Consensi e critiche alle misure contro l’estremismo violento

Intercettazioni telefoniche, introduzione nei dispositivi digitali personali, sorveglianza del traffico internet, installazione di microspie, infiltrazioni nelle reti informatiche. In futuro, queste misure già applicate per contrastare il terrorismo, lo spionaggio e gli attacchi alle infrastrutture critiche potranno essere applicate anche all’estremismo violento. È quanto prevede, fra le altre cose, la revisione della Legge federale sulle attività informative. Ogni misura dovrà essere valutata e autorizzata dal Tribunale amministrativo federale. In caso di autorizzazione, in aggiunta sarà necessario l’ok del capo del DDPS. Nel contempo, è previsto un rafforzamento della vigilanza indipendente. Presentato a fine gennaio dal Consiglio federale, martedì il progetto ha superato un primo ostacolo, ottenendo il nullaosta della Commissione della politica di sicurezza del Nazionale (15 favorevoli, 6 contrari e 2 astensioni). Il dibattito in aula avrà luogo in giugno, ma già si stanno delineando varie opposizioni, anche al di fuori del mondo politico.
Aumento delle minacce
L’estensione delle cosiddette misure di acquisizione è stata giustificata con l’intensificazione delle attività dell’estremismo violento di destra e di sinistra negli ultimi anni. «L’aggressività nei confronti delle forze di sicurezza e il potenziale di violenza generale di questi gruppi sono aumentati» ha scritto il Consiglio federale nel messaggio. I disordini scoppiati a Berna lo scorso ottobre hanno dato un impulso a seguire la linea governativa da parte dell commissione. In favore si è già espressa l’Alleanza Sicurezza Svizzera (presieduta dal consigliere nazionale bernese del Centro Reto Nause), che dopo le violenze nella capitale aveva presentato a sua volta un pacchetto di misure. Oggi, dice l’associazione, la diagnosi precoce e l’azione penale si scontrano con i propri limiti a causa delle restrizioni in materia di sorveglianza. Con la revisione, il Servizio delle attività informative avrà a disposizione più strumenti per individuare le minacce e perseguire i reati in modo più incisivo.
«Violazione dei diritti»
Obiezioni, per contro, vengono sollevate a sinistra dai Verdi, che pur non evocando il termine di referendum definiscono inaccettabili i piani del Consiglio federale. «Invece di affrontare la violazione dei diritti fondamentali rappresentata dalla sorveglianza di massa su internet, si introduce la profilazione e si rafforza la sorveglianza diffusa. Tuttavia, dedicare risorse al monitoraggio di persone che non hanno commesso alcun illecito non migliora la sicurezza: distoglie l’attenzione dalle vere minacce», dice la consigliera nazionale Clarence Chollet (NE). I Verdi vorrebbero più trasparenza da parte del SIC invece che un’estensione delle misure di acquisizione.
«Democrazia minacciata»
Sulla medesima lunghezza d’onda è il Gruppo di lavoro della piattaforma delle ONG svizzere per i diritti umani, di cui fanno parte Amnesty International, Giuristi democratici svizzeri, Société numérique (Digitale Gesellschaft), grundrechte.ch, humanrights.ch e Public Eye. Oltre a obiezioni di carattere generale sulle nuove regole in tema di sorveglianza, le ONG sostengono che c’è anche un nuovo rischio di sorveglianza delle attività politiche. A loro avviso la nozione giuridica di estremismo violento non è chiara e questo permetterebbe al SIC di ricorrere a «misure intrusive», come la sorveglianza delle comunicazioni telefoniche, elettroniche e internet, «nei confronti di una cerchia ben più larga di persone e organizzazioni», con «grave pregiudizio per una democrazia libera e aperta».
