Stop ai dipendenti pubblici, arriva la proposta del Governo

Sull’iniziativa «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali» la politica compie alcuni passi avanti. A fine agosto, la Commissione gestione e finanze aveva scritto al Consiglio di Stato chiedendo ulteriori approfondimenti sul tema. Domande tecniche, per capire gli effetti reali che le misure contenute nel testo avrebbero sull’organico pubblico. Ebbene, nel rispondere ai quesiti, il Governo ha avvertito i deputati dell’intenzione di presentare – nelle prossime settimane – un messaggio. La proposta circolava da mesi; ora è stata formalizzata alla Commissione. È questa, in sostanza, la novità più significativa. Ma ce n’è un’altra, non meno importante: la Gestione ha nuovamente chiesto all’Esecutivo di fornire altre precisazioni. Perché alcuni dettagli di sostanza non sono affatto chiari, come il numero effettivo dei dipendenti cantonali ai quali verrebbe applicata l’iniziativa. E, prima di portare il dossier in Parlamento per la discussione e il voto, i partiti vogliono vederci chiaro. L’interpretazione dei parametri dell’iniziativa generica è evidentemente un aspetto centrale, da chiarire una volta per tutte.
Il testo, lo ricordiamo, è sostenuto da rappresentanti di UDC, Lega, PLR, Centro, Camera di Commercio e AITI. La proposta chiede un tetto massimo al numero degli «statali» (esclusi i docenti e il personale di cura dell’OSC), che non dovrà superare l’1,3% della popolazione residente in Ticino. Un parametro che secondo gli intenti dei promotori dovrebbe, nell’arco di cinque anni, portare a una riduzione del 10% del personale attuale, ossia circa 580 unità.
In programma altri incontri
L’iniziativa, al momento, rimane però «sospesa»: i partiti, prima di prendere posizione, vogliono infatti attendere l’arrivo delle cifre e capire l’impatto reale. Oltre a conoscere che cosa proporrà il Governo. Durante l’estate, il Consiglio di Stato ha infatti allestito una serie di misure che saranno messe nero su bianco nel messaggio. L’Esecutivo, contrariamente a quanto accaduto per le due iniziative di cassa malati, non vuole quindi aspettare passivamente. I contenuti, tuttavia, ancora non si conoscono. È possibile, ad ogni modo, che ci siano delle indicazioni sulla non sostituzione del personale partente, oppure sulla «semplificazione» delle disdette dei rapporti di lavoro. O ancora nuovi parametri sui salari, così come indicazioni più chiare sul personale effettivamente toccato dall’iniziativa. Ad ogni modo, prima di presentare il messaggio serviranno ancora degli incontri, in particolare con i sindacati, da sempre contrari a ogni misura che incida sul personale. Insomma, le incognite - a pochi giorni dall’entrata in Governo di uno dei promotori dell’iniziativa, Piero Marchesi - sono ancora molte.
L’UDC, intanto, continua a insistere per andare al voto. Per Alain Bühler, co-relatore, insieme al collega leghista Michele Guerra dell’unico rapporto presentato finora, la questione è chiara. «I cittadini hanno il diritto di potersi esprimere entro i termini stabiliti dalle leggi», sottolinea. «La Costituzione è chiara: un’iniziativa è sottoposta al voto entro due anni dalla consegna delle firme. In questo caso, la scadenza è il 4 febbraio 2027. Noi siamo disposti ad andare oltre quella data, ma bisogna permettere ai cittadini di esprimersi entro e non oltre il 28 febbraio». Come dire: basta fare melina. «Il Governo ha avuto tutto il tempo per intervenire e non lo ha fatto. Non può svegliarsi adesso, a ridosso della scadenza, e pretendere di rimettere tutto in discussione con un messaggio. E mi aspetto coerenza anche dal PS. Non esistono iniziative di serie A e di serie B, e tantomeno cittadini firmatari di serie A e di serie B. Se per le proprie iniziative pretende il rispetto dei diritti popolari, lo stesso principio deve valere anche per quelle degli altri. Elezioni cantonali o meno, si porti la trattanda in Parlamento il 26 ottobre per poter votare il 28 febbraio 2027. Punto».
