Stanza del consumo a Lugano? «Sì, la consiglio vivamente»

Una stanza del consumo a Lugano? «Sì, la consiglierei». A dirlo, al Corriere del Ticino, è il capodicastero Formazione, società e cultura di Coira, Patrick Degiacomi, che ha seguito in prima persona la realizzazione di questo tipo di struttura nella capitale grigionese. La stanza del consumo, lo ricordiamo, è attiva dallo scorso marzo nel quartiere del Welschdörfli – vicina allo Stadtpark, ossia il fulcro della scena aperta della droga – e ad essa fanno capo circa trenta persone al giorno. Grazie alla sua apertura è stato possibile contrastare anche un fenomeno che sta interessando anche Lugano: l’affluenza di tossicodipendenti (e spacciatori) provenienti da fuori città. Negli ultimi anni il problema ha interessato proprio lo Stadpark di Coira, una luogo evitato dai residenti e nel quale giornalmente vi si potevano trovare fino a 150 tossicodipendenti. E per il municipale di riferimento della capitale grigionese, l’apertura di una stanza del consumo potrebbe aiutare anche la città in riva al Ceresio.
Un brutale pestaggio
A Lugano il dibattito politico sull’introduzione di un simile locale si è riacceso proprio negli scorsi mesi, in particolare dopo il brutale pestaggio legato al mondo della droga avvenuto il 9 luglio scorso al Parco Ciani (luogo dove la Polizia, tra gennaio e luglio 2026, è intervenuta 51 volte per episodi di liti, aggressioni, furti e stupefacenti). Tre dei quattro indagati per tentato omicidio sono infatti cittadini stranieri senza fissa dimora. L’idea, rilanciata dalla capodicastero Karin Valenzano Rossi proprio dalle colonne del CdT, questa volta sembra aver fatto più presa nell’Esecutivo luganese rispetto a qualche anno fa, quando i colleghi, avevano sostanzialmente chiuso la porta alla stanza del consumo. Prossimamente, una delegazione della città si recherà proprio a Coira per approfondire il funzionamento della stanza del consumo e capirne gli effetti positivi. Vantaggi che Degiacomi riassume così: «Un centro di accoglienza e di riferimento dotato di sala di consumo ha portato a Coira alla stabilizzazione delle condizioni di vita e alla riduzione dei rischi per la salute delle persone affette da dipendenza, così come alla riduzione del consumo e dello spaccio di stupefacenti negli spazi pubblici, dell’aggressività dell’ambiente della droga negli spazi pubblici e dell’effetto soglia (l’attrazione psicologica verso il consumo o l’intensificarsi della dipendenza, ndr) su persone con dipendenze provenienti da fuori città».
«È un ottimo strumento»
Ovviamente, sottolinea il municipale e granconsigliere grigionese, «non ci si può aspettare un effetto diretto sul (grande) traffico di droga né sulla criminalità legata al consumo di stupefacenti. Infatti, dove c’è domanda, arriva l’offerta e occorre procurarsi denaro per soddisfarla. La criminalità legata al consumo di droga potrebbe essere ridotta con un progetto pilota, accompagnato da studi scientifici, sulla distribuzione medicalmente controllata di sostanze a base di cocaina». Come detto, a Lugano c’è ancora parecchio scetticismo. Si sente di consigliare al Ticino di compiere questo passo?, chiediamo al nostro interlocutore? «Sì, lo consiglierei vivamente a qualsiasi città con un mercato della droga allo scoperto. In particolare, è un ottimo strumento per, in primo luogo, fornire un sostegno importante alle proprie persone affette da dipendenza, e, in secondo luogo, per contrastare più efficacemente e in maniera repressiva le persone tossicodipendenti provenienti da fuori città».
Questioni aperte con il Cantone
Intanto, a Coira si sta guardando oltre e si sta già al drug-checking e alla somministrazione controllata di cocaina. I Comuni non possono però farsi carico da soli di questi aspetti. C’è un riscontro dal Cantone? Quanto è difficile far passare questa visione? «È sempre molto difficile coinvolgere il Cantone, nonostante nei Grigioni sia legalmente responsabile dei servizi di assistenza alle persone con dipendenze», risponde Degiacomi. «Il Cantone sostiene che si tratti semplicemente di un problema di Coira, anche se molte persone affette da dipendenza che si trovano in città provengono dalle valli dei Grigioni e si recano poi nella capitale. Per noi è stato molto importante riuscire a esercitare una certa pressione attraverso il Gran Consiglio e i media. Tuttavia, non ci sentiamo ancora presi sufficientemente sul serio, proprio mentre il fenomeno dei senzatetto sta aumentando rapidamente proprio tra le persone affette da dipendenza, il che comporta numerosi problemi secondari sia per queste persone che per la popolazione», conclude il municipale grigionese.
