Il caso

Charlie Hebdo nella bufera per una vignetta sulla tragedia di Crans-Montana

Il giornale satirico francese, ispirandosi a un vecchio film, titola: «Gli ustionati vanno a sciare» – Reazioni anche dalla Svizzera: «Proprio nella giornata di lutto nazionale»
© Shutterstock
Red. Online
10.01.2026 18:45

«Gli ustionati vanno a sciare». In Francia, ma in generale in rete, la vignetta del giornale satirico Charlie Hebdo, a firma Salch, sta facendo discutere. Il riferimento, evidentemente, è ai tragici fatti di Crans-Montana e all'incendio del Constellation, che ha provocato 40 morti e 116 feriti, mentre la frase a corredo della vignetta è mutuata dal titolo di un film francese di fine anni Settanta: Les bronzés font du ski. Nella vignetta figurano due sciatori, gravemente feriti, che scendono lungo una pista di Crans-Montana. A completare il tutto un'altra scritta, in maiuscolo: «La commedia dell’anno».

Charlie Hebdo ha condiviso la sua vignetta su Instagram. Ricevendo tanti, tantissimi commenti negativi. «Quando avete subito quel terribile attentato, le persone si sono mobilitate per sostenervi e per rendervi omaggio» scrive ad esempio una donna, come riferisce Repubblica. Ribadendo che nessuno si è mai sognato di disegnare «orrori» simili sulle vittime dell’attentato contro il giornale e, ancora, che nessuno ha mancato di rispetto a loro e alle loro famiglie nonché, infine, che sarebbe il caso di mostrare maggiore rispetto. Altri hanno invece fatto notare, al di là della libertà di espressione: «Se fossero i vostri figli, vi farebbe piacere tutto questo?».

Fra i commenti, scrive sempre Repubblica, spicca quello di Julie Bourges, vittima di ustioni nel 2013 durante una festa di Carnevale. La sua lettera, scritta ai feriti di Crans-Montana, nella quale ha descritto il percorso che ha dovuto affrontare, è diventata virale ed è stata ripostata pure dal presidente francese Emmanuel Macron: «Non va bene. Non è senso dell’umorismo. È una ulteriore violenza» scrive Bourges a proposito della vignetta. «Il limite è superato e osare dirlo non vuol dire censurare. Significa ricordare che esiste della decenza». Di nuovo: «Non era possibile, invece, ridicolizzare l’assenza dell’uscita di sicurezza che è costata la vita e ha ustionato dei bambini?». 

A colpire, e a destare rabbia, è anche il timing scelto da Charlie Hebdo: venerdì 9 gennaio, giorno in cui la Svizzera ha indetto una giornata di lutto nazionale per onorare le vittime di Crans-Montana. «Carino pubblicarla proprio nel giorno del lutto nazionale in Svizzera...» ha commentato, amaramente, qualcuno. 

La mattina del 7 gennaio 2015, il cuore di Parigi era stato teatro di uno dei più gravi attacchi alla libertà di espressione dell'era moderna: l’attentato alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdo. Un commando jihadista composto dai fratelli Chérif e Saïd Kouachi, legati ad Al-Qaeda, aveva fatto irruzione nella redazione di rue Nicolas-Appert armato di fucili d'assalto. L'azione, fulminea e brutale, aveva causato la morte di 12 persone, tra cui il direttore Charb, firme storiche del fumetto francese come Cabu, Wolinski, Tignous e Honoré, e due agenti di polizia. Il movente, rivendicato dagli stessi attentatori durante la fuga, era la punizione per la pubblicazione di vignette satiriche su Maometto, considerate blasfeme. L'evento aveva segnato l'inizio di una tragica scia di sangue in Francia e dato vita al movimento globale Je suis Charlie, trasformando la testata nel simbolo universale della resistenza laica contro il terrorismo e la censura religiosa.

In questo articolo: