Trasporti

Su Arcobaleno e Ticino Ticket i Comuni chiedono «più confronto»

L’Associazione dei Comuni ticinesi chiede maggiore coinvolgimento nelle decisioni e una diversa ripartizione delle spese - La richiesta è quella di un dialogo «serio e costruttivo» con il Cantone per garantire più trasparenza e una distribuzione equa dei costi
©Chiara Zocchetti
Asia Della Bruna
30.10.2026 06:00

Chi paga dovrebbe anche poter decidere. È questo, in sostanza, il principio rivendicato dall’Associazione dei Comuni ticinesi (ACT), che in una lettera indirizzata al Consiglio di Stato solleva la questione del finanziamento della Comunità tariffale Arcobaleno e del Ticino Ticket. A essere contestata, come precisa il presidente Felice Dafond, non è l’iniziativa turistica in sé, ma il modo in cui vengono reperite e ripartite le risorse necessarie a sostenerla da parte del Governo. Il turismo, sottolinea, è «una fonte di ricchezza per il Cantone», il problema riguarda piuttosto il contributo finanziario richiesto agli enti locali per il sistema dei trasporti pubblici nel suo complesso. «Si tratta di un onere complessivo estremamente rilevante, che continua a crescere nel tempo, senza che i Comuni abbiano alcun reale potere decisionale né sulla definizione del modello tariffale, né sugli accordi contrattuali», si legge nel documento dell’Associazione.

Più voce nelle decisioni

Il punto, per l’ACT, è che i Comuni si trovano a finanziare scelte compiute da altri, in particolare dal Cantone, «senza essere adeguatamente coinvolti nei processi decisionali». Una situazione che, secondo l’Associazione, «ha superato ogni limite di sostenibilità politica e finanziaria», tanto da ridurre gli enti locali al ruolo di semplice «conto cassa» del Cantone, chiamati ad assumersi spese sulle quali non possono incidere. Nella lettera, l’ACT avverte infatti che «i Comuni non sono più disposti a continuare a finanziare la Comunità tariffale Arcobaleno e il Ticino Ticket nelle modalità attuali». La presa di posizione non chiude però la porta al dialogo. Come ribadito da Dafond, l’Associazione resta disponibile ad aprire «un confronto serio e costruttivo», chiedendo un maggiore coinvolgimento nelle decisioni, più trasparenza sui costi e una ripartizione degli oneri più equa tra i diversi beneficiari del sistema.

Il nodo dei finanziamenti

La questione sollevata dall’ACT riguarda anche il quadro giuridico su cui si fonda il contributo dei Comuni. In particolare, per quanto riguarda il Ticino Ticket, «non c’è (allo stato attuale) una norma che dica esplicitamente «i Comuni devono finanziare il Ticino Ticket»», si legge nella lettera. La partecipazione comunale deriva infatti dalla legge cantonale sui trasporti pubblici, che prevede una ripartizione al 50% tra Cantone e Comuni dei costi delle agevolazioni tariffarie. Il Ticino Ticket viene considerato una di queste agevolazioni, una classificazione che Dafond mette però in discussione: a suo giudizio, pur essendo una «lodevole iniziativa turistica», non dovrebbe rientrare in questa categoria. Come precisa la stessa ACT, «i Comuni contribuiscono al suo finanziamento non perché esiste il Ticino Ticket, ma perché devono cofinanziare le agevolazioni tariffarie in generale».

Il Ticino Ticket è però anche «una misura di politica turistica finanziata principalmente con risorse derivanti dal settore tramite la riscossione delle tasse di soggiorno». A definirlo così è lo stesso Consiglio di Stato, in un messaggio del 21 ottobre in risposta a una mozione che propone quattro fine settimana gratuiti all’anno sui trasporti pubblici per i residenti. È dunque un sistema che coinvolge sia il settore turistico sia gli enti pubblici. Come sottolinea però l’ACT, le norme sul turismo «non prevedono un obbligo diretto dei Comuni di finanziarlo». La contestazione riguarda quindi le modalità con cui vengono ripartiti i costi e il ruolo riservato agli enti locali nelle decisioni.

I possibili rincari

A rendere più delicata la questione sono anche le prospettive finanziarie dei prossimi anni. Nel messaggio del 21 ottobre, il Consiglio di Stato segnala che ogni anno «l’indennità per l’agevolazione tariffale nella Comunità tariffale Arcobaleno (CTA), a carico di Cantone e Comuni, si attesta attorno a 10 milioni di franchi», una cifra che potrebbe raggiungere i 18 milioni. Il motivo, spiega il Governo, è che «il livello di ricavi effettivi della CTA si situa molto al di sotto del livello di ricavo standard del Servizio diretto nazionale». Secondo i dati del 2025, infatti, i ricavi raggiungono circa il 70% del livello di riferimento nazionale, mentre la normativa federale prescrive una soglia minima dell’80%. Dal 2027 diventerà quindi obbligatorio compensare lo scarto rispetto a questa soglia, con possibili maggiori costi per gli enti pubblici.

Il peso sulle finanze pubbliche

Nel documento, il Governo richiama anche le difficoltà delle finanze cantonali e le misure adottate per contenere la spesa, tra cui la soppressione di oltre cento corse giornaliere dall’orario 2025, con un risparmio annuo di circa 2,5 milioni di franchi per Cantone e Comuni. Un intervento che si inserisce nella necessità di garantire tariffe regionali vantaggiose, contenendo al contempo gli oneri pubblici.

In questo contesto, il Consiglio di Stato si è espresso anche sulla proposta di introdurre quattro fine settimana gratuiti all’anno sui trasporti pubblici per i residenti. Pur riconoscendo che l’obiettivo di promuovere una mobilità sostenibile è «senz’altro interessante e in linea con gli obiettivi cantonali», il Governo avverte che l’iniziativa richiederebbe «nuove e rilevanti risorse finanziarie, ad oggi non previste». I mancati introiti ammonterebbero a circa 1,8 milioni di franchi, ai quali potrebbero aggiungersi i costi per potenziare alcune linee, soprattutto verso le principali mete turistiche. Per questi motivi, l’Esecutivo propone al Parlamento di respingere la mozione.

Quanto alla lettera dell’ACT, interpellato dal Corriere del Ticino, il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha preferito non esprimersi prima che la questione venga discussa in Consiglio di Stato.