Aeroporti regionali, la falla Schengen della Svizzera: «Controlli troppo rilassati»

Vengono utilizzati, citiamo direttamente dall'Ufficio federale dell'aviazione civile, l'UFAC, «soprattutto dal traffico commerciale, turistico e di lavoro». Integrando le attività «degli aeroporti nazionali». Parliamo degli scali regionali, classificati come valichi di frontiera esterni ufficiali dell'area Schengen. E qui, scrivono fra gli altri la Neue Zürcher Zeitung e il Tages-Anzeiger, potrebbero sorgere non pochi problemi a livello di sicurezza. Banalmente, i passeggeri provenienti da Paesi extra UE, una volta atterrati, sono liberi di muoversi in Europa senza ulteriori controlli.
L'accusa, nello specifico, è una soltanto: mentre i tre aeroporti principali della Svizzera, Basilea, Ginevra e Zurigo, hanno misure di sicurezza rigide, gli arrivi negli scali più piccoli – come Lugano-Agno – sono, citiamo il Tages-Anzeiger qui, «più rilassati». Anche le partenze, verrebbe da dire, pensando al caso del piccolo Eitan, sopravvissuto alla tragedia del Mottarone. Nel 2021, il bambinò fece ritorno in Israele con suo nonno partendo proprio dal Ticino. Piccolo particolare: il tutto avvenne contro la volontà della zia, residente in Italia, che ne aveva ottenuto la tutela.
Il Tages-Anzeiger, a proposito di clima rilassato, fa l'esempio di Grenchen. Perfino il sito web dello scalo solettese pubblicizza «procedure rapide» e un'«esperienza piacevole e senza controlli di sicurezza». Un invito, quasi, a entrare nel Paese con un jet privato. L'amministratore delegato dell'aeroporto, Michael Steinbach, ha confermato alla NZZ che i passeggeri in arrivo, generalmente, non sono tenuti a sottoporsi ai controlli di sicurezza: «Nella maggior parte dei casi, la Polizia cantonale e i passeggeri si conoscono. È così in tutti gli aeroporti più piccoli non serviti da compagnie aeree».
Possibile? Evidentemente sì. La situazione, però, non è gradita a tutti. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha parlato di un rischio per la sicurezza. E, ancora, di controlli alle frontiere di «qualità variabile». Detto che alcuni Cantoni hanno delegato i controlli alle frontiere all'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), altri hanno optato per le Polizie cantonali. Secondo la NZZ, tuttavia, vi sarebbe una notevole disparità a livello di formazione degli agenti. Riassumendo al massimo, gli agenti della Polizia solettese decidono chi può entrare nell'area Schengen dopo meno di una settimana di corsi intensivi. Un problema, agli occhi della SEM. E anche per i partner europei e la Commissione Europea.
Gli stessi Stati Schengen hanno richiesto, con forza, un «sistema nazionale di formazione più armonizzato» per la Svizzera. Ma ai Cantoni non piace una centralizzazione dei controlli delle frontiere. Berna, Nidvaldo e Zurigo, stando alla NZZ, hanno affermato che il sistema attuale è «pratico» e si è dimostrato «altamente efficace». D'altro canto, è una questione di numeri: ogni anno, attraverso gli aeroporti regionali transitano circa 9 mila passeggeri provenienti da Paesi terzi a fronte dei 23 milioni che arrivano via aeroporti nazionali.
