Aziende

Sull'intelligenza artificiale vertici e lavoratori divisi

Uno studio realizzato a livello globale dalla società di consulenza Randstat afferma che quasi la metà dei lavoratori teme effetti negativi per il loro impiego – La percentuale sale al 63% in Svizzera – Man mano però che si sale nel livello gerarchico, l'entusiasmo verso questa innovazione aumenta in modo più che proporzionale
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Generoso Chiaradonna
14.04.2026 06:00

C’è una frattura che attraversa oggi il mondo del lavoro svizzero: da un lato l’entusiasmo dei vertici aziendali, dall’altro il disincanto - quando non il sospetto - dei dipendenti. Al centro, ancora una volta, l’irruzione dell’intelligenza artificiale (IA) nel mondo del lavoro.

A dirlo non è una percezione isolata, ma una fotografia scattata da Randstad, società globale di risorse umane con sede nei Paesi Bassi, che ha sondato 27 mila lavoratori e oltre un migliaio di datori di lavoro in 35 Paesi. Il risultato è netto: quasi due impiegati su tre in Svizzera (63%) sono convinti che l’IA favorisca soprattutto le aziende, più che chi vi lavora. Un dato ben superiore alla media globale (47%).

In un’intervista al quotidiano zurighese la Neue Zürcher Zeitung, il responsabile elvetico di Randstad, Jan Jacob, individua una causa chiave: l’incertezza. «Per molti collaboratori - osserva - non è chiaro come l’IA cambierà concretamente la loro giornata lavorativa». Anche perché, aggiunge, la trasformazione è stata repentina, mentre la comunicazione aziendale spesso resta incompleta, se non opaca.

Jacob parla di una «KI-Realitätslücke», un divario di percezione: i lavoratori, da un lato, tendono a sottovalutare la portata del cambiamento; le imprese, dall’altro, ne colgono già le potenzialità strategiche. Il rischio, però, è quello di una transizione senza consenso.

Il manager avverte: «I dipendenti sottovalutano quanto l’IA cambierà la loro vita professionale. Il 20% circa non si aspetta alcun mutamento della propria attività. Se però i lavoratori non vengono coinvolti nel processo di transizione, non condividono la visione e perdono la fiducia l’attuazione dei cambiamenti diventa più difficile».

Non è solo una questione di informazione, ma anche di posizione. L’ottimismo verso l’intelligenza artificiale – riconosce Jacob – cresce con il livello gerarchico. È una dinamica che ricorda altre rivoluzioni industriali: quando le prime macchine entrarono nelle fabbriche inglesi, pochi ne intuivano davvero le conseguenze. Oggi, suggerisce il paragone, siamo in una fase analoga.

Un consulente per il personale

Eppure, nel rapporto tra lavoratori e tecnologia emergono segnali inattesi. Uno su tutti: la metà degli intervistati preferisce ormai rivolgersi all’IA per consigli professionali, piuttosto che al proprio superiore. Non è solo una questione di efficienza, ma di psicologia: il chatbot non giudica, non incalza, non mette in discussione. Al contrario, il confronto con un responsabile può attivare dinamiche di controllo e valutazione.

Questo non significa che il rapporto con i superiori sia compromesso. Il 72% degli intervistati dichiara infatti di avere fiducia nel proprio capo. Ma è una fiducia selettiva: solida nelle questioni operative, più fragile quando si entra nel territorio personale della carriera.

Sul piano delle competenze, la direzione appare invece tracciata. Più che resistere, bisogna adattarsi. «Apertura al nuovo, disponibilità a sperimentare», sintetizza Jacob. Ma soprattutto formazione continua, per integrare l’IA nei processi quotidiani.

Resta infine il nodo del controllo. L’automazione non elimina la responsabilità umana. «Non dobbiamo diventare poliziotti», chiarisce il manager, «ma non possiamo nemmeno fidarci ciecamente». In altre parole: l’era dell’intelligenza artificiale richiede meno esecuzione e più pensiero critico.

E forse è proprio qui che si gioca la partita decisiva. Non tra chi accelera e chi frena, ma tra chi comprende e chi resta indietro. Perché, come conclude Jacob, i dipendenti non stanno rallentando: «corrono anche loro». Solo, non sempre nella stessa direzione delle aziende.