Asilo, «i Comuni vanno coinvolti»

Non capita spesso di assistere a un dibattito (quasi interamente) in italiano alle Camere federali. Eppure, quando c’è di mezzo l’asilo, le sensibilità (e un po’ di provincialismo) emergono chiaramente. Ieri c’è stata un’ulteriore conferma. Al centro della discussione c’era l’ormai noto progetto pilota (oggi congelato), che prevedeva di alloggiare i migranti indisciplinati in un’area separata del Centro federale di Pasture.
Tre punti
La Commissione delle istituzioni politiche, su impulso del democentrista ticinese Piero Marchesi, chiede tramite una mozione (accolta ieri con 128 voti a 63) una «gestione efficiente dei richiedenti l’asilo problematici». In particolare, si chiede alle autorità federali di coinvolgere i Comuni e i Cantoni interessati prima di avviare un progetto pilota di questo tipo. Il secondo punto auspica «strumenti disciplinari e amministrativi chiari (tra cui limitazioni della libertà di movimento e «misure coercitive proporzionate») per i richiedenti asilo indisciplinati e infine «provvedere affinché i Cantoni e i Comuni interessati siano pienamente coinvolti nell’ambito della Strategia in materia d’asilo 2027 e predisporre, se necessario, meccanismi di compensazione adeguati per i Cantoni di frontiera». Tra cui il Ticino.
Tutela della popolazione
Il Governo si è detto favorevole alla mozione. Ieri, in aula, il «ministro» dell’Asilo Beat Jans ha però sottolineato che questo atto parlamentare «non cambia assolutamente nulla». Poiché a suo avviso i Cantoni e i Comuni interessati sono già coinvolti nelle discussioni o nelle decisioni. «La Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM) ha già concesso al Canton Ticino l’autorizzazione a interrompere il progetto», ha indicato Jans, aggiungendo che «si tratta di un progetto per la tutela della popolazione ticinese».
Strumentalizzazione
Il progetto pilota era infatti finalizzato anche a rafforzare la sicurezza nelle vicinanze dei centri per richiedenti asilo. «Se il Cantone che ospita il centro continua a non volerlo, ne è anche responsabile del fatto che la sicurezza non sia la priorità principale», ha chiosato. Motivazioni riprese anche dalla consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi), che si è battuta contro la mozione. «È un esempio piuttosto classico di strumentalizzazione politica di un tema più che di un dibattito serio e fondato sul merito». Bisogna infatti ricordare che i problemi di sicurezza sono in netto calo e oggi coloro che creano problemi sono solo il 4%. A suo avviso, le richieste avanzate sono già in via di attuazione. Di più. «Questa mozione non introduce nuovi strumenti, non crea nuove competenze e non migliora la sicurezza né all’interno, né all’esterno dei Centri».
Nessuna misura all’esterno
Di tutt’altro avviso Giorgio Fonio (Centro), Simone Gianini (PLR) e Piero Marchesi(UDC). «Siamo contenti che ci si stia già muovendo in questa direzione, ma è stata necessaria la forte opposizione dei sindaci», ricorda Fonio, aggiungendo che, di fatto, dalle autorità federali c’è stata una retromarcia. «Ora ci aspettiamo che il voto del Parlamento (manca ancora l’approvazione degli Stati, ndr) venga applicato», aggiunge il deputato del Centro, rallegrandosi del fatto che il Nazionale abbia «dimostrato sensibilità nei confronti del Basso Mendrisiotto». Poco prima, in aula, lo stesso Fonio aveva tenuto a ribadire che «le comunità che accolgono devono poter partecipare alle decisioni che potenzialmente incidono direttamente sulla loro realtà quotidiana».
I richiedenti l’asilo recalcitranti sarebbero stati separati all’interno del centro, ma per l’esterno non era prevista alcuna misura limitativa, deplora dal canto suo Simone Gianini, secondo cui «accoglienza e sicurezza devono andare di pari passo». La scelta dei centri di Pasture e Flumenthal, inoltre, non è stata casuale: erano gli unici due centri con un’infrastruttura in grado di implementare questo modello. Pertanto, il timore dei Comuni, sottolineato dal deputato PLR, era che in futuro avrebbero potuto arrivare a Balerna richiedenti problematici trasferiti da altri centri non attrezzabili (un aspetto che Gysin ha evidenziato: la SEM aveva annunciato che non ci sarebbero stati trasferimenti tra i centri).
Più diretto Piero Marchesi, che parla di «progetto fumoso». «Beat Jans cerca di minimizzare, ma di fatto ha dovuto ammettere che il progetto è stato gestito male», aggiunge il democentrista ticinese, che nei prossimi giorni depositerà altre tre mozioni riguardanti lo spostamento dei CFA in altre zone del Paese, una limitazione dei ricongiungimenti familiari e l’applicazione del cosiddetto «modello danese».
Coprifuoco e detenzione
Sempre nel settore dell’asilo e dei richiedenti recalcitranti, ieri il Nazionale ha anche dato il via libera definitivo (con 117 voti a 74 e un’astensione) a una mozione del «senatore» ticinese Marco Chiesa (UDC) - già accolta agli Stati - che chiede di rendere possibile l’imposizione di un coprifuoco o di una detenzione fino a dieci giorni nei confronti dei richiedenti l’asilo recalcitranti o autori di reati ospitati nei centri federali.
Il Nazionale, ieri, ha inoltre accettato di ampliare la lista degli Stati considerati sicuri per ridurre l’attrattiva della Svizzera come Paese d’asilo. Tunisia, Marocco, Algeria ed Egitto devono figurare su questa lista, come chiede l’UDC. Al voto, con 96 voti contro 92 e 8 astenuti - il Nazionale ha invece rifiutato di includervi la Turchia. Spetta ora agli Stati pronunciarsi.
