Berna

Bilaterali, sull'iniziativa Bussola non ci sarà un voto anticipato

Gli Stati hanno respinto di stretta misura la richiesta di andare alle urne sulla doppia maggioranza prima che sul pacchetto UE – Würth: «Regole di gioco efficaci» – Chiesa: «Rischio di cortocircuito istituzionale»
© KEYSTONE/Peter Klaunzer
Giovanni Galli
05.03.2026 06:00

Depositata lo scorso mese di agosto (111 mila firme), l’iniziativa popolare «Per la democrazia diretta e la competitività del nostro Paese – No a una Svizzera membro passivo dell’UE», detta anche «Bussola», chiede che tutti i trattati internazionali che comportano l’adozione di importanti disposizioni giuridicamente vincolanti siano approvati dal popolo e dai Cantoni. I promotori stabiliscono un collegamento diretto tra la loro richiesta e il pacchetto di accordi negoziato della Svizzera con l’UE. A loro avviso, l’intesa che il Consiglio federale ha firmato proprio lunedì a Bruxelles, dovrà essere messa obbligatoriamente in votazione, quindi senza passare dalla raccolta delle firme (referendum facoltativo), e poi superare lo scoglio della doppia maggioranza. In questo caso, l’ostacolo da superare sarebbe più alto; la storia insegna che su questi temi il consenso dei Cantoni è più difficile da ottenere.

A livello di tempistica, quindi, l’iniziativa si sovrappone al pacchetto UE. Viste le sue possibili implicazioni, il «senatore» grigionese Martin Schmid (PLR) ha chiesto, tramite una mozione, di portarla alle urne prima del pacchetto, essenzialmente per ragioni di chiarezza politica. Gli Stati, di strettissima misura (23 a 22) ieri hanno respinto la proposta di un voto anticipato.

Facciamo un passo indietro: in novembre, il Consiglio federale aveva deciso di respingere l’iniziativa (senza controprogetto) e di sottoporre il pacchetto UE alla sola maggioranza popolare, ritenendo che non ci fossero i presupposti per il referendum obbligatorio. Quest’ultimo potrebbe essere giustificato solo in caso di grave ingerenza nella struttura interna svizzera o se c’è un riorientamento di fondo della politica estera. Secondo il Consiglio federale, stavolta non è il caso. L’ultima parola sul tipo di votazione, comunque, spetterà al Parlamento, che presto si chinerà sul voluminoso pacchetto, che consta di oltre duemila pagine, comprese le misure d’attuazione interne. Il messaggio potrebbe essere trasmesso alle Camere venerdì prossimo.

Oggi il calendario non è ben definito. Il pacchetto potrebbe essere sottoposto alle urne già l’anno prossimo o (più probabile) nel 2028. Anche i tempi dell’iniziativa Bussola formalmente dipenderanno dal Parlamento. L’unica cosa certa è che il Consiglio federale intende presentare il messaggio entro la fine di agosto di quest’anno. Secondo Schmid, da una prospettiva democratica, anticipare questa votazione è la cosa giusta da fare. La mozione, ha tenuto a sottolineare, non riguarda la necessità o meno di accordi bilaterali, né di una maggioranza di Cantoni: «Si tratta di chiarire la serie di votazioni da una prospettiva politica». Anche perché l’iniziativa prevede una clausola retroattiva. Se l’intesa con l’UE arrivasse alle urne prima dell’iniziativa stessa e fosse approvata solo dal popolo e se, in un secondo tempo, l’iniziativa venisse accolta, si dovrebbe tornare a votare. Teoricamente, quindi, gli accordi potrebbero essere rimessi in discussione prima di entrare in vigore. «La mozione non pregiudica il contenuto dell’accordo con l’UE», ha detto Marco Chiesa (UDC). «Non è una votazione anticipata sulla questione principale, né chiude alcuna porta. Chiede qualcosa di molto semplice, ma fondamentale: il popolo svizzero deve prima decidere sulle regole e solo dopo sul contenuto. Se votassimo prima sul pacchetto e solo dopo sull’Iniziativa Bussola, rischieremmo un cortocircuito istituzionale».

Non così, invece, per il collega sangallese Benedikt Würth (Centro), secondo cui finora le regole del gioco si sono dimostrate efficaci. «Volete cambiare le regole del gioco in modo che in futuro possano essere lanciate iniziative che poi determineranno gli ordini del giorno del Parlamento e del Consiglio federale? È questo che volete? Credo che non abbiamo bisogno di cambiamenti», ha sottolineato. Contrario alla mozione anche lo stesso Consiglio federale. Le regole del gioco vanno bene, ha detto il capo del DFGP Beat Jans. «Il Governo non può prevedere, né tanto meno dettare o influenzare, la durata delle deliberazioni in Parlamento. Lo stesso vale per le deliberazioni sul pacchetto. Le disposizioni di legge limitano il potere discrezionale del Consiglio federale e dell’Assemblea federale; e giustamente».