L'altro voto

Autoapprovvigionamento: i promotori restano a bocca asciutta

Respinta con il 72,5% la proposta che chiedeva il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile – Il sì passa nei Comuni di Verzasca e Campo Vallemaggia
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Luca Faranda
27.09.2026 20:30

Nessun profondo cambiamento strutturale nell’agricoltura elvetica nei prossimi dieci anni: con un netto 72,5% di no il popolo svizzero ha bocciato l’iniziativa sull’alimentazione. Tutti i Cantoni si sono espressi contro. In Ticino, il testo è stato respinto nella misura del 68,66% (una quota tra le più basse). La resistenza maggiore - con oltre l’80% dei voti contrari - si è osservata nei cantoni di Uri (80,82%), Svitto (81,02%), Appenzello Interno (80,29%), Obvaldo (80,26%). Di poco inferiore è stato il rifiuto (79,85%) espresso da Nidvaldo. A respingere l’iniziativa in modo più contenuto - oltre il Ticino: i comuni di Verzasca e Campo Vallemaggia sono stati tra gli unici a livello nazionale ad accogliere l’iniziativa - sono stati i cantoni di Ginevra (62,63%), Basilea Città (63,16%) e Neuchâtel (65,49%).

L’iniziativa «Per un’alimentazione sicura - mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita» non ha convinto. Il testo ha affrontato temi interessanti, ma ha preteso un’attuazione troppo rapida e troppo radicale, ha affermato il politologo Lukas Golder alla televisione svizzera SRF.

L’iniziativa infatti non ha riscosso successo tra i principali partiti. Al contrario. Pure le associazioni ambientaliste, dopo un iniziale sostegno, hanno preso le distanze dal testo. Greenpeace Svizzera ha concesso libertà di voto, come anche i Verdi. Tutti gli altri partiti hanno raccomandato di votare no.

La promotrice rammaricata

La promotrice Franziska Herren, che era già stata la forza trainante dell’iniziativa «Acqua pulita per tutti» respinta nel 2021, ha espresso rammarico per la mancanza di sostegno al testo dei partiti e della classe politica. Alla SRF, ha dichiarato che i problemi relativi alla tutela delle acque e all’agricoltura rimangono. «Non volevamo alcun menu imposto dallo Stato», ha detto Herren, secondo cui anche il grado di autoregolamentazione del 70% non era stato concepito come un obiettivo rigido, bensì come un traguardo da perseguire.

Per i Verdi, unico partito ad aver deciso di lasciare libertà di voto sull’iniziativa, l’impostazione di una politica agricola ecologica non viene spazzata via da questo chiaro rifiuto. Proprio l’estate torrida di quest’anno, caratterizzata da una serie di record preoccupanti, mostra una convergenza sulla necessità di un’agricoltura più ecologica.

«Rafforzare la resilienza»

Il no all’iniziativa sull’alimentazione non significa che nulla debba cambiare, ha detto dal canto suo il «ministro» dell’Economia Guy Parmelin al termine dello spoglio. Il Consiglio federale resta convinto che il nostro sistema agroalimentare debba continuare a evolvere per rispondere alle sfide future. Dobbiamo rafforzarne la resilienza, migliorare ulteriormente l’impiego delle risorse naturali, ridurre le perdite alimentari, incoraggiare l’innovazione e favorire modalità di produzione sempre più performanti sul piano economico e ambientale, ha detto, sottolineando che è proprio questo l’obiettivo perseguito nell’ambito della Politica agricola 2030+ la cui consultazione è stata avviata lo scorso 5 settembre.

Agricoltori soddisfatti

Il consigliere nazionale del Centro e presidente dell’Unione svizzera dei contadini, Markus Ritter, ha espresso alla televisione svizzera SRF sollievo per il netto rifiuto in tutte le parti della Svizzera.

Un’approvazione avrebbe avuto conseguenze profonde per l’agricoltura, ha affermato, aggiungendo di ritenere realistico l’obiettivo del Consiglio federale di portare il grado di autoapprovvigionamento al 50% entro il 2050.