Svizzera

Addio ai «paracaduti dorati» per i dirigenti della Confederazione

È quanto auspica un'iniziativa parlamentare di Thomas Minder approvata dalla Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale – Nessuna indennità anche per i quadri delle aziende parastatali
©Gabriele Putzu
Ats
15.11.2024 15:54

Brutte notizie per i quadri della Confederazione e delle aziende parastatali: in futuro, in caso di partenza, nessun «paracadute dorato» o indennità che dir si voglia.

È quanto auspica un'iniziativa parlamentare dall'ex «senatore» Thomas Minder (Indipendente-UDC/SH), già adottata lo scorso giugno dal Consiglio degli Stati, e ora approvata anche dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale per 20 voti a 2. Il passaggio nel plenum, vista la chiara votazione, dovrebbe quindi essere una formalità. In seguito la CIP-S dovrà presentare un progetto di modifica della legge sul personale federale.

Per la CIP-N, sottolinea un comunicato odierno dei Servizi del parlamento, le indennità di partenza per i quadri dell’Amministrazione federale e delle aziende parastatali hanno suscitato discussioni a più riprese: il malcontento presente nella popolazione è palpabile, come dimostrano diversi casi recenti (leggi: bonus di 340 mila franchi alla ormai ex direttrice di fedpol, Nicoletta della Valle).

Stando al testo dell'iniziativa, andrebbe adeguata la legge sul personale federale affinché i membri delle direzioni (rispettivamente dei vertici operativi) e dei consigli d’amministrazione (rispettivamente degli organi strategici sovraordinati) dell'Amministrazione federale e di aziende e istituti parastatali non percepiscano alcuna indennità di partenza.

Secondo Minder, benché da dieci anni sia vietato il versamento di indennità di partenza ai membri del Cda e della direzione di società le cui azioni quotate in borsa, oggi è tutt'ora permesso erogare questi «paracadute dorati» ai quadri superiori dell’Amministrazione federale e delle aziende parastatali.

A detta dell'ex «senatore», non sussiste alcun motivo che giustifichi l’ulteriore versamento di tali retribuzioni, tanto più che i salari ordinari sono già assai elevati. L’indennità di buonuscita è in questi casi di fatto già compresa nello stipendio ordinario.