Consumatori svizzeri sotto assedio: il boom dei negozi di dropshipping

I nomi richiamano quelli di imprese svizzere tradizionali. Di più, al cliente lasciano intendere di aver trovato un prodotto nuovo e innovativo. O, ancora, lo convincono ad acquistare facendo leva sulle emozioni, magari attraverso una storia inventata. La Svizzera, scrive il Tages-Anzeiger, è invasa dai cosiddetti negozi di dropshipping.
Parentesi: il dropshipping è un modello di vendita online in cui chi gestisce il negozio non possiede fisicamente la merce che vende. In pratica, il venditore fa da intermediario tra il cliente finale e il fornitore. I vantaggi sono evidenti: nessun magazzino, nessun investimento iniziale in stock, rischio finanziario contenuto, possibilità di testare rapidamente prodotti diversi. A maggior ragione se il negoziante, per rifornirsi, si rivolge a rivenditori a basso costo come Temu o Shein. Il quotidiano zurighese, al riguardo, afferma che è sempre più difficile, nel nostro Paese, distinguere chi offre prodotti propri e chi, invece, si rifornisce appunto da colossi cinesi a basso costo. Alcuni non inviano nulla al posto del prodotto ordinato, oppure si limitano a fare promesse vuote.
Le agenzie di tutela dei consumatori, ribadisce il Tages-Anzeiger, ricevono quotidianamente segnalazioni di negozi di dropshipping presumibilmente illegali e mantengono un elenco pubblico di questi avvisi. Inviano regolarmente lettere di diffida ai commercianti e sporgono denuncia se non rispondono. Un'analisi a tutela dei consumatori, ora, rivela che dietro molti di questi negozi online si celano le stesse persone. Il modello di business è ormai professionalizzato da tempo. Alcuni operatori pubblicano migliaia di annunci sui social media. La semplice presenza sui social conferisce alle aziende di dropshipping un'apparenza di legittimità e induce gli utenti a cadere vittime delle loro truffe.
Le autorità per la tutela dei consumatori hanno sporto denuncia contro quattro aziende che vendono prodotti in Svizzera. Una di queste ha sede in Polonia, una negli Emirati Arabi Uniti, una nei Paesi Bassi e una proprio in Svizzera: Pyros Media Sàrl, un'azienda di Neuchâtel. Pyros Media gestisce negozi online come Zenbodyshop.ch, Miro-france.com e Shopenza.cc. L'azienda vende diversi prodotti sia in Svizzera sia in altri Paesi, tra cui la Francia. Con lo slogan «Per una vita senza dolore», offre dispositivi per massaggi, penne per agopuntura e paradenti anti-russamento. Vende anche prodotti per la casa come panni in microfibra progettati per rimuovere qualsiasi tipo di macchia. Dietro l'azienda, scrive il Tages-Anzeiger, c'è un uomo di nome Abdelmalik Chemarkh. Sul suo profilo LinkedIn, l'ex guardia giurata si presenta come un imprenditore di successo, con indosso eleganti occhiali da sole sullo sfondo di un paesaggio urbano. Afferma di aver guadagnato circa 5.000 franchi svizzeri al mese nel suo precedente lavoro. I suoi post, per contro, si concentrano principalmente sul successo e sull'indipendenza che ha raggiunto grazie al suo modello di business nel commercio al dettaglio online, e sul fatto che i suoi ricavi non possono che crescere.
Tuttavia, le associazioni a tutela dei consumatori dubitano della legittimità del modello di business dell'azienda e hanno presentato una denuncia per concorrenza sleale. Accusano Pyros Media di aver falsamente affermato un collegamento con la Svizzera sui propri siti web, utilizzando apparentemente frasi come: «La soluzione svizzera numero uno contro il russare». La denuncia riguarda anche presunte recensioni false dei clienti e violazioni delle normative sui prezzi. Quest'ultima accusa si riferisce a promozioni con sconti in corso. Non è ancora noto quale sarà l'esito della denuncia. Come sempre, vale la presunzione di innocenza.
Ma quali sanzioni vengono imposte, in presenza di frodi? Lo scorso anno, le agenzie di tutela dei consumatori hanno sporto denuncia contro diversi altri gestori di negozi online. Sono stati emessi tre provvedimenti sanzionatori e diversi casi sono ancora pendenti. Una delle sanzioni prevedeva una multa di 1.400 franchi svizzeri – che, tuttavia, si applica solo se il condannato commette un altro reato durante il periodo di libertà vigilata di due anni –, un'altra sanzione di 200 franchi svizzeri, spese processuali di 500 franchi svizzeri e la revoca del nome a dominio.
Sara Stalder, direttrice dell'agenzia per la tutela dei consumatori, ritiene che le misure adottate non rappresentino una svolta significativa. Così al Tages-Anzeigeer: «Le sanzioni imposte sono chiaramente troppo lievi. Sono completamente sproporzionate rispetto ai danni causati dai negozi in dropshipping». Stalder sostiene che le sanzioni dovrebbero essere notevolmente più elevate, soprattutto per i gestori di più negozi in dropshipping e in caso di recidiva. Altrimenti, un negozio verrà semplicemente chiuso e ne aprirà un altro. Stalder sottolinea, tuttavia, che «il fatto stesso che vengano imposte delle sanzioni invia un segnale forte a chiunque stia pensando di entrare nel settore del dropshipping».
