Svizzera-UE

Stati, apparecchiata la tavola per l’esame dei Bilaterali III

La Commissione della politica estera ha approvato gli accordi con Bruxelles a larga maggioranza – Via libera anche alla tassa d’immigrazione – La discussione alla Camera dei Cantoni è prevista dal 28 al 30 settembre
© Gabriele Putzu
Giovanni Galli
05.09.2026 06:00

A Berna è ormai tutto pronto per il primo round in Parlamento sul pacchetto di accordi con l’Unione europea. Il corposo dossier è stato esaminato da quattro commissioni. L’ultimo sigillo prima del dibattito in aula lo ha apposto ieri la Commissione della politica estera. La parte relativa alla cosiddetta stabilizzazione delle relazioni con l’UE è stata approvata con 9  voti contro 3 e un’astensione. Questa parte comprende l’adeguamento degli accordi sul mercato interno esistenti (libera circolazione, trasporto aereo, trasporti terrestri, agricoltura e ostacoli tecnici al commercio) integrati con i nuovi elementi istituzionali, le disposizioni sugli aiuti di Stato, la partecipazione ai programmi dell’UE (Horizon ed Erasmus+) e il contributo svizzero alla coesione. Sono state accolte anche le misure di accompagnamento contenute nelle leggi di applicazione svizzere, le uniche passibili di modifica da parte del Parlamento. I termini dell’accordo negoziato con Bruxelles non possono essere cambiati.  

Datori di lavoro alla cassa?

La commissione ha anche dato il suo benestare alla «tassa d’immigrazione» proposta dalla Commissione delle istituzioni politiche, in quanto parte integrante della clausola di salvaguardia, concordata con l’Unione dal Consiglio federale. Questa clausola prevede una limitazione temporanea della libera circolazione delle persone in caso di gravi problemi economici o sociali. La tassa, approvata con 5 voti contro 3 e 5 astensioni, verrebbe applicata alle persone che lavorano quali dipendenti e verrebbe riscossa presso i datori di lavoro. Sarebbero assoggettati anche i maggiorenni che si ricongiungono ai propri familiari. L’obiettivo è di incentivare il reclutamento di manodopera interna. Il tributo, comunque, non entrerebbe automaticamente in vigore in caso di approvazione degli accordi ma scatterebbe solo al momento dell’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia.

Sono pronti per la discussione anche due dei tre cosiddetti accordi per lo sviluppo delle relazioni fra la Svizzera e l’UE: quello della sicurezza alimentare e quello della sanità. L’accordo sull’elettricità, decisamente più controverso, dovrebbe essere trattato dalla Camera alta nella sessione invernale.

Sull’arco di tre giorni

La discussione in aula inizierà lunedì 28 settembre, nell’ultima settimana della sessione autunnale, ed è prevista fino a mercoledì 30 sull’arco di quattro mezze giornate. Il primo giorno è stata programmata una seduta notturna (il limite è l’una). Si procederà a blocchi. All’inizio saranno presenti i tre consiglieri federali responsabili del dossier: Ignazio Cassis, Guy Parmelin e Beat Jans. Nella parte iniziale dovrebbe essere discussa la controversa questione del tipo di referendum a cui sottoporre il pacchetto. Il Consiglio federale propone il referendum facoltativo, che prevede la classica raccolta delle firme seguite da una votazione decisa solo dalla maggioranza popolare. La Commissione delle istituzioni degli Stati, invece, propone di agganciare gli accordi alla Costituzione. Questo richiederebbe il referendum obbligatorio, con la doppia maggioranza di popolo e Cantoni. La soglia di difficoltà per l’approvazione degli accordi sarebbe più alta.

Faranno discutere anche le questioni della libera circolazione e della tutela dei salari, in particolare la misura voluta dal Consiglio federale per andare incontro ai sindacati, tramite una migliore tutela del partenariato sociale a livello aziendale. La Commissione dell’economia l’ha respinta. Inoltre, ha deciso di mantenere il vecchio sistema in fatto di cauzioni, facendole pagare a tutte le aziende dell’UE che impiegano lavoratori distaccati e rinunciando a estendere la responsabilità agli appaltatori. La maggioranza della Commissione si è detta consapevole che le sue proposte sulle cauzioni sono in contrasto con l’esito dei negoziati con l’UE e dichiara espressamente di accettarne le conseguenze.

Il «ministro» degli Esteri Ignazio Cassis dovrà sostenere la discussione sulla ripresa dinamica del diritto europeo, sul nuovo sistema di risoluzione dei conflitti, sul coinvolgimento del Parlamento nella preparazione degli atti legislativi che toccano la Svizzera e sul contributo di coesione, che sarà aumentato (350 milioni di franchi all’anno per il periodo 2030–2036) e diventerà permanente.