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Si stringe il cerchio sui candidati, ora nella corsa c'è anche Aeschi

Concluse le audizioni per gli otto che aspirano al seggio di Parmelin in Consiglio federale – Gli equilibri si sconvolgeranno con la discesa in campo ufficiale del capogruppo alle Camere? Le prime raccomandazioni saranno emesse entro venerdì – Chiesa: «Le sensazioni sono positive»
© KEYSTONE/ANTHONY ANEX
Luca Faranda
08.11.2026 22:45

Una poltrona per otto. Ma la resa dei conti si sta avvicinando per i candidati dell’UDC in Consiglio federale. Sabato si sono concluse le audizioni organizzate dalla commissione di selezione. Da oggi si apre una nuova fase: entro venerdì 13 novembre la commissione presieduta dall’ex presidente del gruppo parlamentare alle Camere federali Caspar Baader dovrà valutare a fondo ogni profilo e fornire le prime raccomandazioni.

«Al momento è ancora tutto aperto», ci conferma dal canto suo Baader. L’ex consigliere nazionale di Basilea non vuole precludersi alcuna strada. Tradotto: non è ancora chiaro se tutti gli otto candidati saranno raccomandati al Comitato direttivo del Gruppo parlamentare UDC entro la fine della settimana o se ci sarà già una prima (anche velata) scrematura.

Una cosa è però certa. Il tempo stringe ed entro il 18 novembre i vertici dovranno preparare una propria raccomandazione all’intero gruppo parlamentare UDC. Poi, il 20 novembre verrà presa la decisione finale sulla nomina del ticket da presentare all’Assemblea federale. Considerata l’ampia scelta, è verosimile che il ticket diventi un «tricket» con tre profili diversi.

La partita è cambiata

Ma chi staccherà il biglietto? Oggi, a mettere ancora un po’ di pepe all’elezione ci ha pensato Thomas Aeschi, che dal 2017 occupa il ruolo di presidente del gruppo parlamentare UDC. Dopo settimane di attesa, il consigliere nazionale di Zugo ha annunciato sui media d’Oltregottardo che si butterà nella mischia.

Una scelta prevalentemente tattica, quella di Aeschi, che permette ora al candidato di avere maggiore visibilità a un mese dall’elezione. Ma, soprattutto, rischia di sconvolgere gli equilibri all’interno del gruppo parlamentare. Aeschi era stato candidato dalla sua sezione cantonale all’ultimo termine utile (il 23 ottobre). Aveva però deciso di prendersi del tempo prima di ufficializzare il suo interesse a succedere a Parmelin. Ora che nella corsa si è aggiunto (definitivamente) uno dei pesi massimi del partito, la partita cambia.

Esclusione inverosimile

Oggi appare infatti inverosimile che il gruppo parlamentare dell’UDC escluda dalla corsa il personaggio che da ben nove anni lo guida. Sarebbe una situazione potenzialmente esplosiva per il partito. Restano, idealmente, uno o due posti per completare il ticket.

È però ancora presto per parlare di un ticket a due o a tre candidati. «Entrambe le formule presentano vantaggi. Un ticket a due è più gestibile per il partito, mentre un ticket a tre offre una scelta più ampia all’Assemblea federale. Non ho l’impressione che nel gruppo ci sia già un orientamento consolidato», spiega al Corriere del Ticino il «senatore» Marco Chiesa, tenendo però a precisare che «più della formula scelta, contano le competenze e l’esperienza dei candidati». Ma la disponibilità di Aeschi potrebbe cambiare le carte in tavola? «Non credo. Le riflessioni che ho fatto io comprendevano Aeschi come candidato», precisa Chiesa.

Bocche cucite sui contenuti

Tutti i candidati, in questi giorni, hanno risposto alle domande della commissione guidata da Baader. Oltre ad Aeschi e Chiesa, ad ambire al seggio lasciato vacante da Parmelin ci sono la consigliera nazionale Céline Amaudruz (Ginevra), i suoi colleghi Michael Graber (Vallese) e Rémy Wyssmann (Soletta) e poi i consiglieri di Stato Pierre Alain Schnegg (Berna), Jean-Pierre Gallati (Argovia) e Franz Ruppen (Vallese).

Sabato, a rispondere alle domande di Baader è stato anche il turno del ticinese. «Le sensazioni sono molto positive. Sono soddisfatto del colloquio», ci confida Marco Chiesa, spiegando che l’audizione è durata circa un’ora e ha toccato una grande varietà di argomenti, anche personali. Pur mantenendo la bocca cucita sui contenuti dell’audizione (anche Baader non si è espresso in merito), Chiesa ricorda di esserci già passato quando è stato considerato per la presidenza del partito. «Allora era stato il partito a invitarmi al colloquio, mentre questa volta siamo stati noi, dal Ticino, a proporre la mia candidatura», precisa il consigliere agli Stati. Rispetto ad altri candidati, Chiesa conosce da anni i membri della commissione. «Ma questo non significa ricevere un trattamento di favore. Il confronto è stato esigente, senza sconti. Ed è giusto così».

Difesa e asilo al centro

Non è una sorpresa immaginare che due temi (o meglio, due dipartimenti) siano stati all’ordine del giorno: il Dipartimento della difesa (DDPS) e quello di Giustizia e Polizia (DFGP), in particolare su ciò che riguarda l’asilo e la sicurezza. Il partito, sin dal giorno delle dimissioni di Guy Parmelin, prevede infatti che Beat Jans oppure Martin Pfister vogliano ambire al Dipartimento federale dell’Economia, presto vacante.

In un’intervista concessa al SonntagsBlick, Aeschi ha fatto chiaramente capire di ambire al DFGP. «Se venissi eletto al Consiglio federale, la mia attenzione si concentrerebbe chiaramente sulla politica interna». Pur dicendosi disponibile a lavorare in qualsiasi dipartimento, ha sottolineato che «i problemi nel settore dell'asilo e della migrazione rimangono molto rilevanti. Molti cantoni lamentano che questi problemi non vengano affrontati».

Calano le chance di Amaudruz?

Con la piena disponibilità di Aeschi a correre per un seggio, calano le chance di tutti gli altri candidati svizzero-tedeschi a entrare nel ticket, ma si indebolisce anche la posizione di Amaudruz: l’attuale vicepresidente si trova infatti a dover concorrere - tra gli altri - con l’attuale capogruppo e con l’ex presidente del partito. La prima sfida, per tutti, sarà soprattutto superare lo scoglio del gruppo parlamentare il 20 novembre.

Poi, di fronte all’Assemblea federale, cambieranno gli scenari e anche le dinamiche. «Chiunque venga inserito nella lista accanto ad Aeschi è già quasi eletto», aveva detto a suo tempo il politologo Michael Hermann sulla NZZ, definendo il 47.enne come un «candidato ineleggibile» per gli altri partiti. Sarà così il 9 dicembre?

Il 9 dicembre, ma undici anni dopo

Il 9 dicembre 2015 c’era anche Thomas Aeschi sul «tricket», insieme a Guy Parmelin e al ticinese Norman Gobbi, nella corsa al Consiglio federale. Il vodese ha dovuto attendere fino al terzo turno per ottenere il seggio: aveva infine raccolto 138 voti, seguito da Aeschi con 88 e da Gobbi con 11. Ora, a esattamente undici anni di distanza, il consigliere nazionale di Zugo potrebbe riscattarsi il 9 dicembre 2026.

Ma chi è Thomas Aeschi? Il 47.enne è sposato dallo scorso anno e padre di una bimba piccola. Dal 2011 è consigliere nazionale del Canton Zugo. Nel 2016 è entrato a far parte della direzione dell’UDC e dal 2017 è a capo del gruppo parlamentare del partito alle Camere federali. È anche membro della commissione di selezione guidata da Caspar Baader, ma si è ricusato fino al 9 dicembre. Sul proprio sito sottolinea inoltre di essere stato professionalmente attivo per una grande banca svizzera (Credit Suisse) lavorando a Zurigo e a Melbourne nel settore fusioni e acquisizioni. A livello accademico ha frequentato anche Harvard, nonché le università di Tel Aviv in Israele e di Sains in Malaysia.

A livello parlamentare è attivo soprattutto nella Commissione dell’economia e dei tributi, nonché in quella della sanità. «Credo che nei miei 15 anni come membro del Consiglio nazionale ho dimostrato il mio impegno per il compromesso», ha detto nell’intervista pubblicata dal SonntagsBlick.

Lo scontro con la fedpol

A balzare agli onori della cronaca, nel recente passato, è però stato lo scontro con alcuni agenti dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) avvenuto sulle scale di Palazzo federale nel giugno 2024. Thomas Aeschi e Michael Graber (anche il vallesano è in corsa per la successione di Parmelin) hanno volutamente ignorato le disposizioni della fedpol durante la visita del presidente del Parlamento ucraino. Il video della «zuffa» ha fatto il giro della Svizzera, ma per i due consiglieri nazionali non c’è stata alcuna conseguenza. Né la Commissione preposta del Nazionale, né quella degli Stati hanno voluto revocare l’immunità ai due deputati.

«Il cane d’attacco»

La NZZ, di recente, lo ha definito il «cane d’attacco» dell’UDC («Der Attack Dog», ha scritto il foglio zurighese, riprendendo le parole di un deputato socialista). Aeschi, si legge, è abile nel controllo del potere e vigila affinché i parlamentari rispettino la linea del partito. Il capogruppo è inoltre particolarmente meticoloso. Il suo svantaggio? Zugo è già rappresentato in Consiglio federale da Martin Pfister. Con soli 135 mila abitanti, il Cantone avrebbe tre seggi nel Consiglio nazionale e ben due poltrone in Consiglio federale. La sua sezione cantonale lo ha nominato all’ultimo minuto il 23 ottobre scorso, il giorno della scadenza delle candidature. Aeschi ha sciolto solo oggi le riserve. Una mossa tattica e strategica che non è piaciuta a tutti.

La fuga dal dibattito

C’è invece poca strategia e molta impulsività nella vicenda avvenuta a fine settembre in un liceo a Reussbühl, nel canton Lucerna. Aeschi, invitato per un dibattito sui rapporti tra Svizzera e UE, ha abbandonato la sala in segno di protesta. Il motivo? Era l’unica voce contraria e la moderazione non gli avrebbe lasciato abbastanza tempo per esprimersi. Nella rubrica ironica «Classe Politique» del domenicale NZZ am Sonntag, viene indicato che Aeschi «non ha fatto una gran bella figura davanti ai giovani. In compenso, con ogni probabilità ha aumentato in modo significativo le sue possibilità di elezione tra gli “euro-turbo” del Parlamento: un consigliere federale dell’UDC che, al primo accenno all’UE, esce dalla sala e non partecipa più alla discussione - meglio di così non potrebbe andare», scherza il domenicale.