Svizzera

Blatten, i sensori sismici svelano il crollo: «Una ricostruzione digitale della valanga di roccia e ghiaccio»

Uno studio internazionale guidato dal WSL ha ricostruito l'evento del 28 maggio 2025 nella Lötschental: nove milioni di metri cubi di roccia e ghiaccio, misurati con precisione sorprendente dalle onde sismiche – I risultati potranno aiutare i Comuni ai piedi di pendii instabili e ghiacciai a valutare i rischi
© Swisstopo
Red. Online
15.09.2026 09:30

Il 28 maggio 2025 oltre nove milioni di metri cubi di roccia e ghiaccio si sono staccati dal ghiacciaio del Birch, abbattendosi sulla Lötschental e seppellendo gran parte del villaggio di Blatten. Quel crollo, uno degli eventi meglio documentati al mondo nel suo genere, è ora stato ricostruito nel dettaglio grazie ai dati dei sensori sismici che lo hanno registrato a distanze comprese fra cinque e centinaia di chilometri. Lo studio, guidato dall'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) con la partecipazione dell'ETH di Zurigo e di gruppi in Francia, Germania e Stati Uniti, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment.

Sismogrammi, immagini aeree e campioni di deposito

Il team ha combinato più fonti di dati: le registrazioni sismiche, le immagini aeree e i modelli dettagliati del terreno prima e dopo l'evento, che hanno permesso di stimare il volume delle masse di roccia e ghiaccio. Dai depositi nel fondovalle sono stati inoltre prelevati campioni per determinare composizione e permeabilità all'acqua del materiale accumulato.

Un sismometro sulla vicina Lauchernalp ha documentato circa 700 cadute di massi nelle due settimane di crescente instabilità che hanno precedute il distacco. La rete sismica più ampia, con stazioni fra 33 e 110 chilometri di distanza, ha poi registrato la corsa della valanga principale verso valle e le forze che hanno agito sul fondovalle.

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«Una ricostruzione nel mondo digitale»

Jiahui Kang, geofisica del WSL e prima autrice dello studio, ha fatto convergere questi dati in due diversi approcci di simulazione, integrando volume iniziale, morfologia del terreno e leggi fisiche come la resistenza fluidodinamica. «In sostanza si tratta di una ricostruzione della valanga di roccia e ghiaccio nel mondo digitale», spiega. Il calcolo ha poi mostrato come la massa ha accelerato, cambiato direzione, si è propagata e si è infine arrestata.

Il risultato più sorprendente riguarda la precisione delle onde sismiche: dai soli dati sismici il volume di roccia è stato stimato in 3,75 milioni di metri cubi, un valore molto vicino ai 3,5 milioni ricavati in modo indipendente dal confronto fra le mappe della superficie del Kleines Nesthorn prima e dopo il crollo.

Ghiaccio e acqua hanno ridotto l'attrito

I modelli costruiti con i valori di attrito usati abitualmente, invece, hanno riprodotto l'evento principale con minore precisione. La ragione: la miscela di roccia, ghiaccio e acqua ha ridotto drasticamente la resistenza al movimento. Per far coincidere le simulazioni con le osservazioni, Kang ha dovuto abbassare in modo netto i valori di attrito.

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Perché conta per i Comuni alpini

«È un'occasione unica per studiare sia i primi segni di caduta di massi e i piccoli distacchi, sia il crollo vero e proprio», sottolinea la ricercatrice. Applicando lo stesso approccio a molti altri eventi analoghi si potrebbero individuare correlazioni fra volume della valanga, contenuto di ghiaccio e acqua e distanza percorsa.

È qui che la ricerca diventa prevenzione: stimare meglio fin dove può arrivare un crollo di roccia e ghiaccio significa identificare con maggiore affidabilità le zone a rischio sotto i ghiacciai, un tema che con il ritiro del permafrost riguarda un numero crescente di località alpine. «Con ogni evento è possibile migliorare i modelli e la validità delle previsioni», conclude Kang.