Sergio Ermotti: «Tollerabile la proposta di un compromesso sul capitale proprio»

La proposta di compromesso attualmente in discussione al Consiglio degli Stati in merito al capitale proprio di UBS è «tollerabile». Lo ha detto il CEO della grande banca Sergio Ermotti in un'intervista pubblicata in serata dalla «Neue Zürcher Zeitung», in cui inoltre critica duramente le autorità per il collasso di Credit Suisse.
La proposta elaborata dalla Commissione dell'economia e dei tributi degli Stati (CET-S) prevede una copertura delle filiali estere di UBS per il 50% con capitale di base di prima classe (CET1) e per il 50% con obbligazioni AT1 (Additional Tier 1). Il Consiglio federale auspica invece una copertura del 100% con CET1, mentre una forte minoranza della commissione vorrebbe fermarsi al 90%. Il dibattito alla Camera dei cantoni si è tenuto giovedì scorso e proseguirà mercoledì prossimo con l'intervento della ministra delle finanze Karin Keller-Sutter e i voti.
Ermotti, sulla falsariga di quanto dichiarato qualche giorno fa dal presidente del Consiglio di amministrazione di UBS Colm Kelleher, ritiene che la soluzione emersa in commissione sia tutto sommato gestibile. Invece, quella del governo costerebbe circa 3 miliardi di dollari all'anno e quella della minoranza sarebbe altrettanto onerosa. «Possiamo convivere con un occhio nero, ma due occhi neri e un naso rotto sono troppo», ha commentato il manager ticinese.
Il dirigente di lunga data ha poi attaccato le autorità per il caso Credit Suisse, accusandole di non aver alcun interesse a garantire che si traggano delle vere lezioni da questa crisi. Ermotti ha ad esempio evidenziato le ampie concessioni fatte all'ex concorrente da parte della FINMA (l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari). Anche la Banca nazionale svizzera (BNS), a suo dire, ha per anni ignorato i problemi. Esse sono quindi «certamente in parte responsabili» di quanto accaduto all'istituto.
Riguardo al suo futuro, Ermotti ha assicurato che le dimissioni non sono attualmente un tema. «Ciò che è fondamentale per me e per il Consiglio di amministrazione non è quando me ne andrò, ma quanto sarà forte UBS dopo la mia partenza», ha glissato il presidente della direzione del leader bancario elvetico.