Steve Cropper, il maestro che suonava nelle retrovie

Ricordate i Blues Brothers? Ma certo che li ricordate. Ricordate anche tutta la formazione de «la BANDA»? Più difficile, eh? Lou Marini, Matt «Guitar» Murphy e poi?... Tra quelli che restavano un po’ defilati c’era un chitarrista con la lunga barba. Quel tale era Steve Cropper, uno dei principali responsabili del sound del più ruvido r’n’b degli anni Sessanta, quello della Stax Records. Autore di successi per Otis Redding, Eddie Floyd e Wilson Pickett (tanto per esser chiari: dietro a brani come Knock on Wood, In the midnight hour e The dock of the bay c’è anche la sua firma), musicista di prima grandezza, è stato anche elemento cardine di Booker T. & the Mg’s, autori della storica Green onions e dei Mar – Keys (in pratica gli stessi quando facevano da backing band ai suddetti artisti e ad altri ancora). Ecco, in tutto questo tempo il buon «colonel Steve» non ha coltivato molto la sua carriera solistica. Pochi album, a partire da With a little help from my friend, del lontano 1969, passati quasi sempre inosservati. Solo negli ultimi quindici anni ha iniziato a pubblicare con maggior costanza, fino alla sua scomparsa, nel dicembre dell’anno scorso. Quando se n’è andato, stava lavorando a questo disco ed era consapevole che sarebbe stato l’ultimo: per questo ci ha messo tutto se stesso. A suonare con lui c’è la band che lo aveva accompagnato negli ultimi tempi, The Midnight Hour, composta dal produttore Jon Tiven che si districa tra tastiere, basso e sax, il pianista Eddie Gore, il batterista Nioshi Jackson, con le voci di Roger C. Reale e Ana Grosh (Steve non è mai stato un cantante). E poi ci sono gli ospiti, e che ospiti. Dopo l’iniziale Tandoori chicken, uno strumentale d’atmosfera che riporta all’era eroica della Stax, per Ticket first si è scomodato Eric Clapton mentre My angels are calling cala addirittura due assi: Brian May (Queen), che si occupa anche della parte vocale, e il sempre barbutissimo Billy Gibbons (ZZ Top) che sfodera un assolo da par suo (ne regalerà un altro anche alla torrida Stand right here). In Until now fa capolino Ron Wood (Rolling Stones), con una slide ed è qui che è bene ricordare che quando Cropper venne votato «il più grande chitarrista vivente» dal prestigioso magazine Mojo, Keith Richards commentò «Perfetto». Anche gli altri brani scorrono via intrecciando soul, funk, rhythm’n’blues o solo blues, rileggendo l’arte di un uomo abituato a starsene nelle retrovie, per un’ultima volta sugli scudi.