Economia

Svizzera: nel 2025 inflazione ai minimi da cinque anni a questa parte

Il dato si è attestato allo 0,2%
© CdT / Chiara Zocchetti
Ats
08.01.2026 09:28

La percezione dei consumatori è magari diversa, ma l'inflazione è scesa ai minimi da cinque anni in Svizzera: si è attestata allo 0,2% nel 2025, valore più basso del 2020, quando il rincaro era stato per l'ultima volta negativo (-0,7%). Nel 2024 i prezzi erano saliti dell'1,1%, nel 2023 del 2,1% e nel 2022 del 2,8%, registrando l'incremento più forte in 30 anni.

La lieve crescita del 2025 è riconducibile in particolare all'incremento degli affitti delle abitazioni, dei pasti nei ristoranti e caffè, come pure del cioccolato, spiega l'Ufficio federale di statistica (UST) in un comunicato odierno. È invece diminuito il costo dell'elettricità, della benzina, dei medicamenti e delle automobili d'occasione. In media, i prezzi dei prodotti indigeni sono progrediti dello 0,7%, mentre quelli dei prodotti importati sono diminuiti dell'1,6%.

Oltre a pubblicare il dato sull'inflazione dell'interno anno - che è semplicemente una media aritmetica dei singoli mesi - l'UST ha anche diffuso i dati di dicembre. L'indice dei prezzi al consumo si è attestato a 106,9 punti, stabile rispetto a novembre: su base annua l'inflazione è al 0,1%, a fronte dello 0,0% registrato in novembre. L'indicatore è in linea con le attese degli analisti interrogati dall'agenzia Awp, che scommettevano su valori che andavano dallo 0,0% allo 0,2%.

Nel dettaglio, nel confronto con novembre i prezzi dei prodotti indigeni sono saliti dello 0,2%, mentre quelli dei prodotti importati sono scesi dello 0,8%. Su base annua i primi segnano +0,5%, i secondi -1,6%. Lo zoccolo dell'inflazione - che nella definizione dell'UST è il rincaro totale senza quello concernente prodotti freschi e stagionali, energia e carburanti - mostra variazioni rispettivamente di zero (mese) e del +0,5% (anno).

L'UST calcola anche un indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA), misurato con la metodologia in uso nell'Unione europea, con l'obiettivo di raffrontare i dati elvetici con quelli della nazioni comunitarie. Visto da questa prospettiva dicembre presenta un rincaro di +0,1% (mese) e di +0,2% (anno).

Il rincaro stabilito dall'UST ha una grande importanza in vari ambiti: dalle negoziazioni salariali agli affitti, passando per la fissazione degli alimenti nell'ambito dei divorzi. Come noto l'efficacia dell'indice dei prezzi al consumo nell'illustrare il costo della vita percepito dai consumatori è peraltro spesso al centro di grandi discussioni. Questo è particolarmente vero in Svizzera perché, per motivi metodologici, il tasso calcolato dai funzionari di Neuchâtel non comprende i premi dell'assicurazione malattia di base, un punto di spesa che è stato anche nel 2025 in forte progressione nei bilanci delle famiglie elvetiche.

L'inflazione è monitorata con attenzione dalla Banca nazionale svizzera (BNS), che persegue come obiettivo la stabilità dei prezzi, che essa intende come una variazione compresa tra lo 0 e il 2%. A partire dal 2024 l'entità oggi guidata dal presidente della direzione Martin Schlegel ha operato sei tagli successivi del tasso guida (l'ultimo lo scorso 19 giugno), che hanno portato l'indicatore allo 0,0%. Negli ultimi due esami trimestrali della situazione economica e monetaria, in settembre e in dicembre, la BNS ha lasciato invariato il costo del denaro. Il prossimo appuntamento è in programma il 19 marzo.

La Banca nazionale si aspetta un lieve aumento dei prezzi nell'anno in corso: il rincaro è atteso allo 0,3%. Ulteriori attori quale la Seco, Economiesuisse, UBS e altri istituti scommettono su valori compresi fra 0,2% e 0,6%.

«Alla BNS devono aver tirato un sospiro di sollievo»

L'inflazione in lieve aumento in dicembre (allo 0,1%, dopo lo 0,0% di novembre) è una buona notizia per la Banca nazionale svizzera (BNS), che vede un po' allontanarsi il pericolo della deflazione: è l'opinione degli esperti alla luce degli ultimi dati sui prezzi al consumo pubblicati stamani dall'Ufficio federale di statistica.

«Anche nel 2026 l'inflazione dovrebbe rimanere a livelli molto bassi», spiega all'agenzia Awp Alessandro Bee, economista presso UBS. Questo non dovrebbe comunque costituire un motivo per ulteriori tagli dei tassi d'interesse da parte della BNS: l'istituto ha infatti chiaramente comunicato che l'ostacolo per un abbassamento del tasso guida in territorio negativo è elevato. «Da solo il basso livello di inflazione non è sufficiente per indurre la BNS a tagliare il costo del denaro».

«Alla BNS devono aver tirato un sospiro di sollievo», afferma Thomas Gitzel di VP Bank. Se il rincaro fosse continuato a scendere la pressione sulla politica monetaria sarebbe aumentata. Dello stesso avviso è anche Karsten Junius di Safra Sarasin: l'andamento dell'inflazione in dicembre dovrebbe essere un alleggerimento per la Banca nazionale. E secondo l'analista la tendenza proseguirà nei prossimi trimestri. «La politica monetaria della BNS è quindi ben posizionata: ulteriori tagli dei tassi d'interesse sarebbero inutili».

Sull'insieme del 2025 la crescita dei prezzi si è attestata allo 0,2%. La BNS si aspetta che il rincaro salga alo 0,3% nell'anno in corso, per poi salire allo 0,6% nel 2027.