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Carburante, quando c'è crisi Berna incassa: «Sistema perverso e ingiusto»

Il prezzo continua a salire: finora i tentativi di ridurre i vari balzelli sul pieno sono tutti stati respinti – Chiesa: «Bisogna togliere l’IVA riscossa su queste imposte: è una forma di speculazione fiscale sulle difficoltà della popolazione»
©Chiara Zocchetti
Luca Faranda
13.03.2026 06:00

Non è un miraggio: alle stazioni di rifornimento nei Cantoni di San Gallo, Zurigo, Argovia o Berna è ancora possibile fare il pieno pagando la benzina senza piombo 95 meno di 1,55 franchi. In varie parti della Svizzera, anche il diesel si può trovare a meno di 1,70 franchi. In Ticino è ormai un’utopia.

Dall’attacco israelo-statunitense all’Iran, i prezzi sono saliti alle stelle. Era già successo nel marzo del 2022, poco dopo che la Russia aveva invaso l’Ucraina. Ed eccoci di nuovo al punto di partenza. Allora, il fronte dell’UDC aveva provato a intervenire: alla fine, però, di risultati non se ne sono visti.

Prima del 28 febbraio 2026

Oggi, l’attenzione torna a salire: negli scorsi giorni il consigliere nazionale Rémy Wyssmann (UDC/SO), tramite una mozione, ha chiesto al Consiglio federale di mantenere i prezzi dei carburanti «al livello precedente al 28 febbraio 2026, riducendo l’imposta sugli oli minerali». Il democentrista ricorda che la tassazione dei carburanti in Svizzera comprende principalmente l’imposta sugli oli minerali (supplemento incluso) di circa 77-80 centesimi al litro e l’8,1% di imposta sul valore aggiunto.

«Si tratta di una delle aliquote più elevate in Europa», deplora il solettese, che auspica «misure di compensazione anticicliche» attraverso una riduzione dell’imposta sugli oli minerali (nella vicina Italia sono note come accise). Anche il deputato leghista Lorenzo Quadri ha chiesto - con un’interpellanza - se non sia opportuno rinunciare, almeno temporaneamente, al prelievo di una parte dell’imposta sugli oli minerali.

Il no del Governo

Finora, i tentativi di intervenire sulla tassa sugli oli minerali sono falliti. Si è detto contrario il Consiglio federale e si è detta contraria anche la maggioranza del Parlamento. Nel giugno del 2022, al Nazionale, si è tenuta anche una sessione straordinaria sul tema: sono però state respinte tutte le proposte che chiedevano ad esempio l’introduzione temporanea di sgravi relativi all’imposta sugli oli minerali, una riduzione di almeno il 50% dell’obbligo di compensazione del CO₂ e dell’IVA o l’incremento della deduzione delle spese professionali per il trasporto dal domicilio al luogo di lavoro.

Sempre nel 2022 è stata definitivamente affossata dagli Stati un’iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Franz Grüter (UDC/LU), presentata nel 2019, in cui si parlava di «riscossione abusiva dell’IVA sulle imposte e le tasse che gravano i carburanti». Ora, la questione è tornata all’ordine del giorno. Perché e di cosa si tratta?

Sette centesimi di troppo

Oggi, l’IVA è riscossa sull’intero prezzo dei carburanti e quindi anche sui diversi balzelli che lo compongono (l’imposta sugli oli minerali, il supplemento fiscale sugli oli minerali e la tassa d’importazione sui carburanti). Stando ai calcoli di Grüter, oggi si pagherebbero sette centesimi di troppo per litro di benzina.

«Lo Stato, applicando l’IVA sull’intero prezzo, sta facendo pagare ai cittadini un’imposta su un’altra imposta, una pratica difficilmente giustificabile dal punto di vista dei principi fiscali», sostiene il «senatore» ticinese Marco Chiesa (UDC), che ora ha riproposto l’idea tramite una nuova iniziativa parlamentare. A suo avviso, il fatto che su questi tributi venga applicata anche l’IVA comporta una forma di doppia imposizione che grava direttamente sui consumatori.

Ostacolo tecnico

L’iniziativa parlamentare di Grüter è stata affossata dagli Stati nel 2022 (28 a 7 e 3 astenuti), poiché secondo i «senatori» lo scopo dell’iniziativa è praticamente inattuabile a livello amministrativo, comporterebbe perdite fiscali e porterebbe solamente ad ulteriori richieste di esenzione, per esempio nel contesto dell’imposta sul tabacco (ovvero sulle sigarette).

Il rischio, a livello amministrativo, è di aumentare la burocrazia nella contabilità. Per Chiesa invece, le tre voci (l’aliquota dell’imposta sugli oli minerali, il supplemento fiscale e la tassa d’importazione) sono elementi chiaramente definiti e contabilizzati separatamente. «Non si tratta di un ostacolo tecnico insormontabile, ma piuttosto di una scelta politica».

Ticino particolarmente toccato

«Quando i prezzi della benzina salgono, la Confederazione incassa di più. È un effetto paradossale e perverso. Si tratta di una forma di speculazione fiscale indiretta sulle difficoltà economiche della popolazione», aggiunge il consigliere agli Stati democentrista.

Questo effetto tocca in particolare anche il Ticino, con una mobilità ancora fortemente dipendente dall’auto e con prezzi del carburante decisamente più elevati rispetto ad altre parti della Svizzera. Per Chiesa, si tratta di una chiara ingiustizia. Soprattutto in un momento in cui il potere d’acquisto della popolazione è messo sotto pressione dall’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime.

Tuttavia, le proposte di intervenire sulle cosiddette accise non arrivano solo dai ranghi dell’UDC: nel 2022, il PS (per voce del consigliere nazionale ticinese Bruno Storni) aveva chiesto di compensare gli aumenti dei costi dei carburanti, ridistribuendo il maggior introito dell’IVA direttamente alla popolazione via riduzione costi titoli trasporto pubblici. Tuttavia, la mozione è finita nel nulla.