Consiglio federale

Berna vuole allentare le restrizioni sulle esportazione di armi

Per questo, il Consiglio federale invita ad approvare, il 29 novembre, la revisione della legge sul materiale bellico
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Ats
29.09.2026 17:36

Il Consiglio federale vuole allentare le norme in materia di esportazioni di armi per garantire la capacità di difesa del Paese e salvaguardare i posti di lavoro. Per questo, invita ad approvare, il 29 novembre, la revisione della legge sul materiale bellico .

Oggi è vietato esportare materiale bellico svizzero verso paesi coinvolti in conflitti interni o internazionali. Secondo Berna, dall'inizio della guerra condotta dalla Russia contro l'Ucraina, l'industria svizzera degli armamenti risulta poco attraente a causa delle sue rigide norme in materia di esportazione e subisce forti pressioni.

Attraverso la revisione della legge sul materiale bellico - uno degli oggetti della votazione popolare del prossimo 29 novembre - la maggioranza borghese in Parlamento intende concedere al Consiglio federale, a determinate condizioni, un maggiore margine di manovra in materia di esportazioni e riesportazioni di armi.

L'obiettivo è di facilitare il trasferimento, da parte dei Paesi occidentali, di materiale bellico acquistato in Svizzera verso Paesi terzi. A condizione, ha sottolineato Guy Parmelin davanti alla stampa, che siano «compatibili con la neutralità e gli interessi di politica estera e di sicurezza della Svizzera».

Al Consiglio federale dovrebbe inoltre essere concesso un diritto di veto e la possibilità di esigere che le armi rimangano nel Paese acquirente, qualora sussistano riserve in materia di sicurezza o di politica di neutralità. In circostanze eccezionali e al fine di tutelare gli interessi di politica estera o di sicurezza, sarà invece possibile derogare agli attuali criteri di autorizzazione, nel rispetto degli obblighi internazionali.

«Non è un assegno in bianco»

Infine, «gli Stati che avranno acquistato materiale bellico dalla Svizzera non saranno più tenuti a chiedere sistematicamente l'accordo del nostro Paese prima di trasferire questo materiale a un altro Paese», ha precisato il consigliere federale.

Le richieste provenienti da Stati il cui regime di esportazione è simile a quello della Svizzera saranno autorizzate a priori, anche se tali Paesi sono coinvolti in un conflitto armato. Concretamente, si tratta di 17 Paesi europei sui 27 dell'UE, nonché degli Stati Uniti, del Canada, dell'Australia, del Giappone, della Nuova Zelanda e dell'Argentina, tra gli altri.

Il comitato che ha lanciato il referendum contro la revisione, rendendo necessaria la votazione popolare, ritiene che le modifiche renderanno possibile la vendita o il trasferimento di armi svizzere a regimi autoritari o che non rispettano i diritti umani e che la Svizzera non avrà più alcun controllo in materia di riesportazioni, ha proseguito il presidente della Confederazione.

Il Consiglio federale non condivide queste preoccupazioni, ha sottolineato Parmelin. Ogni esportazione di materiale bellico rimarrà sottoposta al rilascio di un'autorizzazione da parte della Segreteria di Stato dell'economia (SECO). «Non si tratta quindi di un assegno in bianco»: come è già il caso oggi, tutte le autorizzazioni dovranno essere conformi al diritto della neutralità, ai diritti umani e agli altri obblighi internazionali della Svizzera, ha precisato il vodese.

Un esempio le componenti agli USA

La riforma garantisce al Consiglio federale una maggiore flessibilità in materia di politica estera in caso di crisi eccezionali e rafforza l'industria svizzera degli armamenti come fondamento della difesa nazionale, si legge in un comunicato del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR).

Ma quali sarebbero le novità rese possibili dalla revisione? Oggi non c'è nessuna possibilità di rilasciare nuove autorizzazioni per le esportazioni negli Stati Uniti perché le norme in vigore sono più stringenti del diritto di neutralità, ha spiegato Simon Plüss, responsabile del settore Controllo delle esportazioni e sanzioni presso la SECO.

«Come tutti sanno gli Usa producono gli F-35 che anche la Svizzera ha deciso di acquistare», ha proseguito Plüss. La revisione di legge renderebbe in particolare possibile l'esportazione verso gli Usa di componenti per questi aerei a condizione che questo materiale non sia direttamente destinato all'uso in combattimento.