«Ci si può fidare dei ladri?»: la Svizzera lancia la sfida al «pezzotto»

Lo chiamano «pezzotto», abbonamento «alternativo», lista IPTV. Costa poco, a volte pochissimo, e promette tutto: calcio, hockey, serie TV, film in prima visione. Il prezzo vero, però, rischia di essere un altro. E di finire sulla carta di credito di chi si abbona. È il messaggio di StreamSafe, la campagna nazionale di sensibilizzazione contro lo streaming illegale lanciata da un'ampia alleanza di attori svizzeri e internazionali dello sport, dei media e dell'intrattenimento.
Quasi uno su dieci
Il punto di partenza sono i numeri. Secondo uno studio dell'Audiovisual Anti-Piracy Alliance (AAPA), circa 634.000 persone in Svizzera utilizzano servizi IPTV illegali. Si tratta del 9,4% della popolazione fra i 16 e i 74 anni, leggermente al di sopra della media europea, ferma all'8,9%. Il fenomeno, va da sé, non è soltanto elvetico: nel 2025, sempre secondo l'AAPA, 34,4 milioni di persone nei 27 Paesi dell'Unione europea e nel Regno Unito hanno avuto accesso a servizi IPTV illegali. Circa 2,5 volte in più rispetto al 2018.
Phishing, malware e furti d'identità
Ma perché, al di là dell'aspetto legale, dovrebbe preoccupare l'utente? Chi si affida a queste offerte, sottolineano i promotori, si espone a un elevato rischio di frode, phishing, malware e furto d'identità, oltre che all'uso improprio dei dati personali e delle informazioni di pagamento. Non solo: le indagini delle autorità europee hanno mostrato che le piattaforme IPTV illegali possono essere legate ad altre attività criminali. Nel 2024, durante un'operazione che ha coinvolto diversi Paesi europei, Svizzera compresa, Europol ha segnalato indizi di riciclaggio di denaro e di criminalità informatica organizzata attorno a una grande rete di streaming illegale.
«Guardare contenuti in streaming illegali può sembrare un'ottima offerta per i consumatori, ma non solo danneggia i creatori di contenuti: espone anche gli utenti a numerose spiacevoli sorprese, come il phishing, gli attacchi informatici e i contenuti manipolativi» afferma Morten Solbakken, Executive Vice President e COO di Nagravision. Che chiude con una domanda: «Dopotutto, ci si può davvero fidare dei ladri?».
Settanta milioni l'anno
Poi c'è il conto economico. Secondo l'AAPA, i soli operatori di Pay TV legittimi in Svizzera perdono potenzialmente circa 70 milioni di franchi di fatturato all'anno a causa della pirateria. Soldi che, nello sport, non finiscono soltanto nelle casse delle emittenti: i ricavi dei diritti televisivi vanno anche a leghe e club e servono a finanziare strutture e attività, fino al settore giovanile e allo sport di base.
«I ricavi dai diritti dei mezzi di comunicazione costituiscono una base importante per lo sviluppo del calcio professionistico svizzero» spiega Claudius Schäfer, CEO della Swiss Football League. «Lo streaming illegale mette a rischio queste entrate e, in ultima analisi, danneggia le squadre e l'intero mondo dello sport». Sulla stessa linea Denis Vaucher, CEO della National League: «Con lo streaming illegale vengono sottratti fondi alle nostre squadre, che sono particolarmente importanti anche per i giovani».
Un tema che tocca da vicino anche il Ticino, che fra Super League e National League conta FC Lugano, HC Lugano e HC Ambrì-Piotta.
Chi c'è dietro StreamSafe
Dell'alleanza fanno parte Nagravision, SFL, National League, LALIGA, Bundesliga, Premier League, UEFA, Canal+, Swisscom, blue Sport, Sky, Sunrise, mySports, CH Media e DAZN. I giocatori della Brack Super League e della National League sosterranno l'iniziativa con messaggi video rivolti direttamente ai tifosi. La campagna sarà diffusa in tutta la Svizzera: negli stadi, sui programmi e sulle piattaforme delle emittenti e dei servizi di streaming coinvolti, in alcune sale cinematografiche e su diversi media. L'obiettivo dichiarato è scalfire l'idea che lo streaming pirata sia un modo innocuo per risparmiare.
«La pirateria audiovisiva non è né un problema locale né un reato senza vittime» rincara Javier Tebas, presidente di LALIGA, che in Spagna la combatte da anni con tecnologia, azioni legali e cooperazione internazionale. «Sappiamo che molte di queste piattaforme sono sostenute da reti organizzate che mettono a rischio anche i dati e il denaro dei tifosi. La lotta contro la pirateria è efficace solo se leghe, operatori e autorità agiscono insieme, anche in Svizzera».
Per Cyril Wick, CEO di blue Entertainment, il problema è anche di consapevolezza: «Sono convinto che molti utenti non siano consapevoli dei rischi associati alle offerte di streaming illegale». Mentre Matthias Krieb, vicepresidente di mySports, ricorda che «dietro ogni trasmissione in diretta c'è un grande impegno, dalla copertura nello stadio fino ai team di produzione nello studio TV».
