Enti locali

Catastrofi naturali e guai giudiziari, il sistema di milizia è sotto pressione

Il processo per la frana del Pizzo Cengalo potrebbe avere ripercussioni: nelle regioni alpine è difficile trovare chi si mette a disposizione – Carmelia Maissen: «Le esigenze della società nei confronti delle autorità aumentano» – Felice Dafond: «Si potrebbe valutare la responsabilità dello Stato»
©GIAN EHRENZELLER
Luca Faranda
27.08.2026 06:00

Prima del crollo del Pizzo Cengalo, le autorità avrebbero dovuto chiudere il sentiero escursionistico dove sono stati travolti otto escursionisti? È questa la domanda a cui dovrà rispondere il Tribunale Regionale Maloja entro il prossimo 4 settembre. Sul banco degli imputati c’è anche l’ex sindaca di Bregaglia Anna Giacometti, oggi consigliera nazionale del PLR. La 64.enne e altre quattro persone sono accusate di omicidio colposo plurimo. Il suo legale, nel corso del processo, ha lanciato un chiaro avvertimento: se venisse condannata, ciò rappresenterebbe un grave pericolo per tutti i sindaci e le sindache in regioni alpine, che in caso di eventi mortali nel loro territorio dovrebbero sempre temere di essere accusati.

Sebbene i processi penali che vedono coinvolte autorità comunali o cantonali a seguito di eventi naturali siano una rarità in Svizzera (vedi box), sullo sfondo del processo a Pontresina c’è di più. C’è il sistema di milizia. «A livello comunale, questo sistema riveste un’importanza elevata in Svizzera. Nei piccoli comuni di montagna, tuttavia, è ancora più rilevante, poiché un sistema di milizia ben funzionante è di importanza quasi esistenziale», spiega al Corriere del Ticino la consigliera di Stato grigionese Carmelia Maissen, presidente della Conferenza dei governi dei cantoni alpini.

Nel 1998 una frana nella gola del Taubenloch, vicino a Bienne (BE), colpì quattro bambini che stavano percorrendo il sentiero escursionistico. Un bambino di otto anni morì, tre rimasero gravemente feriti. L’anno successivo a Evolène, nel Canton Vallese, 12 persone persero la vita travolte da una valanga. Nel caso del Taubenloch il presidente dell’associazione, responsabile dei sentieri incaricato dal Comune, venne condannato per omicidio colposo nel dicembre del 2003. Pure nel caso di Evolène nel 2005 ci fu una condanna per lo stesso reato, a cui risposero il sindaco e il responsabile comunale per la sicurezza. Nessuno dei condannati finì in prigione, perché le pene erano sospese con la condizionale.

«Meglio poter decidere»

Il problema? La ricerca di persone che si mettono a disposizione è sempre più difficile. «Le aspettative e le esigenze della società nei confronti delle autorità aumentano, la conciliabilità con la vita professionale e familiare è difficile e vi è una tendenza all’invecchiamento». Maissen, ex sindaca di Ilanz e oggi direttrice del Dipartimento infrastrutture, energia e mobilità del canton Grigioni, è tuttavia convinta che il sistema di milizia rappresenti un modello che può resistere nelle regioni alpine. A una condizione: «La sopravvivenza del sistema di milizia dipende in larga misura dalla consapevolezza che è meglio poter decidere autonomamente piuttosto che essere governati dall’esterno». Tuttavia, sottolinea Maissen, questa consapevolezza non si può imporre.

Pericoli non scongiurati

Eppure, specie nelle regioni di montagna, i rischi sono in aumento. Come ci si può adattare? «Ogni evento va analizzato con cura per trarne gli insegnamenti giusti e migliorare ulteriormente il lavoro», indica la consigliera di Stato grigionese, citando gli investimenti nelle opere di protezione dalle valanghe, dalle rocce, nonché le deviazioni di corsi d’acqua e i bacini di raccolta. «Esistono però anche pericoli naturali che non possono essere previsti con precisione», ad esempio un violento temporale localizzato, oppure un’alluvione come quella che ha duramente colpito la Vallemaggia.

«La natura non si comporta sempre come ci si aspetta, anche e soprattutto a causa dei cambiamenti climatici», sottolinea Maissen, che tiene però ad aggiungere un aspetto: «Osservo una tendenza alla “mentalità dell’assicurazione casco totale” (Vollkasko-Mentalität, ndr). Una tale pretesa di controllo totale è un’illusione. Bisogna accettare che non tutti i pericoli possono essere scongiurati».

La responsabilità dello Stato

Il rischio di essere condannati a causa di un disastro naturale, tuttavia, potrebbe in qualche modo ripercuotersi sulla volontà di mettersi a disposizione. Stando a cifre pubblicate negli scorsi anni dall’Associazione dei Comuni Svizzeri, a livello comunale sono attive nell’ambito di una carica politica (municipi, consigli comunali, commissioni) all’incirca 100 mila persone in tutta la Svizzera. I membri di esecutivi comunali attivi prevalentemente nel sistema di milizia sono invece circa 16 mila. «Il timore di essere citati in giudizio gioca un ruolo in generale, non solo in relazione ai pericoli naturali. Per offrire alle autorità comunali una certa protezione al riguardo, in alcuni Cantoni esiste la cosiddetta responsabilità dello Stato», ricorda Maissen, aggiungendo che attualmente si discute inoltre di assicurazioni di tutela legale per gli organi politici (una specie di garanzia governativa), sulla scorta di quanto accade con i consigli di amministrazione. «A mio avviso, i rappresentanti comunali dovrebbero poter avvalersi di un sostegno qualora siano oggetto di azioni legali», afferma la consigliera di Stato.

Nessuna intenzionalità

«In Ticino la responsabilità è disciplinata da una legge specifica che regola i danni causati nell’esercizio di funzioni pubbliche», spiega dal canto suo l’avvocato Felice Dafond, presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi (ACT), precisando che questa normativa si applica a tutte le persone che svolgono compiti pubblici – quindi anche a sindaci e municipali – e riguarda sia gli eventuali danni arrecati a terzi sia quelli causati all’ente pubblico stesso.

Ogni Cantone ha le sue specificità, sottolinea Dafond, riconoscendo tuttavia che si potrebbe valutare una soluzione nazionale, ad esempio con l’introduzione della responsabilità dello Stato o di una garanzia governativa. «Un conto è il risarcimento del danno civile. Un altro conto è la responsabilità penale, specie in casi di reati colposi in cui non c’è alcuna intenzionalità», sottolinea il presidente dell’ACT.

Decisioni basate sui fatti

Tornando al caso del Pizzo Cengalo, non è facile individuare le singole responsabilità, dato che quelle di Comune e Cantone si intrecciano. Per Dafond, un municipale (o il sindaco) deve anche avere a disposizione tutte le informazioni per poter prendere una decisione. «Ma nella vita reale non è sempre così. Anzi, non è quasi mai così».

C’è poi un altro aspetto evidenziato da Dafond: «Sui Comuni viene inoltre scaricata tutta una serie di responsabilità dai Cantoni. E lo stesso avviene tra Confederazione e Cantoni. Poi, a volte, l’ente superiore si arroga determinate competenze, ma quando si tratta di responsabilità spesso non c’è chiarezza».