Su l’IVA per finanziare l’esercito, ma Pfister troverà vento contrario

È dallo scoppio della guerra in Ucraina che si parla di aumentare le spese militari per rafforzare le capacità di difesa. Ma nonostante venisse riconosciuto, a parole, il deterioramento della situazione geopolitica, tutti i tentativi fatti negli ultimi quattro anni per accordare rapidamente alle forze armate consistenti maggiori mezzi sono andati a vuoto. A oggi, non si sa ancora come raggiungere l’obiettivo di destinare alla Difesa l’1% del PIL entro il 2032; detto altrimenti, come portare il bilancio dell’esercito dagli attuali 6,5 a 10 miliardi di franchi. Questo però non basta. Il fabbisogno sarà ancora maggiore, fino all’1,6% del PIL, perché le lacune da colmare sono molte (solo un terzo delle unità è completamente equipaggiato), i mezzi per far fronte a conflitti ibridi (ciberattacchi e disinformazione) e attacchi a distanza insufficienti, e i prezzi dei materiali in forte aumento. Dopo essersi visto rifiutare, in dicembre, una prima richiesta di aumento dell’IVA, il «ministro» della Difesa Martin Pfister è riuscito stavolta a convincere i colleghi. Un primo passo tutt’altro che scontato, su un terreno dove la precedente direttrice del DDPS Viola Amherd, e altri, avevano ripetutamente fallito. Per lui si tratta quindi di un successo personale di tappa.
Un piano di 31 miliardi
L’intenzione è di aumentare l’IVA di 0,8 punti percentuali per i prossimi dieci anni, a partire dal 2028. Le entrate supplementari sarebbero a destinazione vincolata. Il maggior onere a carico dei consumatori ammonterebbe a circa 3 miliardi di franchi annui. In totale, Berna conta di incassare 31 miliardi da destinare in prevalenza all’esercito. Il resto andrebbe agli organismi civili che si occupano di sicurezza, come i servizi informativi della Confederazione, la protezione delle frontiere e le polizie. Sono state valutate varie possibilità di finanziamento alternative. Alla fine, il Governo ha puntato su un aumento delle entrate, sia perché l’attuale budget federale non offre margini di manovra, sia perché occorre rispettare il freno all’indebitamento. Inizialmente, il Governo prevedeva di aumentare le risorse per l’esercito solo attraverso risparmi in altri settori. Questa strada, però, sta dimostrando i suoi limiti. Gli Stati hanno già ridotto di un terzo i contenimenti di spesa contenuti nel piano di sgravi. Pfister si è detto consapevole che un aumento di questa imposta impatterà sul potere d’acquisto, ma ha spiegato che la sicurezza è un presupposto indispensabile per la libertà e la prosperità.
Sistemi contro i minidroni
Nei prossimi due anni (2026 e 2027), tramite il bilancio ordinario, il Consiglio federale intende colmare le lacune più urgenti nella difesa da minacce probabili, acquistando nuovi sistemi di difesa terra-aria a corta gittata e sistemi per la difesa da minidroni. Sono considerati prioritari anche gli investimenti nell’informatica.
Ma le sfide, sottolinea Pfister, derivano anche dal fatto che le risorse finanziarie previste dal budget non sono più in linea con la realtà sul mercato degli armamenti, dove a causa dell’aumento della domanda si sta assistendo a un forte rincaro e bisogna attendere anni per la fornitura di nuovi sistemi di difesa. In più viene chiesto un acconto pari ad almeno un terzo del prezzo d’acquisto. Senza questo potenziamento delle risorse lo sviluppo delle capacità verrebbe ridimensionato, «con ripercussioni negati ve sulla protezione della popolazione del Paese dalli minacce». In pratica, verrebbero protetti meno centri urbani e infrastrutture.
Fondo per gli armamenti
Le entrate supplementari confluirebbero in un fondo per gli armamenti, alimentato anche tramite un contributo proveniente dal bilancio ordinario dell’esercito. Questo fondo si potrà anche indebitare con mutui della Tesoreria federale per un importo pari al doppio dell’ammontare delle entrate supplementari totali. Alla scadenza dei dieci anni, i debiti dovranno essere interamente restituiti.
Il calendario
Il consigliere federale intende procedere speditamente: inviare un progetto in consultazione entro fine marzo e presentare un messaggio in autunno. Il voto popolare, obbligatorio per ogni ritocco dell’IVA, potrebbe aver luogo nell’estate del 2027, sempre che l’aumento dell’imposta trovi il consenso del Parlamento. L’IVA era già stata aumentata di 0,4 punti nel 2024 per l’AVS. Ora è all’8,1%. Se il progetto fosse approvato, passerebbe al 8,9%. In discussione, non va dimenticato, c’è già un altro aumento di 0,7 punti per finanziare la 13. AVS. Teoricamente, l’IVA potrebbe aumentare fino al 9,6%.
Resistenze politiche
Ma la strada per Pfister è sin d’ora tutta in salita. Le prime reazioni sono in gran parte negative. In Parlamento la proposta non avrebbe nessuna chance. l’UDC ha già messo in chiaro di essere contraria. L’esercito ha certo bisogno di mezzi sufficienti, ma altrettanto importante è la sicurezza interna: «Se il Consiglio federale vuole davvero risolvere il problema, deve porre rimedio al caos dell’asilo e finanziare così l’esercito». Da parte sua, il PS si dice molto scettico: «Ulteriori miliardi per l’esercito sono irresponsabili se il denaro viene investito nei posti sbagliati, se non si interviene su costosi passi falsi come l’F-35 e se la Svizzera diventa dipendente da altri Paesi». Una mossa assolutamente inaccettabile gli hanno fatto eco i Verdi. Quanto al PLR ritiene che imporre nuove tasse sia la strada sbagliata. La via da seguire è piuttosto la vendita da parte della Confederazione di azioni Swisscom e l’utilizzo di una parte degli utili annuali della Banca nazionale per il riarmo urgente dell’esercito. Più possibilista, invece, la posizione del Centro (il partito di Martin Pfister), che loda il fatto che su un tale tema la parola finale spetterebbe alla popolazione, con una procedura democratica. Sicuramente, sottolinea, sono necessari maggiori fondi per l’esercito, che dispone in parte di sistemi ormai datati. Favorevole anche l Associazione delle società militari svizzere (ASM), secondo cui si tratta di un primo passo assolutamente necessario per compiere un passo decisivo.
