Sanità

Sicurezza dei pazienti a rischio? L'altolà dei chirurghi

Sta facendo discutere la presa di posizione dei medici specialisti che, a pochi mesi dall’introduzione del nuovo sistema forfettario per la remunerazione, sollevano il rischio di un peggioramento della qualità delle cure - Paolo Bianchi: «Critiche tardive e allarmistiche»
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
25.10.2025 06:00

Ma davvero la qualità delle cure delle prestazioni mediche ambulatoriali è a rischio? A leggere l’appello lanciato in questi giorni dall’organizzazione mantello svizzera degli specialisti in chirurgia (FMCH) parrebbe proprio di sì. Tanto che il presidente dell’associazione Michele Genoni ha dichiarato al Blick che la categoria «è pronta ad andare in tribunale».

Cha cosa cambia?

A partire dal 1. gennaio 2026, una parte delle prestazioni mediche ambulatoriali saranno compensate con nuove somme forfettarie. Poco importa per il paziente, verrebbe da dire. Sì e no. In realtà, secondo l’associazione mantello il nuovo sistema di fatturazione avrà ripercussioni non solo sulla reddittività di molti studi ma, soprattutto, sulla qualità delle cure mediche.

Il nuovo sistema prevede infatti somme forfettarie che remunerano gli interventi complessi allo stesso modo di quelli semplici con un importo medio. Un esempio? In futuro, un intervento semplice di un’ora sarà rimborsato con la medesima tariffa di una complessa rimozione di un tumore che richiede due o tre ore di intervento. Invece dei 220 franchi previsti oggi per la procedura breve e dei 1.300 per quella lunga, entrambe saranno compensate con una tariffa unica di 800 franchi. Secondo l’associazione questa nuova impostazione tariffale porterebbe a dinamiche estremamente pericolose. A queste condizioni, infatti, i medici privati non potrebbero più eseguire gli interventi più complessi, perché questi non sarebbero adeguatamente remunerati. Nella migliore delle ipotesi i pazienti verrebbero quindi indirizzati agli ospedali, dove i tempi di attesa aumenterebbero. A rischio, soprattutto, ci sarebbe la qualità delle cure, laddove considerazioni di sostenibilità finanziaria verrebbero anteposte alla qualità stessa della prestazione. Di qui, la richiesta dell’associazione dei chirurghi svizzeri al Consiglio federale di fare un passo indietro sul nuovo sistema di fatturazione correggendo quella che definiscono una «pericolosa tendenza».

Tariffe e tecnologia

Questo, insomma, il contesto generale, da cui siamo partiti per sottoporre alcune domande al direttore della Divisione della salute pubblica, nonché coordinatore del DSS, Paolo Bianchi. Al quale abbiamo chiesto innanzitutto di spiegarci l’origine del cambiamento tariffale che entrerà in vigore il 1. gennaio. «Alla base c’è la necessità di aggiornare il sistema di remunerazione delle prestazioni ambulatoriali, il cosiddetto Tarmed, in vigore dal 2004, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica delle cure», premette Bianchi. «Negli ultimi vent’anni la medicina e la tecnologia si sono evolute rapidamente, riducendo i tempi di molte procedure, ma le tariffe sono rimaste ferme a quelle di allora». Da circa dieci anni, quindi, è in corso un processo di revisione condotto dai partner tariffari – le associazioni delle assicurazioni malattia, da un lato, e le organizzazioni professionali dei medici e degli ospedali, dall’altro – per creare un modello tariffale più attuale. «Dopo anni di discussioni e compromessi tra approcci diversi (quello a prestazione o quello a forfait), si è arrivati al nuovo sistema, il Tardoc combinato con un sistema forfettario per una serie di prestazioni».

Lo scorso aprile, il Consiglio federale – dopo aver respinto o chiesto di rivedere in più occasioni i lavori delle parti – ha infatti approvato il nuovo tariffario e la sua entrata in vigore per il 1.gennaio 2026.

«Uno degli obiettivi centrali della riforma tariffaria era di riequilibrare il valore delle prestazioni tra medici di famiglia e specialisti, tenendo conto dei progressi tecnologici che, per questi ultimi, hanno ridotto in modo significativo i tempi di intervento», spiega Bianchi. Ed è proprio quando si è resa necessaria una nuova distribuzione delle remunerazioni tra le varie categorie che è nata una tensione, mai del tutto risolta, tra i medici. L’attuale presa di posizione appare quindi come l’ultimo capitolo di una lunga disputa sulla ripartizione dei compensi. «È evidente che questo riequilibrio, che valorizza maggiormente il lavoro dei medici di famiglia, mira anche a rendere questa professione più attrattiva. L’obiettivo è promuovere il ricambio generazionale in un settore oggi colpito da una carenza di personale, a differenza di quanto avviene in alcuni ambiti specialistici, dove l’offerta risulta più ampia».

Falsi incentivi

Ma davvero, il sistema forfettario mette a rischio la qualità delle cure, come sostengono i chirurghi? Ancora Bianchi: «Dal nostro punto di vista, il sistema forfettario è preferibile perché riduce i falsi incentivi economici tipici della remunerazione “a prestazione”, dove più atti si fanno, più si guadagna». Il sistema forfettario, prosegue Bianchi, tiene conto in modo equilibrato della complessità media dei casi. «Le critiche tardive che vengono sollevate oggi ricalcano le obiezioni sollevate nel 2012 quando il medesimo sistema forfettario è stato introdotto negli ospedali», aggiunge il coordinatore del DSS. Il quale a pochi mesi dall’entrata in vigore del nuovo sistema tariffale per l’ambulatoriale deplora l’uscita della categoria: «Ritengo questi allarmismi infondati e dannosi, perché rischiano di minare la fiducia dei pazienti e di generare inutile confusione nell’opinione pubblica, proprio a ridosso dell’entrata in vigore del nuovo sistema». E ancora: «Si tratta di una riforma maturata in dieci anni di lavoro congiunto tra le organizzazioni professionali e le assicurazioni, sottoposta a più verifiche da parte delle autorità federali». Il nuovo modello - che introduce criteri più equi tra le diverse specialità mediche - è meglio allineato ai progressi tecnologici e mira a mantenere la sostenibilità finanziaria del sistema sanitario nel suo complesso, aggiunge l’esperto.

Neutralità finanziaria

Già, la sostenibilità finanziaria. Questa revisione tariffale per le prestazioni in ambito ambulatoriale produrrà una diminuzione della fattura complessiva a carico della LAMal e, quindi, di riflesso una riduzione dei premi di cassa malati? «Il sistema tariffale, che ripeto non è di competenza dei Cantoni, non è stato concepito per ridurre la spesa sanitaria, ma per garantire una maggiore equità e una migliore aderenza alla realtà attuale». Nel concreto, la revisione prevede comunque e perlomeno un principio di neutralità dei costi, con un monitoraggio costante delle prestazioni fatturate per assicurare che il nuovo modello non provochi un ulteriore aumento dei costi. «Il sistema, approvato inizialmente per tre anni, mira dunque a mantenere stabile la spesa complessiva, rendendo al contempo più equilibrata la remunerazione tra le varie categorie mediche e limitando i falsi incentivi a un eccesso di prestazioni non strettamente necessarie da parte del medico. Eventuali distorsioni che dovessero manifestarsi potranno evidentemente venir corrette», conclude Bianchi.