Il caso

Se l'IA «ha fame» di inquinanti eterni

I data center necessari per tenere in piedi i sistemi dell'Intelligenza artificiale hanno sempre più bisogno dei PFAS, sostanze chimiche non biodegradabili, dannose per salute e ambiente – Un nuovo boom trainato dalla domanda di componenti quali i semiconduttori e i sistemi di raffreddamento di nuova generazione
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Irene Solari
06.10.2026 06:00

Non bastava la paura che l'Intelligenza artificiale «fuori controllo» prenda il completo controllo di Internet e nemmeno il timore che gli agenti IA ci portino addirittura verso «la distruzione dell'umanità». L'impatto degli enormi data center, usati per far funzionare i sistemi dell'IA, ha anche un costo ambientale non indifferente. Per soddisfare le esigenze tecniche di questi data center è infatti necessario impiegare alcune tra le sostanze più inquinanti per l'ambiente e più dannose per la salute: i PFAS.

Cosa sono i PFAS e perché sono dannosi? I PFAS (la sigla sta per sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono una «grande famiglia» formata da oltre 10 mila composti chimici di sintesi creati dall'uomo, conosciuti per non degradarsi quasi mai e, per questo, definiti «sostanze chimiche eterne» o inquinanti eterni (in inglese vengono chiamati forever chemicals). I PFAS si trovano sottoforma di prodotti chimici industriali sintetici, utilizzati su larga scala sin dagli anni Settanta, come spiega l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) sul suo portale. Diversi composti sono antimacchia, liporepellenti e idrorepellenti come pure estremamente stabili dal punto di vista termico e chimico. Queste proprietà risultano vantaggiose e utili in un gran numero di processi ma, al contempo, presentano rischi per l’ambiente e per la salute delle persone. I PFAS non sono infatti biodegradabili e si accumulano nel corpo umano, negli organismi, negli animali, nei sedimenti e nelle piante, risalendo la catena alimentare. Alcuni di questi composti, come l’acido perfluorottano sulfonato (PFOS) e l’acido perfluorottanoico (PFOA) sono inoltre noti per gli effetti dannosi che hanno sulla salute degli esseri umani.

La fame dei data center

I grandi produttori di queste sostanze chimiche persistenti, si legge in un'analisi condotta dal Guardian, prevedono infatti di dover incrementare, e di molto, la loro lavorazione proprio per rispondere alla sempre maggiore richiesta da parte dei data center necessari a far funzionare gli agenti dell'Intelligenza artificiale. In tal senso, si legge, si sta osservando una nuova spinta nella produzione di questi composti chimici a causa della «fame» in continua crescita nel settore dell'IA. E tutto questo nonostante la maggiore attenzione mostrata dalle autorità sanitarie e dall'opinione pubblica sugli effetti nefasti dei PFAS. A pesare sulla bilancia della produttività sono le proprietà dei composti chimici che giocano un ruolo fondamentale per chi gestisce i grossi sistemi informatici. Sono utilissimi infatti per produrre i semiconduttori ma anche molto efficaci «nei sistemi di raffreddamento di nuova generazione per i data center». Un bel grattacapo se si pensa al fatto che i Paesi dell'Unione europea, come anche gli Stati Uniti, abbiano già mosso i primi passi per limitarne l'uso.

Investimenti milionari

E la situazione futura potrebbe non essere così rosea, anzi. Secondo un'esperta sentita dal quotidiano britannico, «i piani di espansione di queste aziende dimostrano che, a meno che Governi e autorità di regolamentazione non insistano su una rapida eliminazione graduale, ci troveremo di fronte a una nuova ondata di sostanze chimiche persistenti». Secondo i dati raccolti dall'analisi, quasi tutti i maggiori produttori di PFAS con stabilimenti industriali in Europa, Asia e Nord America «hanno in programma di aumentare la propria produzione». E, questo, a suon di investimenti milionari in un settore - quello dell'IA - che non sembra volere fermare la sua corsa.

Il rischio nascosto

Questi composti chimici, come detto, rivestono un ruolo cruciale nel processo di fabbricazione dei semiconduttori e anche come «fluidi di raffreddamento» per i data center. Basti pensare che, in quest'ultimo ambito, sono indicati «come le sostanze più efficienti in termini di consumo idrico ed energetico». Spiegato a livello tecnico, nei sistemi di raffreddamento a immersione bifase, «i server vengono immersi in una vasca di fluido PFAS a basso punto di ebollizione. Quando l'hardware si surriscalda, il fluido bolle, assorbendo calore sotto forma di vapore. Questo sale verso una serpentina di condensazione raffreddata ad acqua nella parte superiore della vasca, si raffredda nuovamente tornando allo stato liquido per rientrare a far parte del ciclo». Eppure, il monito degli analisti resta. Gli esperti hanno infatti avvertito che i PFAS, in ogni caso, «rappresentavano il rischio nascosto del boom dell'IA».

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