Casvegno

«Sì, siamo stati in grado di offrire risposte tempestive»

Nel 2023 l’Organizzazione psichiatrica cantonale non aveva nascosto di essere sotto pressione – Oggi, invece, sono in atto misure di riorganizzazione e rivalorizzazione – Il direttore: «La questione è stata presa particolarmente a cuore»
Daniele Intraina. ©Chiara Zocchetti
Stefano Lippmann
01.12.2025 06:00

Sono passati due anni da quando il direttore dell’Organizzazione psichiatrica cantonale, Daniele Intraina, al Corriere del Ticino aveva detto, con trasparenza, che Casvegno stata vivendo un momento di pressione. Al centro delle attenzioni, soprattutto, il numero crescente di incidenti: da gennaio ad agosto 2023 si erano registrate 119 aggressioni fisiche verso altri pazienti o verso gli operatori. Ma anche un tasso di occupazione vicino al 100% e la presa a carico di soggetti che non avevano «manifeste patologie di carattere psichiatrico». In questi due anni non si è rimasti a guardare. Anzi, ci si è adoperati affinché ai problemi fossero trovate soluzioni. Tra queste, come raccontato nell’edizione del 21 novembre, anche la riorganizzazione e l’ammodernamento dei padiglioni Quadrifoglio ed Edera. L’occasione, dunque, per fare il punto della situazione con il direttore Intraina.

Una tappa fondamentale

S’è detto, appunto, dei prossimi lavori di ristrutturazione e ammodernamento. «Questi interventi contribuiranno a offrire degli spazi maggiormente sicuri per pazienti e personale, ma è altrettanto vero che le ristrutturazioni, soprattutto delle due case Edera e Quadrifoglio, rappresentano una tappa fondamentale della strategia di adeguamento, di ristrutturazione e di valorizzazione degli spazi. Anche la logistica in quanto tale, al di là dell’ottimo lavoro degli operatori, contribuisce ad offrire un setting terapeutico importante».

Si delineano anche le tempistiche: «Il cantiere vedrà impegnata la clinica su un lasso di tempo di circa un paio d’anni, i lavori dovrebbero iniziare nel 2026 e concludersi verso la fine del 2027». Intraina non nasconde che ci sarà «uno sforzo particolarmente impegnativo, perché non possiamo svuotare la clinica e poi intervenire, ma dobbiamo continuare a garantire una continuità della presa in carico».

Entrando ancor più nei dettagli, il discorso volge in particolar modo alla qualità delle prestazioni. «Partirei dai dati squisitamente oggettivi che sono legati in fondo all’invecchiamento della popolazione, quindi al fatto che in ambito psicogeriatrico il numero di pazienti che afferiscono alla clinica aumentano». Il padiglione Edera, oggi dedicato alla psicogeriatria, è un edificio ottocentesco che sente il peso degli anni: «Un reparto ospita pazienti con disturbi cognitivi che necessitano di una chiusura per evitare degli allontanamenti, ma soprattutto si sviluppa su dei corridoi di una sessantina di metri i quali possono creare delle difficoltà e dei disagi legati all’orientamento».

Spazi adeguati ai bisogni

Con il trasferimento della psicogeriatria al padiglione Quadrifoglio ristrutturato il problema sarà evidentemente risolto. «I pazienti godranno di spazi adeguati ai loro bisogni, ci saranno corti e giardini interni che aumenteranno la qualità della presa in carico». L’analisi, a questo punto, si concentra sull’attuale Quadrifoglio. Oggi su 114 posti letto presenti in Clinica psichiatrica cantonale, 56 sono concentrati in questo padiglione. «Il fatto di distribuire, in futuro, questa casistica in modo maggiormente differenziato – nell’edificio, oggi, vi sono anche persone con problemi di dipendenza da sostanze – diminuirà le situazioni di promiscuità per psicopatologia e renderà meno difficoltosa e meno problematica la degenza anche dal profilo del rischio con una presa in caricco intensiva».

Il centro di competenza delle dipendenze verrà trasferito al padiglione Edera, «in un ambiente maggiormente protetto». Intraina, a tal proposito, evidenzia il fatto che «quasi un paziente su due ha una doppia diagnosi e quindi ha un consumo attivo di sostanze. Gli interventi di riorganizzazione, in tal senso, contribuiranno in modo significativo a diminuire quei fattori di rischio che erano tra le concause delle difficoltà che erano state registrate».

Sempre in allerta

S’è detto, in apertura, dell’aumento degli incidenti verificatisi soprattutto nel 2023. «La situazione adesso è in parte rientrata – ci aggiorna il direttore –. Ciò non toglie che bisogna sempre rimanere attenti, ma quei sentimenti di insicurezza che avevano portato a lanciare un appello oggi sono radicalmente modificati». Innanzitutto «perché la questione è stata presa particolarmente a cuore dalle varie istanze dipartimentali e dal Consiglio di direzione dell’OSC che hanno dato immediatamente ampio ascolto, ma soprattutto hanno fornito delle risposte tangibili per garantire, come è dovere da parte di qualsiasi datore di lavoro, il massimo della sicurezza che può essere garantita, anche se va detto che il rischio zero in psichiatria non esiste». Si è dunque agito «nell’ambito della formazione, del perfezionamento dei protocolli di allarme con la Polizia cantonale e nel far tesoro delle segnalazioni che oggi vengono regolarmente registrate. Inoltre è allo studio un ulteriore perfezionamento dei dispositivi di sicurezza con l’introduzione di bracciali d’allarme. Abbiamo fornito risposte tempestive. L’Amministrazione cantonale e la politica hanno reagito con una certa velocità dimostrando una forte sensibilità». A maggior ragione, conclude Daniele Intraina, «se consideriamo che siamo in un momento finanziariamente difficile per il Cantone».