Votazioni

Bocciata l’iniziativa dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!»: «È un segnale di stabilità e di apertura»

Beat Jans: «Ha vinto la democrazia» – La direttrice di economiesuisse Monika Rühl: «La Confederazione deve rimanere un Paese attraente» – L'UDC: «Non c’è nulla da festeggiare qui»
©Chiara Zocchetti
Luca Faranda
14.06.2026 23:05

La Svizzera non sarà il primo Paese al mondo a imporre un tetto massimo alla popolazione. E non intende rinunciare né alla via bilaterale con l’UE, né alla libera circolazione delle persone. L’iniziativa popolare dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!» non ha convinto: la proposta è stata respinta dal 54,8% dei votanti. È invece stata accolta di misura in Ticino (con il 50,66%), che come altri undici tra Cantoni e semicantoni ha provato a far pendere l’ago della bilancia verso il sì. Tutto inutile. L’iniziativa è stata respinta anche dalla maggioranza dei Cantoni. Alle urne si sono recati quasi sei svizzeri su dieci (il 58,9% a livello nazionale, «solo» 50,7% in Ticino).

«Con questa decisione il popolo ha lanciato un segnale di stabilità, apertura e affidabilità», ha riassunto il consigliere federale Beat Jans al termine dello scrutinio, esprimendo soddisfazione per il risultato scaturito dalle urne e promettendo tuttavia che le preoccupazioni espresse da chi ha votato sì saranno ascoltate. Non solo. «Il Consiglio federale cercherà sempre di costruire ponti tra la popolazione urbana e quella rurale», ha aggiunto Jans. I grandi centri urbani, tendenzialmente orientati a sinistra ma più toccati dai problemi sollevati dai promotori dell’iniziativa (come affitti elevati e infrastrutture sovraffollate), hanno infatti largamente respinto il rimedio proposto dall’UDC: la città di Zurigo, esempio emblematico, l’ha respinta con il 75,86%, Ginevra con il 68% e Basilea con il 74,7%. I democentristi, verosimilmente, non sono riusciti a intercettare il malcontento della popolazione urbana nel modo che auspicavano.

Campagna accesa

«Questa iniziativa ha dimostrato che le fake news non hanno prevalso. La democrazia ha vinto», ha detto Jans in conferenza stampa, facendo anche riferimento a foto e video generati con l’intelligenza artificiale. Lo stesso Jans ha vissuto da protagonista questa campagna, intervenendo a più riprese (e attirandosi anche critiche) nei quattro angoli del Paese. Una battaglia a favore del no in cui ha fatto la parte del leone economiesuisse: la principale Federazione delle imprese svizzere, per la campagna, ha messo sul piatto oltre 4,2 milioni di franchi (stando alle cifre pubblicate un mese fa e che saranno verosimilmente ritoccate verso l’alto). «Si è trattata di una votazione importante per noi, poiché l’obiettivo è di mantenere la Svizzera attraente come Paese e come piazza economica. Vogliamo essere certi che ci siano relazioni stabili con l’UE», ci spiega Monika Rühl, direttrice di economiesuisse.

Il cartellino giallo

«Il voto è un segnale chiaro a favore della via bilaterale e del pacchetto di accordi con l’UE», tiene a sottolineare Rühl, aggiungendo però che economiesuisse prenderà sul serio quello che definisce «un cartellino giallo» da parte della popolazione. In che modo? «Riconosciamo che bisogna darsi da fare per quanto riguarda le sfide che pone l’immigrazione: la politica d’asilo, le infrastrutture al limite, ma dal lato dell’economia anche un utilizzo migliore del potenziale della forza lavoro indigena», spiega la direttrice della Federazione delle imprese, aggiungendo che le aziende già oggi cercano di mettere a disposizione dei «modelli» per una miglior conciliazione tra lavoro e famiglia attraverso flessibilità e lavoro a percentuali ridotte per le famiglie. Ma, avverte economiesuisse, per il benessere e la qualità di vita in Svizzera è fondamentale che le imprese dispongano anche in futuro di sufficiente manodopera qualificata. A causa dell’evoluzione demografica, la carenza di manodopera è destinata ad aggravarsi ulteriormente. Rühl, a questo proposito, lancia una stoccata all’indirizzo di Palazzo federale: «Un elemento da considerare sarebbe l’aumento dell’età pensionabile. Ma la politica, Consiglio federale incluso, non vuole affrontare questa discussione».

The Swiss people have spoken

L’esito del voto è giunto fino a Bruxelles: «The Swiss people have spoken (Il popolo svizzero si è espresso, ndr)», ha commentato la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, indicando di aver parlato con il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Su X, von der Leyen ha sottolineato che «l’UE e la Svizzera sono legate da profondi legami e da un solido partenariato. Continueremo a lavorare insieme per modernizzare e rafforzare la nostra cooperazione, a beneficio dei nostri cittadini e delle nostre imprese».

«La Svizzera ha perso»

«Sono molto deluso, oggi non c’è nulla da festeggiare». È con queste parole che il presidente dell’UDC Marcel Dettling ha espresso tutto il suo rammarico per il risultato scaturito dalle urne. «La Svizzera ha perso. Non si risolve neanche un problema con questo no. Dobbiamo chiederci che errori sono stati fatti, perché c’è stata questa sconfitta. Comunque il segnale alla popolazione è chiaro: noi resteremo sul tema», ha tenuto a sottolineare il consigliere nazionale di Svitto, facendo notare inoltre che «la campagna ha nettamente votato sì, ma le città hanno prevalso». Intervistato dalla radio SRF, Dettling ha aggiunto che i problemi attuali rimarranno. «Invito coloro che ora festeggiano ad affrontarli». La questione dell’immigrazione eccessiva, stando all’UDC, resterà d’attualità.

«La madre di tutte le battaglie»

La prossima battaglia del partito (dopo la votazione sull’iniziativa sulla neutralità in agenda il prossimo 27 settembre), sarà l’iniziativa popolare federale «Fermare gli abusi nell’asilo! (Iniziativa per la protezione delle frontiere)», depositata lo scorso settembre. «Sì, con questa iniziativa vogliamo una maggiore sicurezza all’interno del Paese. Durante la campagna, i contrari hanno fatto passare Schengen/Dublino come qualcosa di positivo. Eppure, una decina di Paesi (tra cui la Germania, ndr) attorno a noi ha deciso di reintrodurre i controlli alle frontiere. Significa che questi accordi non portano necessariamente più sicurezza», spiega dal canto suo il presidente ticinese dell’UDC, Piero Marchesi. Per il consigliere nazionale, l’UDC ha anche una chiara priorità: combattere il pacchetto di accordi con l’Unione europea: «Dovremo mettere tutte le nostre forze per evitare di finire nelle braccia dell’UE. Questa sarà la madre di tutte le battaglie».

Guardando al voto di oggi, per Marchesi «le conseguenze negative dell’immigrazione sono state ammesse da tutti, eppure le soluzioni dell’UDC per gli altri non sono mai quelle giuste. Ma nessuno propone nulla. Non lo ha fatto negli ultimi 12 anni (dal voto sull’immigrazione di massa, ndr) e sono sicuro che non lo faranno neppure nei prossimi anni. La realtà è che non vogliono che il sistema cambi».

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