Amnesty: «Il Parlamento non sacrifichi le libertà fondamentali»

Amnesty International Svizzera mette in guardia contro due mozioni parlamentari che, a suo avviso, rischiano di compromettere la libertà di riunione, la libertà di espressione e la protezione contro la privazione arbitraria della libertà.
La mozione all’esame del Consiglio degli Stati il 24 settembre chiede di creare una base giuridica per permettere di addebitare, in tutto o in parte, i costi della sicurezza agli organizzatori delle manifestazioni. La mozione che sarà discussa dal Consiglio nazionale il 30 settembre, propone invece di estendere da 24 a 48 ore la durata massima della custodia cautelare in alcuni casi legati all’«estremismo violento».
Secondo Amnesty, entrambe le iniziative si fondano su un concetto privo di una definizione giuridica precisa. Ciò, sostiene l’organizzazione, potrebbe favorire un’applicazione arbitraria o sproporzionata di misure quali arresti prolungati, provvedimenti di sorveglianza e sanzioni pecuniarie.
«Una restrizione dei diritti fondamentali deve fondarsi su basi giuridiche chiare e prevedibili», afferma Michael Ineichen, responsabile advocacy di Amnesty International Svizzera. «In assenza di una definizione giuridica precisa, è impossibile sapere quali persone e quali comportamenti sarebbero concretamente presi di mira».
Il rischio di scoraggiare le manifestazioni
Per Amnesty, la mozione sui costi della sicurezza potrebbe colpire anche gli organizzatori di manifestazioni pacifiche, chiamandoli a rispondere finanziariamente di eventuali atti commessi da terzi. Una prospettiva che, secondo l’organizzazione, genererebbe incertezza giuridica e potrebbe scoraggiare l’organizzazione di raduni.
«La libertà di riunione non tutela solo il diritto di partecipare a una manifestazione, ma implica anche che le persone possano organizzare raduni senza temere sanzioni sproporzionate», sottolinea Ineichen.
L’organizzazione considera inoltre preoccupante l’ipotesi di raddoppiare, in determinati casi, la durata massima della custodia cautelare. L’attuale limite di 24 ore, osserva Amnesty, mira a prevenire detenzioni arbitrarie e a garantire un rapido controllo giudiziario. Un’estensione a 48 ore potrebbe aumentare, in particolare, il rischio di privare della libertà persone che partecipano pacificamente a una manifestazione o che si trovano semplicemente nei pressi di un raduno.
Il riferimento alla manifestazione per Gaza
Le due mozioni sono state presentate dopo una manifestazione di sostegno a Gaza organizzata a Berna nell’ottobre 2025. In quell’occasione, Amnesty International aveva denunciato presunte violazioni dei diritti umani, tra cui l’uso eccessivo della forza, l’accerchiamento prolungato dei manifestanti e il ferimento di persone che partecipavano pacificamente alla manifestazione e di alcuni passanti.
Amnesty precisa che gli atti di violenza e i danni materiali non sono tutelati dalla libertà di riunione. Ritiene tuttavia che tali episodi non possano giustificare restrizioni generalizzate nei confronti di manifestanti e organizzatori.
«È preoccupante che la risposta politica si concentri su un inasprimento delle misure contro i manifestanti, mentre le violazioni documentate commesse durante alcuni interventi di polizia non suscitano la stessa attenzione», conclude Ineichen.
