Territorio

Spazi verdi da tutelare, in «gol» dopo un decennio

L’iniziativa popolare pendente ormai da quasi dodici anni è stata finalmente evasa tramite un controprogetto – Giovanni Berardi: «Tutelare i fondovalle significa preservare un interesse pubblico» – Ivo Durisch: «Soddisfatti, ritiriamo il testo»
© Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
17.06.2026 06:00

Un po’ in sordina (complice l’attenzione di quasi tutti rivolta alle iniziative di cassa malati), la scorsa settimana il Gran Consiglio ha chiuso un cantiere che, per svariati motivi, era ormai aperto da oltre un decennio. Da quasi dodici anni, per la precisione. Ossia dall’ottobre del 2014, quando venne lanciata l’iniziativa popolare «Spazi verdi per i nostri figli», promossa in particolare dalle associazioni «Cittadini per il territorio», «Unione Contadini Ticinesi» e «Agrifutura». Una proposta che nel giro di qualche mese raccolse poco più di 14 mila firme e che, da allora, tra un approfondimento e l’altro, era rimasta incagliata nei «cassetti» della politica. Ma che, appunto, ha ultimamente subito un’accelerata e, infine, trovato la «quadra» proprio la scorsa settimana a Palazzo delle Orsoline.

Il plenum, infatti, con 44 voti a 37, ha accolto un controprogetto all’iniziativa che ha convinto pure gli stessi promotori che ora, dunque, ritireranno il testo in favore del compromesso.

Il compromesso

Ma che cosa proponeva, in sintesi, l’iniziativa? Essa chiedeva che gli spazi verdi di fondovalle non edificabili o non edificati venissero tutelati come zona agricola o forestale, zona di protezione, zona degli spazi liberi o per il tempo libero. Oltre a ciò, chiedeva pure che gli spazi verdi di fondovalle non edificati in larga misura venissero dezonati. Tutto ciò, con particolare riferimento alle seguenti zone: Riviera, Piano di Magadino, Piano del Vedeggio e del Piano del Laveggio e del Gaggiolo.

Come spiega al Corriere del Ticino il relatore di maggioranza Giovanni Berardi (Centro), il compromesso trovato nella Commissione ambiente e territorio (e poi approvato dal plenum) ha invece in parte smussato le richieste più drastiche dell’iniziativa, permettendo così di trovare un’intesa anche con i promotori.

«L’iniziativa chiedeva di tutelare i terreni di fondovalle non edificabili e, parallelamente, di dezonare quelli non ancora edificati in larga misura. Quindi una proposta abbastanza drastica, che avrebbe imposto il dezonamento di diversi terreni. Il controprogetto ha invece ridotto la possibilità di dezonare, permettendola unicamente in presenza di terreni non ancora urbanizzati, escludendo quindi quelli già urbanizzati». Un cambiamento rilevante anche perché, ricorda Berardi, «nelle zone urbanizzate sono già stati effettuati investimenti, per le strade, oppure per le canalizzazioni. E quindi sarebbe stato problematico dezonare tout court quei terreni». Ad ogni modo, come visto, «ognuno ha fatto un passo indietro ed è stata trovata una soluzione che da una parte ha rassicurato riguardo ai dezonamenti e dall’altra ha comunque mantenuto il principio previsto dall’iniziativa». Non va inoltre dimenticato che questo principio, ora inserito nella legge, andrà comunque ancora tradotto tramite dei Piani di utilizzazione cantonale (PUC), che il Governo è tenuto ora a presentare entro tre anni. Piani che poi ovviamente torneranno quindi in Gran Consiglio. «Si tratta – chiosa Berardi – di una delle ultime occasioni per dare una migliore difesa al territorio non edificato. Una tutela non assoluta, poiché i PUC potranno ancora essere modificati, ma comunque migliore rispetto alla situazione attuale. Anche perché tutelare i terreni produttivi significa preservare un interesse pubblico, un ambito del resto che mi ha sempre visto in prima fila come politico attento al territorio. E l’auspicio è che magari fra 200 anni qualcuno ci ringrazierà per aver salvato questi spazi verdi».

Garanzie importanti

Il compromesso, come detto in principio, è stato accolto anche dagli iniziativisti. E, come conferma il primo promotore, il capogruppo socialista Ivo Durisch, ora l’iniziativa popolare verrà ritirata. «Sì, siamo soddisfatti. L’iniziativa ha una valenza determinante per quanto riguarda la tutela degli spazi verdi di fondovalle del nostro Cantone e finalmente dopo più di dieci anni è stata portata in aula. E questo a fatica perché fino all’ultimo momento i contrari, e non erano pochi, hanno provato a sabotarla cercando addirittura di rinviarla in commissione. Questo non fa che confermare l’importanza e la validità dell’iniziativa. Si è anche cercato di dire che è inutile viste le novità legislative legate alla contendibilità delle zone edificabili, in particolare la scheda R6. Ma questo non è vero. La scheda R6 si concentra sul fabbisogno di zone edificabili, mentre l’iniziativa si concentra sulle zone non edificate proteggendole». Inoltre, aggiunge Durisch, «nelle zone di pianura, visto l’aumento di addetti delle zone industriali, la scheda R6 non ha nessun effetto, eppure sono le zone dove le pressioni edificatorie sono più forti. Ed è qui che l’iniziativa esplica la sua funzione, quindi la riteniamo assolutamente necessaria».

Per quanto riguarda il controprogetto, esso «mette a posto un dettaglio tecnico e fornisce alcune garanzie che non cambiano la sostanza dell’iniziativa, questo nel rispetto di chi aveva paura dei dezonamenti e degli eventuali rimborsi». In sostanza, dunque, «la tutela dei grossi spazi ancora liberi nei fondovalle sarà garantita». E, come detto, entro tre anni il Governo presenterà i relativi Piani per concretizzare questo principio. Il dossier, dunque, «tornerà in mano alla politica. E speriamo – chiosa Durisch – che i futuri parlamentari abbiano rispetto del voto di oggi».