Si riaccendono i riflettori sulla Groenlandia: «Gli Stati Uniti pianificano un'espansione militare»

Ma Donald Trump ha smesso di pensare alla Groenlandia? Non proprio. Recentemente, infatti, l'esercito americano sta intensificando gli sforzi per garantire un maggiore accesso al territorio artico. Un segnale, questo, secondo quanto scrive il New York Times, che suggerisce che l'interesse del presidente americano verso la Groenlandia non si è ancora spento.
In particolare, gli Stati Uniti starebbero negoziando con la Danimarca l'accesso a tre basi aggiuntive in Groenlandia, due delle quali sarebbero state abbandonate, in precedenza, proprio dagli americani. Se l'operazione andasse in porto, si assisterebbe alla prima espansione statunitense in quella zona da decenni, secondo quanto ha dichiarato Gregory M. Guillot, un alto generale del Pentagono. Guillot, a capo del Comando Nord degli Stati Uniti, a metà marzo ha rivelato che l'esercito desidera ottenere «un maggiore accesso a diverse basi in tutta la Groenlandia», a causa delle crescenti minacce e dell'importanza strategica dell'isola artica, sottolineata a più riprese anche dallo stesso Donald Trump.
«Sto collaborando con il nostro dipartimento e con altri per cercare di sviluppare più porti e aeroporti, così da offrire più opzioni al nostro segretario e al presidente, qualora ne avessimo bisogno nell'Artico», ha sottolineato Guillot.
La richiesta, tuttavia, come sottolinea il New York Times, mette la Danimarca in una posizione «delicata». Dopo le minacce di Trump dei mesi scorsi, Copenhagen ha invocato un patto di difesa danese-americano del 1951, sottolineando come gli Stati Uniti abbiano già ampio accesso militare sull'isola. Tuttavia, i funzionari americani, ora, stanno sfruttando proprio quell'accordo per pianificare e giustificare la loro espansione. Ed è questo aspetto che spaventa la Danimarca dato che, come confermano gli esperti, non c'è molto che il Paese scandinavo possa fare per contrastare gli Stati Uniti. Basti pensare che, a gennaio, Copenhagen aveva persino pianificato di far saltare in aria gli aeroporti della Groenlandia, per fermare un'ipotetica invasione americana. La tensione si era parzialmente spenta dopo che Trump, intervenendo al WEF di Davos a gennaio, aveva dichiarato di non voler ricorrere alla forza in Groenlandia e di voler avviare «negoziati immediati» per trovare un compromesso.
Ora, invece, i riflettori degli Stati Uniti sembrano nuovamente puntare verso la Groenlandia. Secondo quanto ha dichiarato il tenente comandante Teresa C. Meadows, portavoce del Comando Nord americano, i pianificatori militare stanno valutando di espandersi nel villaggio di Narsarsuaq, nella parte meridionale della Groenlandia, che offre un porto in acque profonde, e a Kangerlussuaq, nella Groenlandia sudoccidentale, che dispone già di un lunga pista in grado di accogliere aerei di grandi dimensioni. Entrambe le località, ricorda sempre il New York Times, erano state basi americane durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda, ma furono cedute alle autorità danesi e groenlandesi quando gli americani lasciarono prima Narsarsuaq negli anni '50 e poi Kangerlussuaq negli anni '90. Negli anni, gran parte delle loro infrastrutture militari è stata smantellata, sebbene entrambe le località dispongano ancora di piccoli aeroporti funzionanti.
I funzionari del Pentagono, al momento, non hanno specificato quante truppe sarebbero state inviate sull'isola. Secondo le dichiarazioni del generale Guillot, le forze armate necessitano di basi per i soldati delle operazioni speciali e di «capacità marittime».
