Aarau, nel quartiere resta la paura: Schachen cerca una nuova normalità

«Ho sentito dei colpi, ma pensavo si trattasse di fuochi d’artificio o petardi». Si può riassumere con questa frase il pensiero degli abitanti del quartiere di Schachen, teatro della sparatoria avvenuta nella notte tra sabato e domenica quando l’Aarauer Rave, un party di musica elettronica, stava per terminare. La zona dell’ippodromo dista solo qualche centinaio di metri dalle abitazioni e diversi residenti hanno udito distintamente gli spari, senza però riconoscerli come tali. «A quell’ora stavo dormendo», confida una signora. «Ho sentito dei colpi ma mi sono girata dall’altra parte. C’era il party qui, c’era un’altra festa in centro con la musica, ho pensato fosse la fine dei festeggiamenti». Molti hanno scoperto che cosa era realmente accaduto solo il mattino successivo, leggendo le notizie sui giornali online. «Siamo rimasti scioccati», continua la donna, che vive ad Aarau da oltre cinquant’anni. «Ho subito telefonato a mia figlia per sapere se le mie nipoti fossero al sicuro. Entrambe erano già a casa a quell’ora, per fortuna, e non erano state a quella festa. Ma siamo stati investiti da un senso di insicurezza senza precedenti».
Un sentimento di paura che emerge solo parlando con i residenti. Passeggiando nella zona, nella tarda mattina di ieri, non si percepiva la gravità di quanto accaduto nel fine settimana. Gli unici segni visibili erano i nastri della polizia all’inizio della strada che porta all’ippodromo. Lì, ancora appeso a una transenna, c’è il volantino dell’Aarauer Rave: festa dalle 19 alle 2 del mattino. Qualcuno ha lasciato rose rosse all’interno di una fontana pubblica. La zona è aperta alla popolazione, che la attraversa a piedi o in bicicletta. Chi passa non si avvicina: lancia un’occhiata a distanza. Solo una volta arrivati in fondo alla strada si scorgono gli agenti, intenti a controllare l’accesso. Un via vai di auto e di camionette della Polizia cantonale. Fuori, i giornalisti. Molti lavorano per emittenti italiane (la vittima era italiana e due dei cinque feriti hanno la doppia cittadinanza, ndr.). L’accesso è sbarrato anche dalla parte opposta, alla quale si accede dal bosco. Un membro dell’esercito sorride e fa segno con la mano: bisogna fare il giro, aggirare l’intera zona.
«Solitamente mio figlio va a scuola da solo, a piedi, perché abitiamo a pochi metri e ci conosciamo tutti. Oggi ho preferito accompagnarlo io», confida un uomo che sta rientrando a casa per la pausa pranzo. «Finché non trovano il responsabile, non ci sentiamo completamente al sicuro, anche se le autorità hanno assicurato che non sussiste alcun pericolo». Sono pochi quelli che accettano di parlare con i giornalisti. Molti allungano il passo. «Da domenica mattina non si parla d’altro. È una tragedia, non ci sono altri commenti da fare», dice una donna irritata. Poi, con calma, spiega di essersi svegliata nel cuore della notte. «Quando ho sentito i colpi, ho subito pensato che non fossero ‘botti normali’. Ma sono uscita dal letto solo quando le sirene della polizia sono diventate insistenti e il rumore di un elicottero non mi lasciava più riposare».
È solo il comunicato della Polizia, poco prima delle 13, a fare tirare un sospiro di sollievo. «Dicono che hanno arrestato un uomo. Speriamo sia l’unico responsabile. È una buona notizia», dice una signora. «Ma dovranno capire che cosa è successo realmente».
Non si sa nulla, infatti, sul movente. Tra le persone con cui abbiamo parlato, nessuno sembra prendere in considerazione la possibilità di un attentato terroristico. «Forse perché fa più paura dello scellerato gesto di un matto che voleva commettere una strage», commenta un ragazzo. Le risposte cambiano nei dettagli, ma restituiscono tutte la stessa sensazione: il quartiere non è affatto ancora tornato alla normalità.
«Avrei potuto esserci anche io, al rave», dice un uomo che si ferma a osservare il via vai di poliziotti. «Un amico mi ha telefonato sabato pomeriggio. Gli ho detto che saremmo andati a un’altra festa pomeridiana, ma che non potevo fare tardi perché domenica mattina sarebbe arrivata mia sorella. Alla Denner, una commessa mi ha raccontato di essere andata via attorno alle 2. Era spaventata all’idea che, appena trenta minuti dopo, qualcuno avesse aperto il fuoco sulle persone con le quali aveva passato la serata. In Svizzera non ti aspetti di sentir parlare di pistole e fucili d’assalto».
La vita scorre nel quartiere di Schachen. Nel tardo pomeriggio l’area intorno si anima: bambini giocano in piscina, ragazzi corrono sulla pista di atletica, mentre al termine delle lezioni scolastiche inizia l’allenamento di calcio. Sulle rive dell’Aare sono ancora visibili i segni della violenta grandinata di venerdì: rami spezzati, alberi divelti dal vento, auto ammaccate. La sparatoria sembra confinata alla zona dell’ippodromo, dove le indagini e i rilievi proseguono lontano da occhi indiscreti.
C’è stato un arresto, ma molte domande restano ancora aperte
Nella notte tra domenica e lunedì è stato fermato un cittadino svizzero di 43 anni. La polizia lo ha quindi arrestato in quanto «fortemente sospettato». È questo il contenuto del comunicato diramato dalla Polizia cantonale di Argovia alle 12.58 di ieri. L’uomo è stato fermato poco prima dell’1, «nel corso delle operazioni di ricerca avviate». «Sono attualmente in corso le indagini per ricostruire con precisione lo svolgimento dei fatti, nonché per chiarire il contesto e il possibile movente. Allo stato attuale, si presume che abbia agito una sola persona». Nessun dettaglio in più. E, è stato precisato, non verrà rilasciata alcuna ulteriore informazione fino a mercoledì, quando è prevista una conferenza stampa.
Il movente
Attentato terroristico, atto di follia omicida o regolamento di conti? Le ipotesi avanzate dalla Polizia non sono ancora state ufficialmente accantonate.
Un solo responsabile?
Gli inquirenti presumono che abbia agito «una sola persona», ma non hanno ancora escluso la presenza di complici.
Due luoghi, una dinamica
Il primo luogo degli spari è l’area dell’ippodromo dove si era svolto l’Aarauer Rave. Il secondo si trova a circa 350 metri di distanza, nei pressi di un’area di sosta per le comunità itineranti. Anche lì sono stati esplosi colpi e sono stati trovati bossoli. La polizia non ha ancora chiarito da quale dei due punti sia iniziata la sparatoria, né come si sia svolta esattamente.
Il ruolo del 43.enne
L’uomo è «fortemente sospettato», ma restano da chiarire le circostanze dell’arresto e gli elementi che hanno condotto gli inquirenti fino a lui.
