«Su UBS gli Stati hanno scelto una propria via estrema»

L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) critica duramente la decisione odierna del Consiglio degli Stati in materia di regolamentazione di UBS: la definisce un «extremer Sonderweg», una via propria portata all'estremo, che rischia di far perdere competitività alla piazza finanziaria.
L'obbligo imposto alle banche sistemiche - UBS in primis - di coprire le partecipazioni estere con il 90% di capitale primario di classe 1 (CET1), a fronte del 45% richiesto oggi, va ben oltre gli standard internazionali, scrive in un comunicato odierno l'ASB, citando realtà come l'Unione europea, il Regno Unito o gli Stati Uniti. «La Svizzera intraprende una via tutta sua che nessun altro centro finanziario segue», afferma il presidente della direzione dell'ASB Roman Studer, citato nella nota. «C'è il rischio che vengano meno dei servizi, che perdiamo talenti e che abdichiamo alla nostra posizione di vertice internazionale.»
L'associazione deplora che le prese di posizione prevalentemente critiche provenienti dagli ambienti economici e dai cantoni non siano state considerate nella decisione parlamentare. Inoltre il Consiglio degli Stati non ha seguito la proposta della sua Commissione dell'economia e dei tributi (CET-S), che aveva optato per un compromesso che comprendeva per il 50% capitale primario di classe 1 (CET1) e per il 50% di obbligazioni AT1 (il cui valore può essere azzerato in caso di difficoltà, come avvenuto nel caso di Credit Suisse e che, a detta dell'ASB, sono «strumenti affermati a livello internazionale»).
L'organizzazione dei banchieri non esita a parlare di un'occasione sprecata e auspica «ulteriori discussioni politiche», che possano sfociare in una «correzione fondamentale» dell'orientamento normativo. A tal fine secondo l'ASB si dovrebbe partire dai lavori preparatori della CET-S. Il tema non è infatti per nulla archiviato: dopo l'esame da parte degli Stati la palla passa ora al Consiglio nazionale.