Media

«200 franchi bastano», almeno per il Cremlino

La Russia, attraverso la piattaforma in lingua tedesca RT, ha pubblicato un articolo intitolato «Come la radiotelevisione pubblica svizzera manipola deliberatamente la popolazione» lanciando un attacco frontale in vista dell'8 marzo
© Shutterstock
Red. Online
16.02.2026 12:00

«Manipolazione dell'opinione pubblica anziché informazione». E ancora: «Manipolazione mirata della popolazione». Di più, la Radiotelevisione svizzera (SRF, RTS, RSI) è «diventata parte dei conflitti sociali». Dichiarazioni, queste, che non provengono né dal Comitato a favore dell'iniziativa «200 franchi bastano» – che mira a ridurre il canone radiotelevisivo – né da politici locali. No, come scrive il Tages-Anzeiger provengono da RT DE, piattaforma in lingua tedesca dell'emittente statale russa RT, a suo tempo nota come Russia Today.

Lo scorso 1. febbraio, RT ha pubblicato un articolo intitolato «Come la radiotelevisione pubblica svizzera manipola deliberatamente la popolazione». Nel testo, RT ha lanciato un attacco frontale alla SRF e al suo corrispondente dalla Russia, Calum MacKenzie. Nello stesso articolo, RT ha promosso con forza l'accettazione dell'iniziativa con uno screenshot che, teoricamente, riproduce il sito web della SRF. L'immagine di RT DE è etichettata come «screenshot SRF». In alto, è visibile un banner pubblicitario a favore dell'iniziativa. Tuttavia, in base alla sua licenza, la SSR non può ospitare alcuna pubblicità sulle sue piattaforme online. Il banner, dunque, è stato deliberatamente aggiunto in un secondo momento. Si tratta, insomma, di un falso.

RT è un'azienda mediatica finanziata dallo Stato con sede a Mosca. Fin dalla sua fondazione, nel 2005, insieme al portale di notizie Sputnik, pure finanziato dallo Stato, ha fatto parte della strategia di soft power del presidente Vladimir Putin. L'obiettivo? Diffondere una «visione russa» del mondo. L'Unione Europea, ricordiamo, ha vietato RT dopo l'inizio della guerra di aggressione russa contro l'Ucraina a causa della sistematica disinformazione. In Svizzera, RT DE rimane accessibile online. Alcuni contenuti appaiono in forma anonima, mentre altri sono pubblicati con il nome «Hans-Ueli Läppli», presumibilmente uno pseudonimo e un'allusione al personaggio HD-Soldat Läppli dell'omonimo film svizzero del 1959.

Secondo Ulrich Schmid, professore di cultura e società russa all'Università di San Gallo, la discesa in campo della Russia in vista del voto del prossimo 8 marzo non deve sorprendere: «I propagandisti russi sanno benissimo che difficilmente riusciranno a convincere l'opinione pubblica svizzera che Putin non è poi così cattivo come viene dipinto dai media di qualità. Né possono insabbiare la guerra di aggressione qui». Di qui, dunque, il cambio di strategia, puntando su temi emotivamente carichi in Svizzera, come la neutralità o il finanziamento dei media. «L'obiettivo è screditare le emittenti della SSR e altri media di qualità» ha specificato Schmid. Individuando l'insoddisfazione latente e alimentando deliberatamente il risentimento.

L'iniziativa «200 franchi bastano», in questo senso, si presta facilmente al gioco. In Germania, lo slogan «stampa bugiarda» circola da anni negli ambienti affiliati a Putin. Una narrazione che, ora, è riconoscibile anche in alcuni aspetti del dibattito svizzero. Come questa narrazione venga effettivamente messa in atto, di per sé, è piuttosto evidente in altri post sulla piattaforma. Ad esempio, a gennaio RT ha definito il «ministro» della Difesa Martin Pfister «ministro della Verità». Berna, con il pretesto di combattere la disinformazione, avrebbe istituito un'agenzia per il «controllo dell'opinione». Pfister aveva già messo in guardia dalle campagne di influenza straniere che esacerbano le tensioni sociali e minano la fiducia nelle istituzioni. RT ha ribaltato la tesi: il problema non era la propaganda straniera, ma i presunti «piani di censura» in Svizzera.

Nel 2024, RT pubblicò un articolo intitolato «La Svizzera vuole bombardare le città russe». L'articolo attribuiva alla consigliera nazionale del PS, Priska Seiler Graf, dichiarazioni mai rilasciate. Alcuni fotomontaggi la ritraevano con lanciarazzi in scene di guerra. Prima della conferenza ucraina di Bürgenstock, l'allora presidente Viola Amherd fu etichettata come «assassina di bambini». E il massacro di Bucha fu descritto su RT come una presunta invenzione ucraina. L'articolo corrispondente, di autore presumibilmente fittizio, fu temporaneamente ripubblicato dalla Weltwoche.

Secondo il servizio di analisi web Similarweb, il sito web in lingua tedesca RT ha registrato oltre 100 mila visite dalla Svizzera solo nel gennaio 2026. RT distribuisce i suoi contenuti anche tramite social network e servizi di messaggistica come Telegram, dove vengono ulteriormente diffusi nei canali pertinenti. «La disinformazione non deve necessariamente convincere la maggioranza» ha chiarito Schmid. «È sufficiente che rafforzi le camere di risonanza esistenti e divida le società. Quando la fiducia diminuisce, le narrazioni autoritarie ne traggono vantaggio». Il Cremlino sta cercando di indebolire le democrazie occidentali sfruttando l'apertura dei loro sistemi politici. Mosca sostiene, a gran voce, che non esiste libertà di espressione, mentre in Russia giornalisti e oppositori vengono condannati a lunghe pene detentive.

Nel suo rapporto sulle «Attività d'influenza e disinformazione», scrive sempre il Tages-Anzeiger, il Consiglio federale ha rilevato che la Svizzera è diventata sempre più bersaglio di campagne mirate dopo l'imposizione delle sanzioni contro la Russia. Negli ultimi anni, in altri Paesi europei, come la Romania , sono state documentate ampie campagne d'influenza straniere in occasione di elezioni. Per la Svizzera non esistono dati comparabili. Il suo sistema politico, infatti, è considerato relativamente resiliente.

Susanne Brunner, membro del Comitato a favore dell'iniziativa «200 franchi bastano», ha dichiarato, interpellata dal Tages-Anzeiger, che il Comitato non era a conoscenza del sostegno di RT DE e che non c'è mai stato alcun contatto con i media russi. Il Comitato ha specificato di non condividere le accuse contro la SRF contenute nell'articolo. L'iniziativa, è stato detto, persegue obiettivi politici puramente interni: punta a ridurre il canone della SSR a 200 franchi, alleggerendo così l'onere per famiglie e imprese e limitando ulteriormente il mandato di servizio pubblico.

RT DE non ha risposto alle domande specifiche riguardanti la paternità, gli screenshot e la potenziale influenza dell'articolo pubblicato. La redazione ha risposto con una dichiarazione polemica, in parte in tedesco e in parte in russo, senza alcuna informazione verificabile. Resta da vedere se il sostegno mediatico di Mosca favorirà o danneggerà l'iniziativa. È chiaro, per contro, che anche un referendum relativamente piccolo sulla politica dei media in Svizzera è diventato parte di un più ampio conflitto geopolitico sull'informazione.

In questo articolo: