Parlamento

Sulle stime si chiude un capitolo: il popolo voterà il prossimo giugno

Approvata dal plenum l’iniziativa costituzionale promossa da UDC, Lega, PLR e Centro
©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
23.02.2026 21:34

Sulla neutralizzazione dei valori di stima l’ultima parola spetterà al popolo, che sarà molto probabilmente chiamato a esprimersi già in giugno. Il Parlamento, con 53 voti favorevoli e 23 contrari) ha dal canto suo deciso di sostenere la relativa iniziativa costituzionale promossa da UDC, Lega, PLR e Centro. Luce verde dal Gran Consiglio anche a due mozioni in questa direzione proposte da Paolo Caroni (Centro).

Il tema, lo ricordiamo, è tornato sui banchi del plenum dopo il rinvio in Gestione avvenuto in dicembre. E, nel frattempo, oltre a un sostegno più allargato, il dossier ha ricevuto i chiarimenti giuridici necessari su alcuni aspetti tecnici contenuti nella proposta. Sullo sfondo, ad ogni modo, c’è una questione essenziale: come stabilito dal Tribunale federale, i valori di stima devono essere almeno il 70% del valore di mercato. Il Ticino, avendo un valore di stima molto più basso, è quindi chiamato a fare i compiti. Avrebbe dovuto farlo lo scorso anno attraverso una revisione generale delle stime, che è però stata rinviata al 2035, dopo un piccolo ritocco approvato con il Preventivo 2026.

Un aspetto procedurale

Il dibattito politico sull’effettivo innalzamento dei valori, ad ogni modo, avverrà dunque nei prossimi anni. E il popolo in giugno sarà chiamato a esprimersi «solo» su un aspetto procedurale: evitare che un cambiamento tecnico diventi un automatismo. Detto in altre parole, in futuro, il Parlamento dovrà potersi determinare sulle conseguenze di una revisione generale. E questo perché una modifica dei valori di stima implica due ripercussioni. Da un lato un aumento della pressione fiscale, dall’altro un cambiamento delle soglie di accesso a molte prestazioni sociali. In soldoni, se le stime venissero allineate ai valori di mercato l’impatto sarebbe di 431 milioni di franchi l’anno tra maggiori imposte e minori sussidi. Secondo i quattro partiti che sostengono l’iniziativa, dunque, bisogna evitare che a rimetterci siano i proprietari di immobili. Proprio per questo la revisione dovrà poter essere neutralizzata. Come farlo, però, lo deciderà il Parlamento a tempo debito.

Visioni lontane

«Il principio è molto chiaro: un obbligo legale (avvicinare i valori di stima a quelli di mercato, ndr) non può tradursi in una maggiore pressione fiscale e una riduzione di prestazioni sociali e sussidi», ha ricordato in aula il mozionante Caroni. Quello che si profila nei prossimi anni, quindi, «non è un semplice adeguamento tecnico». La vede così anche il co-relatore di maggioranza Alain Bühler (UDC), secondo cui «la neutralizzazione non è un privilegio, bensì una garanzia di equilibrio» del sistema. L’iniziativa, poi, «introduce nella Costituzione un principio chiaro: evitare automatismi». «Stiamo difendendo una cosa semplice», ha rincarato l’altro co-relatore Michele Guerra (Lega): «La gente rischia una stangata di oltre 400 milioni all’anno». Basta «trucchi contabili travestiti da riforme. Il messaggio politico è chiaro: non vogliamo uno Stato che mette le mani nelle tasche dei cittadini». Per Guerra, riguardo all’aumento dei valori di stima, bisogna assumersi la responsabilità politica, in un senso come nell’altro. Evitando automatismi privi di decisione del Legislativo. Un concetto ribadito anche da Matteo Quadranti (PLR): «Un aumento tecnico automatico è senza responsabilità democratica», ha ricordato. «Le imposte vanno decise in Parlamento, non accettiamo che famiglie, imprese e pensionati vengano penalizzati perché possiedono un bene immobiliare. Lo stesso vale per le prestazioni sociali».

Di tutt’altro segno le convinzioni del relatore di minoranza Ivo Durisch (PS). Il capogruppo si è detto «stufo» di sentire in aula il concetto che lo Stato mette le mani nelle tasche dei cittadini quando da anni «ci sono state solo diminuzioni di imposte». Inoltre, sono le stime basse a tenere il Ticino «nell’illegalità e nell’ingiustizia». Per Durisch, poi, sono i ricchi proprietari immobiliari i veri beneficiari dell’iniziativa. E inserire nella Costituzione «un articolo di parte e inutilmente dettagliato è disturbante».

Parola, infine, a Vitta. Il responsabile del DFE, dando il suo appoggio all’iniziativa, ha ricordato una volta di più che la proposta intende «evitare un automatismo». Tuttavia, ha avvertito, la revisione generale delle stime non sarà un passaggio leggero. Il Parlamento dovrà determinarsi su una nuova base di calcolo, ma non solo: verranno toccate 32 leggi settoriali, che coinvolgono tutti i Dipartimenti. Come dire: la politica si tenga pronta. La proposta alle urne in giugno sarà solo l’aperitivo.