Berna

Consensi e critiche alle misure contro l’estremismo violento

L’estensione del campo di intervento dei servizi segreti sarà discussa dal Consiglio nazionale nel mese di giugno – L’Alleanza Sicurezza Svizzera è soddisfatta per il sì della commissione – Reazioni negative dei Verdi e di un gruppo di ONG
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Giovanni Galli
23.04.2026 06:00

Intercettazioni telefoniche, introduzione nei dispositivi digitali personali, sorveglianza del traffico internet, installazione di microspie, infiltrazioni nelle reti informatiche. In futuro, queste misure già applicate per contrastare il terrorismo, lo spionaggio e gli attacchi alle infrastrutture critiche potranno essere applicate anche all’estremismo violento. È quanto prevede, fra le altre cose, la revisione della Legge federale sulle attività informative. Ogni misura dovrà essere valutata e autorizzata dal Tribunale amministrativo federale. In caso di autorizzazione, in aggiunta sarà necessario l’ok del capo del DDPS. Nel contempo, è previsto un rafforzamento della vigilanza indipendente. Presentato a fine gennaio dal Consiglio federale, martedì il progetto ha superato un primo ostacolo, ottenendo il nullaosta della Commissione della politica di sicurezza del Nazionale (15 favorevoli, 6 contrari e 2 astensioni). Il dibattito in aula avrà luogo in giugno, ma già si stanno delineando varie opposizioni, anche al di fuori del mondo politico.

Aumento delle minacce

L’estensione delle cosiddette misure di acquisizione è stata giustificata con l’intensificazione delle attività dell’estremismo violento di destra e di sinistra negli ultimi anni. «L’aggressività nei confronti delle forze di sicurezza e il potenziale di violenza generale di questi gruppi sono aumentati» ha scritto il Consiglio federale nel messaggio. I disordini scoppiati a Berna lo scorso ottobre hanno dato un impulso a seguire la linea governativa da parte dell commissione. In favore si è già espressa l’Alleanza Sicurezza Svizzera (presieduta dal consigliere nazionale bernese del Centro Reto Nause), che dopo le violenze nella capitale aveva presentato a sua volta un pacchetto di misure. Oggi, dice l’associazione, la diagnosi precoce e l’azione penale si scontrano con i propri limiti a causa delle restrizioni in materia di sorveglianza. Con la revisione, il Servizio delle attività informative avrà a disposizione più strumenti per individuare le minacce e perseguire i reati in modo più incisivo.

«Violazione dei diritti»

Obiezioni, per contro, vengono sollevate a sinistra dai Verdi, che pur non evocando il termine di referendum definiscono inaccettabili i piani del Consiglio federale. «Invece di affrontare la violazione dei diritti fondamentali rappresentata dalla sorveglianza di massa su internet, si introduce la profilazione e si rafforza la sorveglianza diffusa. Tuttavia, dedicare risorse al monitoraggio di persone che non hanno commesso alcun illecito non migliora la sicurezza: distoglie l’attenzione dalle vere minacce», dice la consigliera nazionale Clarence Chollet (NE). I Verdi vorrebbero più trasparenza da parte del SIC invece che un’estensione delle misure di acquisizione.

«Democrazia minacciata»

Sulla medesima lunghezza d’onda è il Gruppo di lavoro della piattaforma delle ONG svizzere per i diritti umani, di cui fanno parte Amnesty International, Giuristi democratici svizzeri, Société numérique (Digitale Gesellschaft), grundrechte.ch, humanrights.ch e Public Eye. Oltre a obiezioni di carattere generale sulle nuove regole in tema di sorveglianza, le ONG sostengono che c’è anche un nuovo rischio di sorveglianza delle attività politiche. A loro avviso la nozione giuridica di estremismo violento non è chiara e questo permetterebbe al SIC di ricorrere a «misure intrusive», come la sorveglianza delle comunicazioni telefoniche, elettroniche e internet, «nei confronti di una cerchia ben più larga di persone e organizzazioni», con «grave pregiudizio per una democrazia libera e aperta».