Germania

Strage di Stade, il presunto omicida si suicida in cella

Il 45.enne era sospettato di aver ucciso a colpi d'arma da fuoco sei assistenti sociali in un centro di accoglienza dove si trovavano la figlia neonata e la madre della piccola – Dietro al gesto ci sarebbe stato l'affidamento della bambina
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Red. Online
21.07.2026 15:36

È morto suicidandosi in carcere il 45.enne sospettato di aver ucciso a colpi d'arma da fuoco sei assistenti sociali in un centro di accoglienza per madri a Stade, città alle porte di Amburgo, a fine giugno. A comunicarlo, nella giornata di oggi, il Ministero della giustizia dello stato della Bassa Sassonia. Il sospettato, identificato dai media tedeschi come Fatih Khan G., cittadino tedesco di origini turche, è stato trovato morto dal personale carcerario nella sua cella singola nelle prime ore di oggi.

Sei persone uccise

A perdere la vita, in quella che è stata definita come una delle sparatorie più gravi avvenute in Germania negli ultimi anni, erano state sei persone che lavoravano nella struttura di assistenza per minori. La polizia aveva dato conferma del bilancio della strage, avvenuta il 29 giugno a mezzogiorno nel centro storico della città, in Dankersstrasse. Cinque vittime - quattro donne e un uomo, tutti adulti - erano morte sul posto, mentre un sesto uomo era deceduto in seguito, dopo il ricovero in ospedale. Le vittime erano tutte dipendenti della struttura. Diversi altri feriti, alcuni in gravi condizioni, erano stati trasportati d'urgenza al pronto soccorso.

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L'affidamento della figlia

Il movente dietro alla sparatoria sarebbe stato l'affidamento della figlia neonata dell'uomo. Secondo le ricostruzioni fatte dagli inquirenti, il 45.enne quel giorno aveva infatti un appuntamento con gli assistenti, poi uccisi, per chiarire la questione dell'affidamento della piccola di tre mesi, accolta insieme alla mamma nel centro. Sia la donna che la bimba non hanno fortunatamente riportato ferite durante la sparatoria. Il 45.enne era poi stato fermato mentre cercava di scappare a bordo di un'auto guidata da una donna di 65 anni, «una sua familiare», che pure è stata fermata. A bordo del veicolo, gli agenti hanno trovato la pistola utilizzata nella carneficina. Da qui l'arresto del presunto pluriomicida.