittura verso «la distruzione dell'umanità». L'impatto degli enormi data center, usati per far funzionare i sistemi dell'IA, ha anche un costo ambientale non indifferente. Per soddisfare le esigenze tecniche di questi data center è infatti necessario impiegare alcune tra le sostanze più inquinanti per l'ambiente e più dannose per la salute: i PFAS.
La fame dei data center
I grandi produttori di queste sostanze chimiche persistenti, si legge in un'analisi condotta dal Guardian, prevedono infatti di dover incrementare, e di molto, la loro lavorazione proprio per rispondere alla sempre maggiore richiesta da parte dei data center necessari a far funzionare gli agenti dell'Intelligenza artificiale. In tal senso, si legge, si sta osservando una nuova spinta nella produzione di questi composti chimici a causa della «fame» in continua crescita nel settore dell'IA. E tutto questo nonostante la maggiore attenzione mostrata dalle autorità sanitarie e dall'opinione pubblica sugli effetti nefasti dei PFAS. A pesare sulla bilancia della produttività sono le proprietà dei composti chimici che giocano un ruolo fondamentale per chi gestisce i grossi sistemi informatici. Sono utilissimi infatti per produrre i semiconduttori ma anche molto efficaci «nei sistemi di raffreddamento di nuova generazione per i data center». Un bel grattacapo se si pensa al fatto che i Paesi dell'Unione europea, come anche gli Stati Uniti, abbiano già mosso i primi passi per limitarne l'uso.
Investimenti milionari
E la situazione futura potrebbe non essere così rosea, anzi. Secondo un'esperta sentita dal quotidiano britannico, «i piani di espansione di queste aziende dimostrano che, a meno che Governi e autorità di regolamentazione non insistano su una rapida eliminazione graduale, ci troveremo di fronte a una nuova ondata di sostanze chimiche persistenti». Secondo i dati raccolti dall'analisi, quasi tutti i maggiori produttori di PFAS con stabilimenti industriali in Europa, Asia e Nord America «hanno in programma di aumentare la propria produzione». E, questo, a suon di investimenti milionari in un settore - quello dell'IA - che non sembra volere fermare la sua corsa.
Il rischio nascosto
Questi composti chimici, come detto, rivestono un ruolo cruciale nel processo di fabbricazione dei semiconduttori e anche come «fluidi di raffreddamento» per i data center. Basti pensare che, in quest'ultimo ambito, sono indicati «come le sostanze più efficienti in termini di consumo idrico ed energetico». Spiegato a livello tecnico, nei sistemi di raffreddamento a immersione bifase, «i server vengono immersi in una vasca di fluido PFAS a basso punto di ebollizione. Quando l'hardware si surriscalda, il fluido bolle, assorbendo calore sotto forma di vapore. Questo sale verso una serpentina di condensazione raffreddata ad acqua nella parte superiore della vasca, si raffredda nuovamente tornando allo stato liquido per rientrare a far parte del ciclo». Eppure, il monito degli analisti resta. Gli esperti hanno infatti avvertito che i PFAS, in ogni caso, «rappresentavano il rischio nascosto del boom dell'IA».
