Caso Rupperswil: il Tribunale federale deciderà sulla terapia del quadruplo assassino

Sarà il Tribunale federale (TF) ad occuparsi della questione se il quadruplo assassino di Rupperswil (AG) possa seguire una terapia volontaria durante l'esecuzione della sua pena. Il Canton Argovia ha presentato ricorso contro una sentenza del Tribunale amministrativo, ha indicato oggi all'agenzia Keystone-ATS il servizio stampa del Ministero pubblico, confermando una notizia pubblicata dall«Aargauer Zeitung».
Il Tribunale amministrativo argoviese ha in particolare annullato una precedente decisione del Dipartimento argoviese degli affari interni, contrario alla possibilità di sottoporre il detenuto a una terapia.
Per la corte, non è possibile affermare con certezza che per il ricorrente - condannato alla pena detentiva a vita per assassinio plurimo - «non ci si possa aspettare alcun significativo successo di reinserimento sociale». I giudici hanno pertanto accolto parzialmente un ricorso del detenuto. Secondo il Tribunale amministrativo, l'Ufficio cantonale per l'esecuzione delle pene avrebbe interrotto prematuramente il processo di accertamento già avviato dal Servizio psichiatrico-psicologico, partendo dal presupposto errato che una terapia volontaria fosse da escludere a priori.
Data l'eccezionale gravità del caso e l'importanza della sicurezza pubblica, le autorità coinvolte hanno ora deciso di impugnare la decisione del Tribunale amministrativo davanti al Tribunale federale, ha precisato a Keystone-ATS il Ministero pubblico argoviese.
Secondo la procura, si è consapevoli che la sentenza del Tribunale amministrativo è motivata in modo molto dettagliato e che il margine di manovra giuridico è quindi piuttosto limitato. «Ciononostante, riteniamo necessario avviare un riesame da parte del Tribunale federale in questo caso eccezionale».
Nel dicembre 2015, l'oggi 42enne aveva brutalmente assassinato a Rupperswil una donna, i suoi due figli e la fidanzata del figlio maggiore. In precedenza aveva costretto il figlio minore a compiere atti sessuali, che ha registrato sul suo cellulare. Dopo gli assassini, ha tentato di cancellare le tracce dando fuoco all'abitazione. L'assassino viveva nello stesso quartiere della famiglia delle vittime.
L'uomo, con tendenze pedofile conclamate, è stato giudicato colpevole di assassinio plurimo, ripetuta estorsione, sequestro di persona, atti sessuali con un fanciullo, ripetuta coazione sessuale, incendio intenzionale, possesso di materiale pornografico proibito, nonché di atti preparatori punibili in vista di altri crimini. Oltre alla detenzione a vita, il «mostro di Rupperswil» è stato condannato all'internamento ordinario, che non è stato contestato dal diretto interessato.