«Si è approfittato della sua fiducia per abusare di lei»

«Questa è una di quelle storie di cui non si vorrebbe mai parlare. L’imputato è un pedofilo, un mostro e un codardo. E per questo va condannato a una pena detentiva di 11 anni e mezzo». Non ha usato mezzi termini il procuratore pubblico Roberto Ruggeri nella sua requisitoria fatta questa mattina in aula davanti alla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (a latere i colleghi Renata Loss Campana ed Emilie Mordasini). Alla sbarra un uomo del Sopraceneri sul quale pendono accuse pesanti: aver commesso oltre 350 episodi di natura sessuale ai danni della vittima che si trova nella sua cerchia familiare. A suo carico sono ipotizzati i ripetuti reati di violenza carnale, incesto, atti sessuali con fanciulli e pornografia.
I numerosi episodi sono iniziati quando la vittima aveva solo 8 anni e sono proseguiti, intensificandosi per frequenza e gravità, nel corso di diversi anni.
Infanzia sbriciolata
«Questo - ha proseguito il pp - non è solo un pensiero forte da parte mia ma semplicemente la conclusione alla quale è arrivata la perita psichiatrica: l’imputato ha un disturbo della preferenza sessuale e questi tratti sono presenti da anni». E ha proseguito: «Si è comportato da mostro perché ha anteposto i propri bisogni sessuali alla spensieratezza di una bambina che riponeva la più grande fiducia in lui. Per anni è stata soggiogata, plagiata e manipolata, le ha instillato sensi di colpa per potersi approfittare di lei. Nessuno merita di vedersi sbriciolare l’infanzia così. Nessuno dovrebbe mai ritrovarsi ad essere ridotto a rivestire il ruolo di schiava sessuale. Questo è quello che per diversi anni consecutivi la vittima ha dovuto subire. Ed è finita solo perché lei ha deciso di trovare il coraggio e denunciare. Per questo l’imputato è stato anche un codardo, se fosse stato per lui, gli abusi sarebbero continuati».
Fiducia violata
La gravità, a mente del pp, è anche data dal fatto della tenera età della vittima e del loro legame: «L’imputato parlava con lei di giochi quando commetteva i suoi abusi, ma per una bambina di 8 anni il gioco deve avere tutt’altra accezione». «L’imputato si è mosso all’interno di contesti sicuri e familiari. E proprio questo annichiliva la vittima. È stato un abile manipolatore e un abile burattinaio riuscendo a banalizzare i propri atti inserendoli nel rapporto di sudditanza, ha creato una tela per imprigionarla. Instillando in lei un senso di colpa e di rassegnazione che hanno portato la vittima a subire queste attenzioni. È riuscito a imporle una visione deviata e malata della realtà».
«Inclassificabile gravità»
Nel motivare la propria richiesta di pena Ruggeri ha sottolineato che «con il proprio comportamento l’imputato stava annientando l’infanzia della vittima, il suo presente e futuro. Ha agito in modo egoistico e crudele, con una colpa oggettiva e soggettiva di inclassificabile gravità. Non si è inoltre costituito ma si è semplicemente alleggerito la coscienza solo una volta che è stato arrestato. Lui era accecato dai suoi desideri sessuali tanto da non vedere i tentativi della vittima di sottrarsi e di rifiutare le sue attenzioni La sua sicurezza di impunità nel tempo diventava sempre più forte e questo lo portava a commettere atti sempre più spregiudicati e invasivi». Oltre alla pena detentiva per l’imputato è stato anche richiesto un trattamento ambulatoriale per curare il suo disturbo.
La parola alla difesa
Dopo Ruggeri ha preso la parola la difesa, rappresentata dall’avvocata Carolina Lamorgese. Essendo l’imputato reo confesso, nessun fatto presentato nell’atto d’accusa è stato messo in discussione. La difesa ha dunque sottolineato le circostanze personali dell’imputato e ha aggiunto: «Si è assunto subito tutte le sue responsabilità ammettendo i fatti, si è dimostrato sempre trasparente e collaborativo con le autorità. E ha mostrato preoccupazione per lo stato di salute della vittima». Inoltre, ha proseguito Lamorgese, «non ha a suo carico precedenti penali e, una volta che si è trovato in carcere, ha preso consapevolezza del suo stato mentale ed ha accettato di farsi curare. Inoltre come detenuto lavora e si dà da fare, studiando anche».
«Confuso dai propri istinti»
La difesa ha anche spiegato che l’imputato, «nella sua mente disturbata agiva nella convinzione di essere innamorato della vittima, era confuso dai propri istinti e non aveva in chiaro il rapporto che aveano e che lui voleva avere». «Lui le domandava sempre se poteva avvicinarsi e se lei diceva di no, lasciava subito perdere. Se diceva di sì, assecondandolo per sudditanza o per timore delle reazioni, nella mente disturbata e confusa dell’imputato la vittima stava dando il suo consenso». A mente della difesa, inoltre, «l’imputato non ha mai costretto la vittima con la forza, con la violenza o con la sopraffazione». La patrocinatrice ha anche evidenziato che l’uomo non ha avuto un passato semplice: «Ha vissuto un'infanzia dolorosa, è stato abbandonato, si è dovuto trasferire lontano dalle zone in cui era cresciuto. Questo ha certamente inciso sullo sviluppo della sua personalità».
Una mente disturbata
Lamorgese ha poi stabilito, a suo parere, la risposta sanzionatoria più consona all’imputato: «La colpa dell’imputato non è né lieve né banale ma siamo in presenza di una persona affetta, come spiega il perito psichiatrico, da un disturbo della personalità misto con tratti narcisistici, istrionici e mitomanici, unito a un disturbo della preferenza sessuale che indica la pedofilia. Questi soggetti sono orientati verso comportamenti di autocentratura e dominanza. Una condizione di salute che ha pesantemente influenzato il rapporto con la vittima. Ora il mio assistito ha preso coscienza della gravità di quello che ha fatto e si sta facendo curare». Per queste ragioni, la difesa ha domandato nei confronti dell’imputato una pena detentiva di 5 anni (da dedursi la carcerazione preventiva e la pena espiata anticipatamente) e il trattamento terapeutico necessario «per curarsi ed essere poi riammesso nella società».
All’imputato, come da prassi, è stata concessa la possibilità dell’ultima parola: «Voglio chiedere scusa per tutto quello che ho causato. Non posso tornare indietro, però voglio fare curare la mia patologia e voglio pagare per quello che ho fatto».
La sentenza è attesa nel pomeriggio.

