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«Se sei povero non puoi avere niente»: chi sono i maranza di Milano

Tra i fermati degli scontri di Milano anche ragazzini di 11 anni – Chi sono? «Spaccare significa protestare contro lo Stato che non ci vede»
©MATTEO CORNER
Red. Online
19.10.2026 12:00

Un papà, in via Torino, si gira verso il figlio vestito di nero e gli rifila un calcio nel sedere: «Dove caz.. eri? Cosa hai combinato?». Poco più in là, dalle vetrine sfondate di un minimarket, esce di corsa un ragazzo con il passamontagna: in mano due torte gelato, una azzurra e una rosa, e una confezione di Kinder. Gli amici lo abbracciano, poi scappano tutti. Sono alcune delle scene raccontate dal Corriere della Sera, che in un reportage prova a dare un volto ai protagonisti di due giorni di guerriglia nel centro di Milano. Un volto spesso giovanissimo.

Fermati anche a 11 anni

Tutto è cominciato sabato 17 ottobre, quando la manifestazione «Italia in piazza» contro il carovita è degenerata in scontri in piazza Duomo e nelle vie limitrofe. Domenica, dopo un nuovo tam tam sui social, gruppi di ragazzi incappucciati sono tornati in centro: vetrine sfondate, negozi saccheggiati, lanci di sassi, bottiglie e bombe carta contro le forze dell'ordine, che hanno risposto con idranti e lacrimogeni.

Secondo il Corriere, degli oltre 220 ragazzi portati in questura, l'80% è minorenne: 12, 13 anni, persino 11. A Brera, a sera, il cronista ha visto un bambino che non sembrava avere più di dieci anni, con in testa un casco verde rubato da uno scooter in sharing e un tubo di metallo in mano, guidare la carica di una decina di ragazzi che nemmeno conosceva.

«Non spacchiamo niente»

T. e Y., 13 anni ciascuno, si ritrovano davanti al Duomo poco dopo le tre del pomeriggio. Erano lì anche sabato. Arrivano dal Corvetto e dalla Barona, quartieri della periferia milanese; hanno visto i video su Instagram e si sono precipitati in centro, scrive sempre il Corsera. Hanno scaldacollo e balaclava, i passamontagna dei trapper nei videoclip, pronti a calarli sul viso. «Non siete sbirri, vero?», chiedono. Che cosa ci fanno lì? «Siamo qui per protestare. Tutti protestano. Ma noi non spacchiamo niente. Però non vogliamo gli sbirri». Poi, appena arrivano i fischi dall'altro lato della piazza, segnale che sta succedendo qualcosa, spariscono di corsa.

Una protesta che nessuno riesce a decifrare

Per il Corriere, Milano si è scoperta epicentro di una protesta «che ancora nessuno riesce a decifrare», perché nessuna definizione tiene insieme vite tanto diverse. Ci sono i cosiddetti «maranza», ragazzi di seconda e terza generazione, quelli, scrive il quotidiano, «delle collanine e dei telefonini rubati nelle notti della movida». Italiani, ragazzi dell'Est, nordafricani. C'è chi rivendica una condizione che, osserva Giuzzi, è spesso più economica che etnica: «Perché se sei povero non puoi avere niente».

E poi ci sono gli altri: non poveri, non immigrati, non emarginati. Giovanissimi che vivono la piazza come un videogioco: lanciano bottiglie contro la polizia e scappano, poi si filmano, si abbracciano «come in GTA» e postano tutto sui social. «Né destra né sinistra», arrivano dalla provincia lombarda: Treviglio, Cernusco, Saronno, Lomazzo. A Milano per il weekend, davanti a vetrine di negozi in cui non possono permettersi di entrare, fino all'ultimo treno delle Ferrovie Nord che li riporta a casa. «Spaccare significa protestare contro lo Stato che non ci vede, per tutti siamo invisibili», dice uno di loro. E domani? «No, domani ho scuola».

Il bilancio e la politica

Secondo il bilancio più aggiornato diffuso dalle autorità e ripreso dai media italiani, sui 271 accompagnati in questura nei due giorni, 32 sono stati arrestati, 23 dei quali minorenni. Per 174 persone è scattato il fermo di prevenzione introdotto dal decreto sicurezza del 2026. La Procura di Milano ha chiesto il carcere per undici maggiorenni, indagati per devastazione e resistenza aggravata. Solo sabato, oltre cento agenti e carabinieri erano rimasti contusi, alcuni colpiti alla testa da sampietrini. Ai negozianti, la sola giornata di sabato è costata oltre mezzo milione di euro di danni.

I disordini hanno acceso anche la polemica politica. Il sindaco Beppe Sala ha lamentato la presenza di troppo pochi agenti, e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi gli ha replicato dandogli del «radical chic». Intanto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato per oggi una riunione sull'ordine pubblico a Palazzo Chigi.

A due passi dal Ticino

Le immagini arrivano da una città che per molti ticinesi è una meta abituale, a meno di un'ora di treno dal confine. E alcune delle località da cui, secondo il Corriere, partono questi ragazzi – come Lomazzo e Saronno – si trovano lungo le linee delle Ferrovie Nord verso Como, a poche decine di chilometri dalla frontiera.

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