Berna

Bilaterali III, inizia la maratona: una breve guida per orientarsi

Primo test in Parlamento sul pacchetto-UE — La settimana prossima gli Stati esamineranno gli accordi fra Berna e Bruxelles e le misure d'accompagnamento interne – Sintesi dei punti più controversi, dalla ripresa dinamica del diritto europeo al tipo di referendum
©ANTHONY ANEX
Giovanni Galli
25.09.2026 06:00

Quasi duemila pagine, fra accordi negoziati con Bruxelles, atti legislativi svizzeri e rapporto esplicativo. I cosiddetti Bilaterali III approderanno lunedì sui banchi del Consiglio degli Stati, che, come prima Camera, dirà la sua sul pacchetto europeo. Gli accordi sono stati analizzati da sette commissioni.  I termini dell’intesa con Bruxelles non possono essere cambiati. Si tratta di un classico prendere o lasciare. Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda le misure di accompagnamento interne e, soprattutto, il tipo di referendum a cui sottoporre il pacchetto: facoltativo (come propone il Governo) o obbligatorio (con la doppia maggioranza di popolo e Cantoni). Il voto popolare, salvo improvvise accelerazioni, è previsto solo nel 2028.

La questione istituzionale

Dopo l’antipasto, la seconda portata riguarda la cosiddetta stabilizzazione delle relazioni con l’UE. Comprende l’adeguamento degli accordi sul mercato interno esistenti (libera circolazione, trasporto aereo, trasporti terrestri, agricoltura e ostacoli tecnici al commercio) integrati con i nuovi elementi istituzionali, le disposizioni sugli aiuti di Stato, la partecipazione ai programmi dell’UE (Horizon ed Erasmus+) e il contributo svizzero alla coesione, che sarà aumentato (350 milioni di franchi all’anno per il periodo 2030-2036) e poi diventerà permanente. 

La parte più controversa è quella istituzionale. L’UDC e alcuni «senatori» del Centro e del PLR vi si oppongono. Si tratta della cosiddetta ripresa dinamica (e non automatica) del diritto europeo e della risoluzione delle controversie. La Svizzera decide in modo autonomo (anche con la democrazia diretta) se riprendere o meno i singoli sviluppi delle regole UE. Se li respinge, tuttavia, l’UE può applicare misure di compensazione (i contrari parlano di «sanzioni») proporzionate. Quanto alla risoluzione delle controversie continuerà a essere trattata, come oggi, nel comitato misto di ogni singolo accordo. Ma se non viene raggiunta un’intesa, in futuro una delle due parti potrà adire un Tribunale arbitrale composto da un giudice svizzero, uno dell’UE e un presidente indipendente. Se si pone un problema di interpretazione del diritto UE, il Tribunale dovrà rivolgersi per un parere alla Corte europea di giustizia, la cui posizione è vincolante. Sarà comunque lui, formalmente, a emettere il verdetto. Se vengono adottate misure di compensazione, il Tribunale arbitrale decide se sono proporzionate. Per gli avversari dell’accordo non esiste un rapporto paritario. In un modo o nell’altro, tramite la Corte UE, Bruxelles finirebbe per dettare legge o imporre alla Svizzera le sue scelte. Per questo parlano di «sottomissione» e temono per il futuro della democrazia diretta.

Immigrazione

Berna ha negoziato una clausola di salvaguardia per limitare temporaneamente la libera circolazione in caso di gravi problemi economici e sociali. Fra gli indicatori ci sono il mercato del lavoro, il ricorso all’aiuto sociale, l’alloggio e i trasporti. Anche qui sono state definite le procedure legali per le controversie. Se il comitato misto non decide, il Consiglio federale può convocare il Tribunale arbitrale. Se i problemi vengono riconosciuti, la Svizzera può adottare misure di protezione. L’UE potrebbe a sua volta adottare misure di compensazione proporzionate, ma solo nell’ambito della libera circolazione. Nella clausola di salvaguardia (i criteri sono stabiliti da Berna) è prevista anche una tassa sull’immigrazione, che verrebbe riscossa presso i datori di lavoro. 

Cittadinanza

Sempre in fatto di immigrazione la Svizzera ha negoziato un’eccezione per mantenere le regole sulle espulsioni dei criminali stranieri. Tuttavia, dovrà adottare parzialmente la Direttiva UE sulla cittadinanza. Questo comporta l’introduzione di un soggiorno permanente (paragonabile al permesso C) dopo cinque anni, concesso a chi esercita un’attività professionale, e un’estensione del rincongiungimento familiare (partner e parenti che necessitano di assistenza). Per il Governo cambierà poco. I contrari, invece, temono abusi. In discussione ci saranno diverse proposte di modifica della legge sugli stranieri, per stabilire che cosa s’intende di preciso con occupazione. 

Tutela salariale

Accanto all’accordo vero e proprio con Bruxelles, nel pacchetto sottoposto al Parlamento ci sono anche una serie di misure interne per la tutela dei salari. Queste misure nazionali completano il piano negoziato con l’UE nell’accordo aggiornato sulla libera circolazione delle persone. Il Consiglio federale e i partner sociali hanno concordato 13 misure. Il Governo ne ha aggiunta una quattordicesima volta a rafforzare il partenariato sociale nelle aziende.  In particolare, si prevede una protezione estesa contro il licenziamento per i rappresentanti eletti dei lavoratori. La Commissione dell’economia l’ha respinta. Anche gli ambienti imprenditoriali sono contrari. 

Inoltre, sebbene non sia possibile modificare gli accordi siglati con l’UE, la commissione ha deciso di mantenere il vecchio sistema in fatto di cauzioni, facendole pagare a tutte le aziende dell’UE che impiegano lavoratori distaccati (non solo quelle che hanno commesso inadempienze) e rinunciando a estendere la responsabilità agli appaltatori. La maggioranza della Commissione si è detta consapevole che le sue proposte sulle cauzioni sono in contrasto con l’esito dei negoziati e dichiara espressamente di accettarne le conseguenze. Secondo sinistra e sindacati, in questo modo si rischia di minare tutto l’accordo. 

Facoltativo o obbligatorio

Fra tutte è forse la questione più controversa. Il Consiglio federale ha proposto la prima soluzione, ritenendo che non esistano i presupposti giuridici per la doppia maggioranza, prevista solo in caso di adesione a una comunità sovranazionale (come l’UE) o a un’organizzazione di sicurezza collettiva (come la NATO). Ma il Parlamento, al quale spetta l’ultima parola, potrebbe spingersi in direzione opposta. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha accolto un’iniziativa, proposta dal liberale appenzellese Andrea Caroni, secondo cui l’approvazione del pacchetto di accordi con l’Unione andrebbe inserita nella Costituzione federale mediante una disposizione transitoria. Trattandosi di una modifica costituzionale, alle urne sarà necessaria la doppia maggioranza. In sostanza, questo significa che la soglia di difficoltà si alza, perché per avere anche la maggioranza dei Cantoni servirebbe come minimo il consenso (così si stima) del 55% dei votanti. Il Ticino ha già fatto sapere di essere per la doppia maggioranza.