Aldi veste sostenibile

Aldi Suisse ha introdotto una nuova politica di acquisto del cotone e si è posto un obiettivo importante: entro il 2025 il 100% del cotone lavorato proverrà da fonti sostenibili. «Un chiaro segnale a favore di migliori condizioni di lavoro e di una coltivazione attenta alla tutela dell’ambiente», spiega un comunicato del dettagliante.
Il cotone è la fibra naturale più impiegata per la produzione di tessili
«L’approvvigionamento sostenibile di materie prime lungo la filiera globale non deve essere trascurato se si desidera svolgere attività che siano responsabili nei confronti di clienti, partner commerciali, natura e ambiente», dichiara Aldi Suisse nell’ambito dell’iniziativa per la sostenibilità «OGGI PER DOMANI». Con l’adozione dei nuovi standard di sostenibilità per il cotone, Aldi, come parte del gruppo aziendale Aldi S¼D, compie un ulteriore passo in direzione di una maggiore sostenibilità. Il cotone rappresenta la fibra naturale più utilizzata al mondo per la produzione di tessili. Anche da Aldi la maggior parte dei capi d’abbigliamento e dei tessili in vendita viene realizzata con il cotone.
Fairtrade, GOTS e OCS: ecco gli standard a cui punta Aldi
L’ambizioso obiettivo è che, entro il 2025, il cotone sia certificato da standard di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale, oppure che sia a base di materiale riciclato. Il discount svizzero mira allo standard Fairtrade, come pure al Global Organic Textile Standard (GOTS) e all’Organic Content Standard (OCS) per quanto riguarda il cotone bio certificato. Inoltre, per la produzione di tessili, Aldi utilizzerà cotone prodotto nel quadro delle iniziative «Cotton made in Africa» e «Better Cotton Initiative». In questo modo il dettagliante svizzero prende un impegno a lungo termine per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei piccoli coltivatori nei rispettivi paesi di coltivazione. «Allo stesso tempo si vuole sostenere una coltivazione del cotone più attenta alle esigenze della natura - conclude il comunicato - e quindi un minore uso di pesticidi e concimi sintetici, così come l’impiego di sementi non geneticamente modificate».
