Cosa nostra, Messina Denaro e la pista svizzera: un'auto ticinese in Sicilia, lingotti d'oro e un caveau «forse il più grande d'Europa»

Una cassaforte dentro la cassaforte. La definizione è di un funzionario bancario, intercettato al telefono nell'ottobre 2025 mentre descrive il caveau di un grande istituto elvetico. «Il più grande di tutta la Svizzera, forse d'Europa». È la possibile destinazione per dodici chilogrammi di lingotti d'oro da spostare dal Lussemburgo. La conversazione, scrive la RSI, è agli atti della Direzione distrettuale antimafia di Palermo (DDA). Parliamo, evidentemente, del tesoro di Matteo Messina Denaro. E degli ultimi, importanti sviluppi comunicati oggi.
La stessa RSI ha visionato l'ordinanza di oltre duecentoventi pagine con cui la Procura di Palermo ha chiesto custodia cautelare e sequestro dei beni a tre persone accusate di essere contigue al boss mafioso, arrestato il 16 gennaio 2023 dopo decenni di latitanza e morto pochi mesi dopo. L'inchiesta riguarda il riciclaggio dei proventi del narcotraffico internazionale, riconducibile – secondo l'accusa – a Cosa nostra e alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. Il sequestro complessivo supera i 200 milioni di euro. La Svizzera entra nel fascicolo con tre volti distinti.
Il conto ginevrino e i lingotti
Il primo è finanziario. Tra i beni da sequestrare figura un conto presso una storica banca privata ginevrina, intestato a una società alle Isole Cayman. La titolarità è arrivata a quella destinazione nel 2021, attraverso una catena societaria che risale a un trust costituito nel 1998 alle Bahamas. Per la Procura è l'ultima stazione di un patrimonio accumulato in decenni di narcotraffico e reinvestito attraverso schermi offshore.
L'oro aveva già una storia svizzera. I dodici chilogrammi di lingotti – oltre due milioni di euro di controvalore – sarebbero arrivati in Lussemburgo dalla Svizzera, trasportati fisicamente in epoca imprecisata. Il funzionario bancario monegasco che discute il trasferimento, nelle intercettazioni, non nasconde lo stupore: «Non ho mai visto nulla del genere in vita mia, nella mia carriera». A dicembre 2025 i lingotti vengono venduti in Lussemburgo per circa 2,35 milioni di euro. Il ricavato, secondo gli atti, è «attualmente in movimentazione» su un conto monegasco.
L'auto ticinese e le banconote dell'ottava serie
E ancora: il 6 settembre 2025 un'automobile targata Ticino si ferma davanti all'abitazione del principale indagato, ai domiciliari in Sicilia. A bordo una coppia di anziani coniugi: lui nato nello stesso piccolo comune siciliano dell'indagato, emigrato in Svizzera decenni prima; lei di origine svizzera. Entrambi, secondo informazioni della RSI, sarebbero residenti nel Sopraceneri.
Le intercettazioni documentano la consegna di 5.570 franchi in banconote dell'ottava serie, quella emessa negli anni Novanta, ritirata dalla Banca nazionale svizzera (BNS) nel 2021 ma ancora cambiabile. «I soldi svizzeri non scadono mai», dice l'indagato in una conversazione captata dagli investigatori, spiegando di non poterli cambiare di persona. Il compito del marito, secondo la Procura, sarebbe stato quello di portare le banconote in Svizzera e convertirle nel conio corrente.
Il 23 settembre la coppia viene fermata dalla Guardia di Finanza al porto di Genova: le banconote sono ancora nel veicolo. L'uomo dichiara di averle ricevute in regalo da parenti defunti. Per gli inquirenti, quei pochi franchi conservati in Sicilia per oltre trent'anni sono un residuo materiale dei proventi illeciti degli anni Ottanta e Novanta.
Il dossier che viene da lontano
Il terzo volto è il più antico, e poggia su sentenze passate in giudicato. Il 10 febbraio 1983 un carico di trenta chilogrammi di hashish e mezzo chilo di cocaina transita da Milano verso la Svizzera attraverso Ponte Chiasso; un complice viene arrestato a Wolfhausen, nel Canton Zurigo. Nel maggio 1984 un collaboratore di giustizia descrive un incontro a Dietikon: una busta con 700 mila franchi, provento della vendita di hashish. Le sentenze degli anni Novanta e Duemila fotografano un asse Spagna-Svizzera-Italia attivo per oltre un decennio, con carichi fino a duecento chilogrammi per operazione.
Quarant'anni, tre funzioni
Ciò che gli atti restituiscono è una Svizzera che in quarant'anni cambia funzione senza mai uscire di scena. Negli anni Ottanta è frontiera permeabile e mercato di sbocco: si porta la droga, si incassa in franchi. Negli anni Duemila diventa territorio di sedimentazione, con il franco usato come valuta di denominazione per conti a Lussemburgo e Monaco. Nel 2025 torna come destinazione progettata per i lingotti, e come sede dell'unico asset formalmente svizzero nell'elenco del sequestro. Una cassaforte dentro la cassaforte, come ribadisce la RSI. Il funzionario, al telefono, lo diceva con una punta d'orgoglio professionale.
