Settore alberghiero, a Berna si discute sulla proroga dell'IVA ridotta

Non c'è accordo fra le camere sul disegno che vuole prorogare l'aliquota speciale dell'IVA per le prestazioni nel settore alberghiero del 3,8% fino alla fine del 2035. Dopo che in giugno il Nazionale si è rifiutato di entrare in materia, oggi il Consiglio degli Stati lo ha invece approvato per 31 voti a 9.
Il Consiglio federale è stato incaricato di confezionare il progetto dal Parlamento a seguito di una mozione della "senatrice" Esther Friedli (UDC/SG), ma è lui stesso contrario. Esso prevede che l'aliquota speciale, in scadenza a fine 2027, sia prolungata di otto anni.
L'IVA ridotta per il settore alberghiero è entrata in vigore nel 1996 ed è poi stata prorogata per sei volte. Qualora venisse a cadere, il ramo dovrebbe pagare l'aliquota ordinaria dell'8,1%.
Durante la sessione estiva, la maggioranza della Camera del popolo lo aveva definito uno strumento non mirato, con effetto limitato sul turismo. A beneficiare dello "sconto" sono soprattutto le strutture ricettive di grandi dimensioni, che difficilmente ripercuotono lo sgravio sui propri ospiti, era stato fatto notare.
Ma i "senatori" sono di parere diverso. Pur riconoscendo che il settore non si trova più in una situazione di crisi comparabile a quella in cui versava quando è stata pensata l'aliquota speciale, "è necessario proseguire con le misure di sostegno adottate finora", ha detto a nome della commissione preparatoria Fabio Regazzi (Centro/TI). "Mantenerla invariata è una soluzione pragmatica, la migliore in un periodo caratterizzato dal franco forte, dalla carenza di manodopera e per rimanere competitivi a livello internazionale", ha aggiunto il ticinese.
"A beneficiare di un'IVA più bassa sarebbero anche gli hotel a tre e quattro stelle in montagna, non solo quelli di lusso in città", ha affermato Friedli. La sangallese ha poi citato l'esempio dell'Olanda dove, dal 1° gennaio 2026, questa facilitazione è stata abolita, campeggi a parte. Le conseguenze sono state un aumento dei costi finali per i viaggiatori, in particolare ad Amsterdam, e un calo della domanda turistica.
A nulla è servita l'opposizione del governo. "Questo sovvenzionamento è stato introdotto in tempi di recessione. Gli alberghi hanno recuperato dalle crisi degli ultimi 30 anni e ora i pernottamenti sono a livelli record", ha provato ad argomentare la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter.
Insomma, malgrado l'importanza del turismo, non ci sono più le condizioni per giustificare quello che la consigliera federale ha definito "un privilegio". Inoltre, in soldoni, si stima che proseguire con l'applicazione dell'IVA ridotta comporterà a partire dal 2028 minori entrate di circa 300 milioni di franchi all'anno.
Una paio di minoranze che suggerivano strade alternative sono pure state rispedite al mittente. In particolare, una che chiedeva come compromesso di portare l'aliquota speciale per il settore alberghiero al 5% è stata sconfitta al voto per 24 a 18.
Niente da fare nemmeno per una proposta lanciata da Andrea Caroni (PLR/AR), il quale, infastidito dalla disparità di trattamento ad esempio con i ristoratori, voleva abolire l'aliquota speciale e allo stesso tempo abbassare quella normale, per tutti, all'8%.
Il dossier torna al Nazionale.