Golfo Persico

Si naviga nello Stretto di Hormuz. Ma l’Iran detta le condizioni

Teheran subordina la sua decisione al mantenimento del cessate il fuoco in Libano - Donald Trump, con una raffica di messaggi sui social, parla di un’intesa sul nucleare ma gli ayatollah lo smentiscono - Annunciata una missione multinazionale per tutelare il trasporto marittimo
Lo Stretto di Hormuz è un passaggio chiave per l’accesso al Golfo Persico. ©Ebrahim Noroozi
Dario Campione
17.04.2026 20:06

Riapre lo Stretto di Hormuz. E oltre alle navi, torna finalmente a muoversi anche la diplomazia, nel tentativo di uscire da uno stallo drammatico.

La svolta è giunta oggi pomeriggio alle 17 quando il ministro degli Esteri di Teheran, Seyed Abbas Araghchi, in un post su X ha scritto che lo Stretto era stato «completamente aperto» per tutte le navi commerciali dopo l’accordo di cessate il fuoco in Libano.

Pochi minuti più tardi, dall’altra parte del mondo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto ad Araghchi su Truth con un messaggio interamente scritto a caratteri maiuscoli: «L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto d’Iran (sic) è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!».

Il post è stato il primo di una decina pubblicati da Trump in rapida successione, in meno di un’ora. Messaggi tra loro anche contraddittori, oscillanti tra la soddisfazione per una possibile soluzione della crisi del traffico marittimo nel Golfo Persico, dichiarazioni di forza e nuovi attacchi agli alleati. «Lo Stretto di Hormuz è aperto e pronto per il passaggio completo, ma il blocco navale rimarrà in pieno vigore ed effetto per quanto riguarda l’Iran fino a quando la nostra transazione con l’Iran sarà completata al 100% - ha scritto il tycoon - Questo processo dovrebbe procedere molto rapidamente, dato che la maggior parte dei punti è già stata negoziata».

E ancora: «L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz» e di non usare lo stesso come «arma contro il mondo». È «Una giornata grande e brillante» per tutti, ha chiosato Trump.

Un ottimismo, quello del tycoon, messo in discussione, però, in primo luogo proprio da Teheran. Così come riportato dalla Reuters, fonti iraniane hanno dichiarato oggi che alcune «lacune restano da risolvere» prima di raggiungere un accordo preliminare. Anche i religiosi che guidano le preghiere del venerdì nel Paese sciita hanno adottato un tono di sfida. In un sermone a Teheran, Ahmad Khatami - influente membro del consiglio dei Guardiani - ha detto: «Il nostro popolo non negozia mentre viene umiliato», mentre l’imam della Masjid-e Shâh, la grande moschea di Isfahan, ha ripetuto: «Non abbiamo accettato i termini proposti dall’altra parte».

La «retorica ostile e le dichiarazioni infondate del presidente Trump su Truth Social mirano a privare la nazione iraniana del suo senso di orgoglio per le grandi vittorie ottenute nella loro potente difesa», ha poi detto all’agenzia Mehr il portavoce della presidenza irianiana, Seyyed Mehdi Tabatabaei. Mentre in una dichiarazione all’agenzia semi-ufficiale FARS, un funzionario del Governo iraniano ha ribadito che qualora il blocco navale statunitense dovesse continuare, Teheran lo considererà una violazione del cessate il fuoco e chiuderà nuovamente lo Stretto di Hormuz.

Come ha scritto Robert Tait sul Guardian, «raramente il vecchio cliché della “nebbia di guerra” ha trovato un’applicazione più adatta dello stato attuale delle cose nello Stretto di Hormuz». Con un «regime iraniano noto per la sua opacità e le sue tattiche negoziali tortuose, non tutto è come sembra». A partire dall’indicazione data dallo stesso ministro Araghchi sul percorso che le navi in uscita da Hormuz avrebbero dovuto seguire; un percorso specifico descritto dagli analisti navali come una via poco profonda vicino all’isola di Larak e alla costa.

Confusione sull’uranio

Molta confusione resta anche sul tema dell’arricchimento dell’uranio iraniano. Donald Trump, in una breve intervista telefonica al canale televisivo NewsNation, ha assicurato oggi che Teheran ha accettato di interrompere il processo di arricchimento. Alla Reuters, invece, il presidente USA ha detto di voler lavorerà con l’Iran per «recuperare l’uranio arricchito e portarlo negli Stati Uniti. Lo faremo con comodo». Affermazioni subito smentite dagli iraniani. «L’annuncio di un’apertura temporanea dello Stretto di Hormuz e di un cessate il fuoco in Libano fanno parte dell’accordo - ha dichiarato una fonte governativa di Teheran al giornale qatariota Al-Arabi Al-Jadeed - l’annuncio di Trump di un accordo per la consegna dell’uranio arricchito è invece falso. I negoziati continuano, ma non si intravvede una soluzione chiara alla luce delle eccessive richieste americane - ha spiegato ancora la fonte ai giornalisti di Al-Arabi Al-Jadeed - le richieste della Casa Bianca nei negoziati restano illogiche e irragionevoli».

«Non ci sono punti critici: l’accordo con l’Iran è molto vicino», ha però ripetuto con forza Donald Trump in un’altra intervista rilasciata oggi , questa volta alla France Presse.

Secondo il portale d’informazione Axios, Stati Uniti e Iran potrebbero comunque avere un nuovo round di trattative nella capitale pakistana, Islamabad, già a partire da domani. Citando due fonti dell’amministrazione di Washington e «altre due fonti informate sui colloqui», Axios ha rivelato che USA e Iran starebbero negoziando un piano di tre pagine per porre fine alla guerra. Uno dei punti in discussione prevedrebbe lo sblocco di 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati negli USA in cambio della rinuncia di Teheran alle proprie scorte di uranio arricchito. Una delle fonti di Axios ha specificato che si tratta di una proposta americana.

Le richieste dell’Europa

Sempre oggi, all’Eliseo, i leader di Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si chiede la riapertura immediata, incondizionata e completa dello Stretto di Hormuz. Il premier britannico, Keir Starmer, ha poi rivelato che, la prossima settimana, una riunione a Londra lancerà una missione multinazionale a tutela della libertà di navigazione nello Stretto. Un annuncio che non è piaciuto a Trump, il quale su Truth ha così commentato: «Ora che la situazione dello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di stare lontani, a meno che non vogliano solo caricare le navi di petrolio. Erano inutili quando serviva, una tigre di carta!».