AVS

«Aumentare i contributi? Ci vuole il voto obbligatorio»

Venti consiglieri agli Stati hanno sottoscritto una mozione che chiede di fissare un tetto massimo nella Costituzione anche per i prelievi salariali – Per alzarli bisognerebbe andare alle urne e ottenere la doppia maggioranza di popolo e Cantoni – Regazzi: «Abbiamo raggiunto un livello di guardia che non va superato»
©Pablo Gianinazzi
Red. Confederazione
13.04.2026 06:00

Nel pieno del dibattito sul finanziamento della 13. AVS, arriva una proposta che potrebbe cambiare le regole del gioco: mettere nero su bianco nella Costituzione un tetto ai contributi salariali, al pari di quanto già previsto per le imposte. Questo non significa che gli oneri a carico dei datori di lavoro e dei dipendenti non potranno più essere aumentati, ma che per farlo sarà obbligatorio passare dalle urne, con la doppia maggioranza di popolo e Cantoni, esattamente come nel caso dell’IVA. Autore di questa richiesta, nella forma della mozione, è il «senatore» appenzellese Andrea Caroni (PLR), con il sostegno di 19 colleghi. Insieme, formano quasi la metà della Camera alta, dove si preannuncia un confronto molto tirato. Lo scopo dell’operazione è di rendere più ostico l’aumento dei contributi, che oggi può essere contrastato solo tramite il referendum facoltativo.

I contributi salariali sono già stati aumentati a due riprese negli ultimi sei anni, dapprima per l’AVS (+0,3 punti in totale) e poi per l’IPG  (+0,05 punti), allo scopo di finanziare il congedo paternità. Per pagare  la 13. AVS, il Consiglio degli Stati propone una soluzione mista che comprende un aumento sia dell’IVA (0,4 punti) sia dei contributi (0,3 punti). Quest’ultimo, in particolare, è inviso agli ambienti borghesi e al mondo economico, che si oppongono a un ulteriore rincaro del costo del lavoro.

Equamente suddivisi fra datori di lavoro e dipendenti, i contributi AVS/AI/IPG ammontano in totale al 10,6%: 8,7% per l’AVS, 1,4% per l’AI e 0,5% per l’IPG. Per aumentarli bisogna seguire la procedura ordinaria: proposta di legge, approvazione da parte del Parlamento, eventuale referendum con la raccolta della firme da parte dei contrari e votazione con la sola maggioranza popolare. Le imposte federali, per contro, sono plafonate dalla Costituzione: per l’IVA il tetto massimo è l’8,1%, per l’imposta sulle persone fisiche è dell’11,5%, mentre per le aziende è dell’8,5%. Ogni aumento di questo tetto massimo richiede l’approvazione del popolo e dei Cantoni. «L’aumento dei contributi salariali assimilabili alle imposte non è sottoposto alle medesime condizioni di un aumento delle imposte, perché è più facile da adottare», scrive Caroni. «Questa disparità crea cattivi incentivi e nuoce alla ricerca di un finanziamento ottimale delle assicurazioni sociali». Secondo il consigliere agli Stati, per i contributi deve pertanto essere fissato un tetto a livello costituzionale. Questo tetto potrebbe valere per AVS, AI e IPG insieme, con la possibilità di stabilire separatamente i singoli importi. Secondo Caroni, invece, i contributi LPP e quelli dell’assicurazione contro la disoccupazione non sono assimilabili alle imposte.

«Sono contrario ad aumenti dei prelievi salariali», dice da parte sua Fabio Regazzi, presidente dell’Unione svizzera arti e mestieri e unico «senatore» del Centro ad aver sottoscritto la mozione (firmata pure da Marco Chiesa, UDC). «Abbiamo raggiunto un livello di guardia che non va superato. Pena il sovraccarico del costo del lavoro in Svizzera, che è già fra i più elevati al mondo. Assieme alla forza del franco e alle tensioni internazionali, questi aumenti rischiano di penalizzare l’industria di esportazione, un elemento molto importante della nostra economia. È anche una misura iniqua perché si penalizzano le giovani generazioni che dovranno pagare un supplemento per tutta la vita. Nel caso della 13. AVS, prima di incidere sul costo del lavoro si possono seguire altre vie. Ho sostenuto la proposta di un aumento transitorio dell’IVA in attesa di una soluzione strutturale che deve anche comprendere un aumento dell’età pensionabile. È arrivato il momento di tirare il freno. Con questo meccanismo si rende più difficile l’intervento sui prelievi, che è diventato una comoda scappatoia».

Contrario, invece, il collega socialista Pierre-Yves Maillard. Il presidente dell’USS, sulla Tribune de Genève, ha denunciato «l’ennesimo tentativo dell’élite economica di eludere qualsiasi contributo al finanziamento dei servizi pubblici. Stanno facendo di tutto per esentare i ricchi da qualsiasi contributo e per appesantire i bilanci delle famiglie più modeste, ad esempio favorendo un aumento dell’IVA. I contributi dei dipendenti sono proporzionali allo stipendio. I dipendenti più ricchi contribuiscono più di quelli meno pagati. E soprattutto, contribuiscono le imprese»