«Serve un piano nazionale per migliorare la sicurezza sui treni»

La Svizzera ha bisogno di un piano nazionale per rafforzare la sicurezza sui treni. Lo chiede una mozione di Piero Marchesi (UDC/TI), già approvata dal Consiglio nazionale nel dicembre scorso, che la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni degli Stati (CTT-S) raccomanda al plenum di accogliere.
In particolare, stando a una nota odierna dei servizi parlamentari, tale piano dovrà essere elaborato in collaborazione con FFS, le altre aziende di trasporti e i Cantoni. Il governo dovrà inoltre proporre eventuali modifiche di legge.
La CTT-S, al pari della camera del popolo, non ne vuole sapere degli altri punti della mozione con cui si chiedeva di introdurre pattugliamenti sistematici delle polizie dei trasporti sulle tratte più sensibili, specialmente nelle ore notturne, di potenziare la formazione e il sostegno del personale ferroviario nella gestione delle situazioni di rischio, nonché di valutare la possibilità di introdurre un'arma di difesa personale (spray al pepe) per il personale più esposto.
Il consigliere nazionale ticinese giustifica la sua mozione col fatto che "le aggressioni a bordo dei treni sono diventate un fenomeno quotidiano e allarmante". Le FFS stimano circa 10 aggressioni al giorno contro il proprio personale, per un totale di 3600 casi l'anno a livello nazionale. Non si tratta soltanto di insulti o minacce verbali, a detta di Marchesi: sempre più spesso si registrano episodi di violenza brutale con pugni, morsi e colpi alla testa.
Le dinamiche di queste aggressioni sono ricorrenti, stando a Marchesi: si verificano soprattutto nelle ore critiche della giornata, dopo le 22:00 e nei primi treni del mattino. Le cause principali sono i controlli dei biglietti, i vagoni sovraffollati e tensioni sociali che, acuite durante la pandemia, continuano a sfociare in episodi di violenza incontrollata.
Per Marchesi, le misure interne delle FFS - denunce sistematiche, sensibilizzazione, supporto psicologico - sono necessarie ma chiaramente insufficienti. La sicurezza a bordo non può dipendere unicamente dall'iniziativa aziendale o dal coraggio dei passeggeri. È responsabilità dello Stato garantire protezione a chi lavora e a chi viaggia.