Contrasti sulla gestione degli aiuti sociali ai rifugiati ucraini

I Cantoni apprezzano le nuove competenze che la Confederazione conferisce loro nella determinazione dell'importo dell'aiuto sociale erogato ai rifugiati ucraini beneficiari dello statuto S. I Comuni ritengono che questa modifica sia equa, mentre le organizzazioni umanitarie mettono in guardia dalle conseguenze sociali. È quanto emerge dalle risposte alla procedura di consultazione sull'adeguamento dell'ordinanza 2 sull'asilo.
L'anno prossimo, 46'000 rifugiati ucraini potranno percepire per la prima volta l'aiuto sociale. Poiché, per motivi di risparmio, la Confederazione sta riducendo il suo impegno finanziario, intende lasciare ai Cantoni il compito di stabilire autonomamente l'importo delle prestazioni, dato che saranno loro a sostenerne i costi.
Berna ha dovuto inoltre modificare l'ordinanza 2 sull'asilo, posta in consultazione fino al 15 ottobre: se non venisse adeguata, le persone che beneficiano dello statuto di protezione S riceverebbero lo stesso sussidio sociale dei residenti e quindi un importo superiore a quello attualmente in vigore per i richiedenti l'asilo, ha spiegato a Keystone-ATS Mathias Reynard, presidente della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS).
Ciò comporterebbe un notevole aumento dei costi per i Cantoni, anche perché, nell'ambito del pacchetto di sgravio 2027, è stato soppresso il forfait globale versato dalla Confederazione ai Cantoni per le persone con statuto S con un permesso di soggiorno superiore ai 5 anni, ha aggiunto il consigliere di Stato vallesano socialista.
I Cantoni avevano chiesto alla Confederazione di poter determinare autonomamente l'importo delle prestazioni. Questa richiesta è stata accolta nel progetto posto in consultazione, ha riferito Reynard. In futuro, i Cantoni potranno così erogare agli interessati importi inferiori, che potrebbero arrivare al livello dell'aiuto sociale previsto per i richiedenti l'asilo.
I Comuni hanno accolto con favore la modifica dell'ordinanza sull'asilo, ma chiedono di avere voce in capitolo. Alla fine sono loro a dover sostenere l'onere finanziario principale, scrive nella sua risposta l'Associazione dei comuni svizzeri.
PS, Verdi e organizzazioni caritative come Caritas, Aiuto delle Chiese evangeliche svizzere (ACES) e l'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati (OSAR) temono che la riduzione dell'aiuto sociale possa generare povertà e disparità di trattamento davanti alla legge. Vedono inoltre nel progetto del Consiglio federale il rischio di ostacoli all'integrazione e alla partecipazione alla vita sociale.
PS, OSAR, Caritas e Verdi hanno inoltre avvertito che la modifica dell'ordinanza proposta comporta il rischio di ricorsi in tribunale. A seconda della sentenza emessa, i Cantoni potrebbero essere costretti a versare retroattivamente l'intero importo dell'aiuto sociale.
Il PLR, dal parte sua, richiama l'attenzione del Consiglio federale sulle incertezze che la revisione dell'ordinanza comporta in materia di compatibilità con la Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati. Il partito chiede che venga chiarito questo aspetto giuridico. Auspica inoltre che la modifica dell'ordinanza venga adottata da questo autunno, affinché i Cantoni dispongano di tempo sufficiente per adeguare le proprie leggi sull'assistenza sociale entro il primo marzo 2027.
Le riserve espresse dall'UDC sono di tutt'altro ordine. Il partito accoglie certamente con favore il fatto che le persone da proteggere titolari di uno statuto S non abbiano più diritto a prestazioni di assistenza sociale di importo equivalente a quelle dei cittadini svizzeri. Tuttavia, ritiene che nel settore dell'asilo permanga un notevole potenziale di risparmio non sfruttato. L'UDC chiede quindi che il progetto venga rafforzato.