Sesso in cambio di cibo, MSF licenzia 18 operatori in Ciad

Medici Senza Frontiere (MSF) ha rilevato casi di abusi e sfruttamento sessuale da parte di alcuni dipendenti attivi in Ciad, lungo il confine con il Sudan. Lo riporta l'Associated Press (AP), che ha visionato un promemoria interno riservato dell'organizzazione.
Che cosa è successo
Stando al documento, tra le vittime vi sarebbero anche ragazze minorenni. Il rapporto afferma che il gruppo stava indagando su diversi casi di sfruttamento sessuale di rifugiate in cambio di cibo, acqua e latte.
Ha inoltre riscontrato casi di sesso in cambio di lavoro e di prostituzione di rifugiate. Cita un campo profughi dove il personale è stato visto cercare ragazze e afferma che i leader della comunità hanno imposto il coprifuoco per impedire alle ragazze di «fare visita» al personale dell'organizzazione non governativa.
Avrebbero dovuto proteggerle
Nei casi accertati dall'AP in Ciad nel 2024, le donne hanno affermato che persone che avrebbero dovuto proteggerle - operatori umanitari, forze di sicurezza locali - offrivano denaro, accesso facilitato agli aiuti e posti di lavoro in cambio di prestazioni sessuali.
Il rapporto di MSF, completato a luglio, ha rilevato 59 denunce di abusi e ha affermato che 18 membri dello staff sono stati licenziati e interdetti da future opportunità di lavoro. In alcuni casi, ha dichiarato l'organizzazione all'AP, le accuse non hanno potuto essere verificate né i responsabili identificati. Il rapporto ha anche affermato che alcuni dei ripetuti casi di sfruttamento suggeriscono la potenziale esistenza di un «traffico sessuale» organizzato.
Solo la punta dell'iceberg
L'organizzazione ha dichiarato di aver avviato l'indagine, durata diversi mesi, in risposta a un'inchiesta dell'AP in cui si denunciavano le accuse di sfruttamento sessuale mosse da alcune donne contro il personale dei campi profughi in Ciad, dove centinaia di migliaia di persone sono fuggite dalla devastante guerra civile in Sudan. Nel suo rapporto, Medici Senza Frontiere affermava inoltre che i risultati probabilmente rappresentano solo la punta dell'iceberg, poiché molte donne esitavano a parlare apertamente.
L'ONG, con sede centrale a Ginevra, parla di «un'analisi interna sincera» che ha messo in luce i punti deboli del sistema. Le 59 accuse «rappresentano una grave violazione dei valori e delle responsabilità di MSF, e ci rammarichiamo profondamente per il danno causato».